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Da Piedimonte Matese a San Francisco

Marco Di Lucca: il techinal artist della “mela morsicata”

Gio 05 Dic 2019 | di Emanuele Tirelli | Attualità
Foto di 7

Apple, Silicon Valley, California. Ma prima di arrivare a San Francisco, Marco Di Lucca è partito da Piedimonte Matese, in provincia di Caserta, nel 2001. Poi è stata la volta di Napoli, Roma, Milano, Wellington e Londra. Quando ha lasciato la sua cittadina, aveva un diploma da geometra in tasca e solo un anno di frequenza alla facoltà di ingegneria informatica. Adesso è R&D technical artist per il colosso della “mela morsicata”. E nel suo curriculum ci sono anche film come “Avatar”, “King Kong”, “X-Men Conflitto Finale”, “Avengers: Age of Ultron” e “I fantastici 4 e Silver Surfer”.
 
È un percorso importante ed è frutto di numerose decisioni. 
«Piedimonte mi stava stretta, sin dall’adolescenza. Mi esercitavo continuamente al computer, volevo di più, avevo grandi sogni e restare lì non avrebbe fatto altro che restituirmi frustrazione. Di certo non c'era la possibilità di lavorare con il 3D, anche se avevo provato nel settore della visualizzazione architettonica, che era praticamente l'outlet più vicino ai miei studi da geometra, però non volevo sottostare a una certa mentalità di sfruttamento. Ho lasciato la mia provincia per Roma e poi per Milano, dove ho lavorato in pubblicità, per contenuti televisivi e per un periodo direttamente in Rai. Volevo realizzare il mio sogno di curare gli effetti speciali per il cinema e in società molto importanti, ma non è successo da un giorno all’altro».

E la Nuova Zelanda?
«Ho risposto a una call della Weta Digital, con sede a Wellington, la società fondata da Peter Jackson che mi ha dato la possibilità di lavorare al remake di “King Kong”. Poi è stata la volta di “Avatar”, del trasferimento a Londra e quindi a San Francisco, alla Industrial Light & Magic, una divisione della Lucasfilm, la società fondata da George Lucas di “Guerre Stellari” di proprietà della Disney, dove mi sono occupato di modellare creature, di realizzare le controparti digitali degli attori e di tutto ciò che comprende il loro asset utilizzato nei film che richiedono visual effect».

Poi la tua vita è cambiata di nuovo.
«Nel 2016 ho finito di lavorare alla ILM, mi sono sposato e ho trascorso qualche mese in Italia e in Belgio, dedicandomi anche alla scultura in marmo. Dopo essere rientrato in California, ho avuto un breve contratto con un’altra società che si occupa di visual effect, ma sentivo che per me l’era del cinema era finita e mi sono spostato in un’industria tech come la Apple. Ho cercato nuove emozioni. Ho voluto fare qualcos’altro che potesse, ancora una volta, aggiungere un quid in più alla mia esistenza. Purtroppo, più che riferire la mia posizione lavorativa non posso fare altro, per ragioni di segretezza industriale».

Cosa ti piace di San Francisco?
«È una città con un carisma particolare, ed è interessante da un punto di vista visuale, con la baia, le colline, l’ex prigione di Alcatraz e il Golden Gate che sembra quasi una finestra sull’Oceano Pacifico. E poi ci sono le opportunità lavorative. La Silicon Valley è a un’ora di auto a sud, ed è sede delle più importanti tech companies del mondo: Apple, Google, Facebook e molte altre, alle quali si affiancano ogni anno decine di nuove start up». 

Pensi mai a un futuro in Italia?
«Quando sono andato via, sapevo che l’opzione di rientrare sarebbe stata remota. Sono in California da nove anni, mi piace, il mio lavoro in Apple prevede che io sia qui e ho intenzione di rimanerci ancora un po’. Magari di prendere pure la cittadinanza, visto che adesso ho una green card di residenza permanente da quattro anni. A tutto questo si aggiunge anche un arricchimento personale che arriva dal viaggiare e dall’incontrare, fuori e dentro l’ambiente lavorativo, persone provenienti da diverse nazioni del mondo. Quindi non ho una buona ragione per muovermi di nuovo. Non escludo di poter tornare a vivere in Europa tra qualche anno. E per adesso in Italia ci vengo per abbracciare i miei parenti, per conoscere qualche posto nuovo e per fare più esperienza con la scultura in marmo».                                                                              


 
DAL CINEMA ALLA APPLE

Nato a Piedimonte Matese, diplomato all’istituto per geometri, Marco Di Lucca, dopo un anno di ingegneria informatica, lascia la sua cittadina in provincia di Caserta per trasferirsi sempre più lontano, fino ad arrivare in Australia, alla Weta Digital fondata da Peter Jackson. Da lì, Marco di Lucca vola a Londra e poi a San Francisco, per diventare senior/lead artist alla Industrial Light & Magic. Nel 2016 arriva una nuova decisione, che lo porta a cambiare lavoro per approdare alla Apple.

 


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