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Angelina Jolie: cuore di mamma

La vita le ha regalato tutto, ma le ha anche tolto tanto. Angelina Jolie, a 44 anni, racconta le cicatrici visibili e invisibili e quei sei figli che le hanno salvato la vita

Gio 05 Dic 2019 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 7

Ha parlato di cicatrici visibili – le due mastectomie e un’ovariectomia preventive – e invisibili in una recente copertina americana che l’ha messa a nudo a 44 anni. E così, coperta solo da un impalpabile velo, Angelina Jolie ha fatto cadere la maschera da “dura”. Merito dei sei figli che, come ha raccontato a Roma per la premiere di “Maleficent – Signora del male”, le hanno salvato letteralmente la vita. Il più grande, Maddox, ha già lasciato il nido per studiare in Sud Corea, suo paese d’origine, e lei vorrebbe portare gli altri via, dall’altra parte del mondo, lontani dai riflettori e a contatto con realtà più semplici e vere, magari nella sua madre Africa. Non può: un accordo con l’ex Brad Pitt la obbliga a tenerli tutti negli Stati Uniti fino alla maggiore età.
Nella Città Eterna, però, sembra più eterea che mai, in una delle rare occasioni in cui non sfoggia di giorno un look total black: avvolta come una farfalla in una nuvola sognante color lavanda, ha catturato pubblico e stampa con una dolcezza capace di sciogliere anche il più glaciale dei cuori.

Ultimamente sceglie pochi progetti, perché tornare nella favola di “Maleficent”?
«Perché è un inno alla diversità attraverso il racconto di tre donne forti e molto diverse tra loro, ciascuna combatte a modo proprio, senza mai sfociare nell’aggressività».
 
Possiamo azzardarci a considerarla femminista?
«Anche il primo film era dedicato a donne forti e avveniva prima del #MeToo, ma è importante avere il supporto degli uomini e il loro amore, non mettersi su fazioni opposte». 
 
Con tanti bambini piccoli, è naturale scegliere una fiaba?
«Mi piace l’idea che Maleficent viva la maternità a modo proprio e, come me, proprio non si vedeva come mamma. Io da giovane non mi sentivo all’altezza di questo compito, con la stessa preoccupazione che leggevo in mia madre. Lei si è messa in discussione e l’ho fatto anch’io, per poi scoprire che essere genitore ti regala un equilibrio che non pensavi possibile».
 
La “maternità sui generis” nel film riguarda i legami non di sangue, ma di cuore, che lei conosce molto bene.
«Non è il sangue a creare una famiglia e io lo so per esperienza: sono orgogliosa di essere la madre di tutti i miei figli, che ogni giorno mi insegnano qualcosa di nuovo. Anche la mia collega Michelle Pfeiffer ha vissuto questa realtà ed entrambe capiamo cosa voglia dire».
 
Quale messaggio vuole trasmettere alle nuove generazioni, quelle dei suoi figli?
«I ragazzi oggi sono molto connessi, sanno farsi valere, lottano per l’ambiente… eppure la gente si focalizza sulle divisioni e sull’ignoranza e questo mi fa arrabbiare. Siamo tutti più forti se restiamo uniti, con i nostri colori e le nostre differenze, consapevoli di essere più simili di quanto non immaginiamo».
 
Lei si batte spesso per i diritti dei più deboli.
«Mi piace stare dalla parte di chi non si sente accettato o ascoltato e viene respinto. E mi si spezza il cuore quando la gente non valorizza la diversità, anzi la calpesta. I bambini devono scoprire l’umanità anche al cinema e la capiscano invece di sentirsi ripetere di “fare i bravi”, il che non vuol dire poi tanto». 
 
