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Il ritorno di Luke Skywalker

Mark Hamill vanta un seguito di fan degno di una ‘divinitŕ’ moderna: il suo Luke Skywalker nella saga di Star Wars lo ha trasformato in icona pop fantasy immortale…

Gio 05 Dic 2019 | di Giulia Imperiale | Interviste Esclusive
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Chi ha detto che non bisognerebbe mai incontrare i propri idoli evidentemente non ha conosciuto Mark Hamill. Il 68enne attore californiano ha regalato alla storia del cinema uno dei suoi personaggi cult, Luke Skywalker nella saga di “Guerre Stellare”, che torna con il nono capitolo il 18 dicembre. “Star Wars – L’ascesa di Skywalker”. A quattro decadi dal suo debutto sul grande schermo, non fa che alimentarne l’aura leggendaria, anche se lui ci ride su. Francamente se ne infischia, insomma, per cui non si dà arie e si diverte a fare esperienze professionali di ogni genere, prestando la voce ai cartoni animati o diventando un guru delle crociate tv in “Knightfall”, il gioiellino di History prodotto da Jeremy Renner. 
Il primo incontro si è svolto a Londra, sul red carpet dei Rakuten Empire TV Awards e – assieme a Steven Spielberg e Hugh Jackman – era la star della serata. Molti attori in erba si sono negati ai fotografi e ai microfoni, troppo presi dai propri selfie per concedersi. Lui no: ha salutato tutti (ma proprio tutti) i presenti, ha chiesto i nomi e chiacchierato al volo, rispondendo con pazienza a tutte le domande, senza fretta. E poi ha abbracciato la collega più piccola, la dodicenne Dafne Keen, che a gennaio sarà nella serie evento di Sky Atlantic, “His Dark Materials”, tratta dal bestseller di Philip Pullman. Lei tremava dall’emozione e non riusciva a dire neppure una paura, ma lui si è accovacciato alla sua altezza e l’ha rassicurata, con la dolcezza di un nonno premuroso. Era lontano dai riflettori e dalle telecamere e avrebbe potuto benissimo fingere di non vederla, perché stava andando a ricevere un premio prestigioso e in sala gli invitati lo attendevano. Ha confermato l’immagine gentile e autoironica che mostra di sé sui social. 
 
Potrebbe godersi la pensione su un’isola tropicale e invece se n’è andato per mesi al freddo a Praga, a girare “Knightfall”...
«Non riesco a stare fermo e mi piace rischiare, fare cose nuove, essere sorpreso e sorprendermi. E quando ti dicono che il personaggio è un tipo avido che non piace a nessuno, beh, non riesco a resistere. Alla mia età è una faticaccia, hai ragione, ma quanto mi diverto!».

Ogni ruolo è un viaggio?
«Hai detto bene, lo è e a me piace essere trasportato in un’altra epoca, sono un amante della storia e di quel tipo di eroismo con i cavalieri e l’onore. Certo, a quei tempi a 40 anni eri considerato vecchio e da rottamare perché il tasso di mortalità era altissimo, ma non stiamo a guardare il dettaglio».

Non si annoia ad aspettare per ore un ciak o a sottoporsi a ore di trucco e parrucco?
«Beh, per “Knightfall” il lavoro di vestizione, tra spade, armature, cinture, stivali, livelli di stoffe e via dicendo, era talmente lungo e sfiancante che la signorina incaricata di aiutarmi si doveva prendere una pausa per la fatica. Poi aggiungi un’ora di make-up, per le tre cicatrici, e la parrucca… insomma ci mettevamo davvero un sacco di tempo ma a me questo processo continua a piacere quindi benvenga».

Cavaliere in tv e cavaliere al cinema, in “Star Wars”: è abbonato a questo genere di ruolo?
«Per me “Guerre Stellari” resta un mix tra il western e l’action, quindi non ho proprio fatto il collegamento con il dramma storico tv. Va detto però che in entrambi i casi si lotta per una causa nobile, evidentemente mi attraggono questo genere di storie e me le offrono pure».

Ed è anche letteralmente rimontato in sella…
«Non andavo a cavallo dal 1975 e ho dovuto prendere lezioni da un coreografo spagnolo. Il motivo è semplice: non si fanno più western e quindi non ne ho più avuto bisogno. Anche se la produzione temeva che mi facessi male!».

Quale sono, secondo lei, gli ingredienti per una storia di successo, al cinema o in tv?
«Innanzitutto la storia, poi i personaggi, a cui il pubblico deve potersi relazionare e terzo – un punto su cui insisto molto – il senso dell’umorismo, che non deve mancare neppure nei racconti drammatici». 

Immaginava che “Star Wars” sarebbe diventato un cult?
«Ora la cultura geek è dominante, ma all’epoca nessuno avrebbe scommesso sul suo successo. Ci siamo sbagliati tutti».

Dica la verità, quando non recita su set giganteschi come quello di “Star Wars”, chiede comunque un trattamento ancora più vip rispetto ai colleghi?
«Mai, anzi, per “Knightfall”, siccome non comparivo in tutti gli episodi e il mio personaggio non incontrava neppure i reali mi hanno confinato in un camerino angusto e triste, su un set squallido. Ovviamente scherzo… forse faccio lo schizzinoso solo nelle scene con il cibo, siccome all’epoca dei templari mangiavano principalmente fagioli e io non li amo particolarmente allora non facevo altro che spostarli da una parte all’altra del piatto».

I fan di “Star Wars” la venerano come una divinità.
«Ho saputo che hanno anche fondato una religione jedi. Se li aiuta a vivere bene… perché no?».                                                                  

 


LA PAROLA AD UNA LEGGENDA
Mark Richard Hamill, classe ’51, interpreta uno dei personaggi più iconici della storia del cinema, Luke Skywalker nella saga di “Guerre Stellari”, ruolo che riprenderà in “Star Wars – L’ascesa di Skywalker”, in sala il 18 dicembre e celebrato da un evento speciale a Disneyland Paris dall’11 gennaio 2020. La carriera da eroe del fantasy continua anche al doppiaggio, a partire dall’iconica parte del Joker nella serie animata di Batman per passare poi a Wolverine nel videogioco degli X-Men e all’arcinemico di Flash nella serie tv. Autore di fumetti e guest star in puntate di successo, da ”The Big Bang Theory” a “Criminal Minds”, ha di recente dato lustro al telefilm sui templari “Knighftall”, interpretando il maestro Talus nella seconda stagione in onda su History e attualmente disponibile su Netflix.
 

 


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