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Quelle lacerazioni fastidiose

Ragadi anali: un problema molto comune che migliora spesso anche senza terapie. Sempre consigliato consultare uno specialista

Gio 05 Dic 2019 | di Maria Giovanna Graziani | Salute

La ragade anale è una piccola lacerazione o fissurazione della mucosa (tessuto sottile ed umido) che riveste l'ano. Le ragadi sono provocate soprattutto dall'espulsione di feci dure e voluminose. Causano dolore e sanguinamento in seguito al movimento dello sfintere anale esterno (anello muscolare che si trova alla fine dell'ano) che si contrae involontariamente. Sono molto comuni in età pediatrica, ma possono colpire persone di qualsiasi età. La maggior parte delle ragadi anali migliora con semplici trattamenti, come l'aumento  di fibre nell'alimentazione o trattamenti locali. Alcuni pazienti con  ragadi anali possono aver bisogno di farmaci o, occasionalmente, di un intervento chirurgico.

I disturbi (sintomi):
• dolore, a volte molto forte, durante l'evacuazione delle feci;
• dolore dopo l'evacuazione delle feci che può durare fino a diverse ore;
• presenza di sangue rosso vivo nelle feci o sulla carta igienica dopo l'evacuazione;
• prurito o irritazione attorno all'ano;
• lacerazione della pelle attorno all'ano;
• presenza di una piccola appendice di pelle vicino alla ragade anale.

Se si avverte dolore durante l'evacuazione delle feci o si nota del sangue nelle feci o sulla carta igienica bisogna rivolgersi al proprio medico. Non bisogna sentire imbarazzo a parlarne, perché le ragadi anali sono un problema molto comune nella popolazione e il medico sa bene come bisogna trattarle. La maggior parte delle ragadi anali migliora senza terapie, ma è meglio una valutazione specialistica  per escludere la presenza di altre malattie, come per esempio le emorroidi, che possono causare disturbi simili.


CAUSE PRINCIPALI:
• passaggio attraverso lo sfintere anale di feci dure e voluminose;
• stitichezza e eccessivo sforzo durante l'evacuazione;
• diarrea cronica;
• infiammazione dell'area anorettale, causata dal morbo di Crohn o da un'altra malattia infiammatoria intestinale;
• parto.

LE CAUSE MENO COMUNI:
• tumore del tratto anale;
• infezione da HIV;
• rapporti sessuali di tipo anale o introduzione di oggetti all'interno dell'orifizio anale;
• tubercolosi;
• infezioni a trasmissione sessuale, come sifilide o herpes.

I fattori di rischio: 
• infanzia, i bambini  spesso possono soffrire di ragade anale durante il loro primo anno di vita; 
• invecchiamento;
• stitichezza o stipsi, lo sforzo durante l'evacuazione e il passaggio di feci dure e di grosse dimensioni aumenta il rischio che si verifichi una ferita o un taglio nella regione anale;
• parto, le ragadi anali sono più comuni nelle donne che hanno partorito da poco tempo;
• malattia di Crohn, malattia che provoca un'infiammazione cronica del tratto intestinale, e può rendere il rivestimento del canale anale più vulnerabile allo sviluppo di ferite;
• rapporto sessuale di tipo anale.

L'accertamento (diagnosi) delle ragadi anali può risultare difficile soprattutto nelle prime fasi. Il medico esegue un semplice esame rettale mediante esplorazione rettale o usando un anoscopio, cilindro sottile di  dotato di una fonte luminosa in punta che permette di ispezionare il canale anale. Una ragade anale appena formata (acuta) appare come un taglio fresco, un po' come i tagli che ci si fanno con un foglio di carta, mentre una ragade anale presente da tempo (cronica) si presenta come uno strappo con due lembi di pelle, uno interno e uno esterno. Il medico può consigliare di eseguire ulteriori test quali: retto-sigmoidoscopia e colonscopia.

GUARIGIONE
Le ragadi anali spesso guariscono nel giro di poche settimane prendendo solo dei semplici provvedimenti come, ad esempio, cercare di rendere le feci morbide aumentando l'introduzione di fibre e di liquidi nell'alimentazione quotidiana oppure effettuando dei lavaggi in acqua calda per 10 o 20 minuti diverse volte al giorno, soprattutto dopo l'evacuazione. Questa metodica può aiutare a rilassare lo sfintere e a promuovere la guarigione. Se i disturbi permangono si potrebbe avere bisogno di ulteriori trattamenti, chirurgici e non chirurgici. Si può prevenire l'insorgenza soprattutto adottando misure per evitare la stitichezza. Mangiare cibi ricchi di fibre, bere molti liquidi e fare esercizio fisico regolarmente evita di doversi sottoporre a sforzi durante l'evacuazione.

CAMBIARE STILE DI VITA
Diversi cambiamenti nello stile di vita possono aiutare ad alleviare il disagio e promuovere la guarigione oltre che a prevenirne il ritorno (recidive):
• aggiungere fibra nella propria alimentazione, mangiare circa 25-30 grammi di fibre al giorno può aiutare a mantenere le feci morbide e favorire la guarigione. Gli alimenti ricchi di fibre sono la frutta, la verdura e i cereali integrali;
• prendere integratori a base di fibre, dopo aver consultato il medico;
• aumentare l’introduzione delle fibre gradualmente: l'aumento improvviso può causare gonfiore e gas. Consigliato un esercizio fisico regolare per 30 minuti o più al giorno, anche il solo camminare può facilitare la regolarizzazione dei movimenti intestinali e aumentare il flusso di sangue in tutte le parti del corpo;
• cambiare spesso il pannolino se ad avere la ragade è un bambino e lavare delicatamente l'area. Parlarne con il pediatra.

Le complicazioni della ragade:
• difficoltà nella guarigione: se non guarisce entro sei settimane è considerata cronica e potrebbero essere necessari trattamenti diversi;
• ricorrenza: una volta che si è avuta una ragade anale, si è predisposti ad averne altre; 
• estensione della ferita: una ragade può estendersi nello sfintere anale interno;
• una ferita che non cicatrizza può provocare disagio nella persona che deve ricorrere ai farmaci o a interventi chirurgici per ridurre il dolore e riparare o rimuovere la ferita.           
 

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