Il mondo non è diviso tra buoni e cattivi?
«Il fascino della ribellione tende ad attrarre tutti e i genitori devono fare attenzione ai modelli che i figli imitano. Prendi Maleficent: non è cattiva, ma mossa dalla paura, anche se mostra solo potere. Forse in questo personaggio c’è molto più di me di quanto non voglia ammettere, senza considerare che per il trucco ci ho messo solo un’ora e mezza, il tempo di inserire gli zigomi finti. Il costume non era particolarmente impegnativo, per la maggior parte del tempo ero mezza nuda, tranne quando si presenta a cena con i reali con un abito pieno di teste di uccelli morti al collo, non proprio un look rassicurante per l’incontro con i consuoceri».
 
I suoi figli l’hanno amata in costume?
«La prima volta che l’ho indossato, con le corna e tutto il resto, sono tornata a casa e volevo far loro uno scherzo ma hanno iniziato a correre. All’inizio pensavo stessero giocando e li ho inseguiti, ma siccome continuavano a gridare più forti ho iniziato a togliere il trucco, con i denti e le protesi, per mostrare che ero io. Allora li ho portati con me alla seduta di make-up per far passare il trauma, ora invece sono grandi e capiscono che sono solo la mamma».
 
Nel primo film ha ritagliato una piccola parte per sua figlia Vivienne, che interpreta Aurora da piccola. Perché non è tornata nel secondo?
«Non vuole fare l’attrice e quella scelta è stata obbligata perché era l’unica bambina – all’epoca aveva 5 anni - che non si spaventava di me quando indossavo il costume. In effetti poco prima ho provato ad avvicinarmi ad una bimba e lei si è come pietrificata, poi è corsa dalla mamma e le ha chiesto: “Perché quella strega cattiva mi sta parlando?”. Sono rimasta a bocca aperta perché Maleficent è un personaggio Disney e davvero non ho mai pensato che potesse spaventare i più piccoli».
 
Cosa augura ai suoi figli?
«Che vivano una vita completa e facciano esperienze perché capiscano cosa li rende felici, senza imitare gli altri. Essere se stessi è la conquista maggiore».
 
Lei quando ha capito di voler fare l’attrice?
«Papà ha coinvolto mio fratello per il film, ma poi alla fine si è tirato indietro e sono subentrata io. Mamma aveva ambizioni attoriali ma era troppo occupata a prendersi cura di noi figli, così io a 14 anni ho iniziato a studiare recitazione per onorare il suo sogno e ho fatto cento provini – li ho contati – con tantissimi “no”». 
 
Quanto conta il suo animo green?
«Moltissimo, rispettando la natura rispettiamo noi stessi e gli altri».

 


AMBASCIATRICE DI BUONA VOLONTÀ

Angelina Jolie Voight, classe ’75, figlia d’arte ha collezionato tre divorzi (da Jonny Lee Miller, Billy Bob Thornton e Brad Pitt). Ha sei figli, di cui tre adottivi (Maddox, Zahara e Pax) e tre naturali (Shiloh, Vivienne e Knox). Ha debuttato davanti alla macchina da presa con il padre Jon Voight a soli sette anni in “Cercando di uscire”. è tornata poi a recitare in “Lara Croft: Tomb Raider”. Premio Oscar nel 2000 per “Ragazze interrotte” dopo una lunga fase dark di ribellione e autolesionismo, scala in fretta l’Olimpo hollywoodiano affiancando le star più luminose, incluse Nicholas Cage, Johnny Depp e Matt Damon. Sul set di “Mr and Mrs Smith” conosce e s’innamora di Brad Pitt, con cui lavora e produce anche “By the sea”. Diventa una delle super cattive Disney in “Maleficent” e nel recente sequel presentato in anteprima ad Alice nella città, sezione parallela della Festa del cinema di Roma. Filantropa e attivista, lavora con le Nazioni Unite per cui diventa ambasciatrice di buona volontà per l’Alto commissariato per i rifugiati. Nel 2005 ottiene la cittadinanza cambogiana, un paese a cui ha devoluto milioni di dollari.

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