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Natale, festa della famiglia

Proviamo ad ascoltare cosa hanno da dirci gli adolescenti, a sciogliere quelle tensioni che certe feste tendono ad acuire

Gio 05 Dic 2019 | di di Angela Iantosca | Editoriale

Il Natale è la festa della famiglia. Pranzi, cene, tavole rotonde, ricongiungimenti e anche fughe, silenzi, materialismo. No, non voglio scrivere una riflessione sul Natale che scegliamo di vivere. Voglio tornare alla ‘festa della famiglia’. E specifico immediatamente che non mi interessa neanche fare una riflessione su cosa sia famiglia. Quello che mi interessa è parlare dei ragazzi. Di quelli che hanno smesso di credere a Babbo Natale, che sorridono un po' meno nel rivedere i parenti, che durante le portate preferiscono stare sul cellulare per chattare con altri ragazzi che sono nella stessa situazione in altre case. Voglio parlare di quelli che si trovano a fare i conti con le insicurezze e le paure normali di quella età che abbiamo vissuto tutti, che affrontano con pesantezza un momento - il Natale, appunto - in cui diventa difficile sfuggire allo sguardo dei grandi e in cui le maschere possono diventare insopportabili e ancora più forte la necessità di ricorrere a qualcosa di esterno per 'sopravvivere'. 

Ma perché fuggire? Cosa rende così difficile la convivenza tra adolescenti e genitori? Perché sono convinti di non essere capiti dai più grandi e che nessuno vedrà, o avrà voglia di vedere, i piccoli e grandi drammi che vivono di nascosto? 
Le loro risposte sono chiare, quando gli domando (perché rispondono, se qualcuno vuole sapere come stanno) cosa si aspettano da quelli che convenzionalmente si chiamano adulti: coerenza, autorevolezza, 'no' e ascolto. 

Allora mi rivolgo a noi adulti, a quelli indaffarati perché la tavola sia perfetta o a quelli che non riescono a pensare a niente perché fanno fatica a tirare avanti, a chi si preoccupa troppo dell'esteriorità ed è molto distratto nel quotidiano, a chi pensa troppo a sé, a chi è pigro per fare uno sforzo, a chi pensa di non poter cambiare: forse siamo noi che dobbiamo fare un passo verso loro, intercettando il loro disagio, le insicurezze, i sentimenti assoluti e i dolori insopportabili che sono propri dell'adolescenza (non li ricordate più?). Forse siamo noi che dobbiamo fare un passo verso loro, noi che abbiamo smesso di ascoltarli, di fermarci, tentando di entrare nel loro mondo. 
Forse sta a noi ascoltare davvero le loro parole, senza farci distrarre da altro (cellulare in primis), provando a scendere dal piedistallo dato dal ruolo e dall'età. 
Forse è anche questo il senso del Natale… 

Buona famiglia a tutti, allora, qualunque essa sia!

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