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Donne e sport: la discriminazione continua!

Arriva il bonus maternità per le atlete. Che continuano ad essere considerate dilettanti e a non godere dei diritti delle lavoratrici

Gio 05 Dic 2019 | di Angela Iantosca | Attualità
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Non dovremmo scrivere questo articolo. E questa battaglia non dovrebbe essere combattuta. Non dovremmo essere qui a ribadire l'ovvio, a ripetere che siamo tutti uguali, che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini. In quanto esseri umani. Eppure siamo ancora a questo punto, a pretendere qualcosa che dovrebbe essere già nostro. Lo facciamo tutti i giorni, in ogni campo, nella vita e nel lavoro. 
Lo fa Luisa Rizzitelli da venti anni, in difesa delle donne nello sport e presidente di Assist – Associazione nazionale atlete. 
«Stiamo continuando a combattere come le pazze contro una discriminazione inaccettabile: da una parte vediamo gli uomini che almeno in quattro discipline (calcio, basket, ciclismo su strada e golf) hanno tutele da lavoratori dello sport, come disciplina la Legge 91 del 1981. Dall'altra le atlete che questa legge non la possono utilizzare perché non godono della qualifica di “pro” in nessuna disciplina sportiva. Risultato: zero diritti doverosi per delle lavoratrici e l’assurdo di vedere tutte le atlete, dalla prima all’ultima, relegate allo status di dilettanti. Inaccettabile e anticostituzionale».
 
Abbiamo affrontato questo tema pochi mesi fa e ora torniamo a parlarne perché c'è qualche novità: quale? 
«Da 20 anni non è cambiato nulla o quasi, purtroppo. Quel quasi però c’è stato ed è una riforma della legge sullo sport che il precedente Governo ha varato, ma per la quale mancano i decreti attuativi. In pratica la legge prevede una riforma della obsoleta legge 91 sul professionismo, promettendo un vero cambiamento, ma senza i decreti che specificano il percorso siamo di nuovo al palo. Nonostante la preoccupazione, Assist ha fiducia nella sensibilità e determinazione del Ministro dello sport, Spadafora. Vedremo. E comunque una cosa è certa: ora almeno un fondo maternità esiste».
 
In cosa consiste il fondo? 
«Se un'atleta può dimostrare, attraverso le scritture private con il Club di appartenenza, che la sua attività sportiva è la fonte del suo reddito principale, può accedere a questo fondo. La richiesta va inoltrata entro l’ottavo mese di gravidanza all’Ufficio Sport-Presidenza del Consiglio. Se la domanda viene accolta, per 10 mesi l’atleta riceverà 1000 euro. Una cosa importantissima perché ha un valore reale di supporto finanziario, ma ha anche un potente valore simbolico: se lo Stato dice che queste sportive sono donne che vanno aiutate in maternità sta riconoscendo il loro ruolo di lavoratrici. Ecco perché ci aspettiamo che ora si agisca di conseguenza e si abbatta questa assurda situazione e vergognosa discriminazione».
 
Quante sono le donne che fino ad ora hanno usufruito del bonus? 
«Sono già una ventina, da quanto ricordo. Da pochissimo abbiamo realizzato come Assist per conto del Ministero dello Sport una campagna di comunicazione anche attraverso spazi RAI, perché il fondo venga conosciuto il più possibile. Peraltro ci siamo battute molto nel momento della istituzione di questo strumento perché non fosse solo ad appannaggio delle atlete azzurre o delle agoniste di “élite”. Perché la verità è che il problema maggiore lo hanno le donne che, pur non essendo campionesse, fanno dello sport il proprio lavoro per anni e anni».
 
Cosa è cambiato dopo i mondiali di calcio femminili?
«Siamo state felicissime che le gare delle Azzurre di Milena Bertolini siano state finalmente trasmesse dalle reti RAI e addirittura su RaiUno: un risultato che abbiamo ottenuto grazie ad un'altra campagna che avevamo portato avanti l'anno scorso e che aveva coinvolto due milioni di utenti. E non a caso, dopo questo risultato, il tema delle discriminazioni nello sport è stato trattato di più dai media. Inoltre, cosa ancora più importante, è aumentata la consapevolezza delle atlete: sono loro le prime a dover avere il coraggio di intervenire in questa battaglia. Non è facile coinvolgerle, perché la mancanza di regole, diritti e tutele chiari rende fragile chiunque voglia alzare la voce. In questo il mondo dello sport è ancora molto chiuso, ma direi che ora qualcosa sta cambiando».         

 


Assist: in difesa delle atlete
Il suo impegno è stato anche raccontato da Lilli Gruber nel libro “Basta! Il potere delle donne contro la politica del testosterone” (collana “I Solferini”). Lei, Luisa Rizzitelli, ex pallavolista professionista, femminista e battagliera, ha dato vita nel 2000, insieme a Manù Benelli, Eva Ceccatelli, Sara Pasquale e Vanessa Vizziello, alla realtà di Assist di cui è presidente. Assist è una associazione di volontari ed ha come obiettivo principale tutelare e rappresentare i diritti collettivi delle atlete di tutte le discipline sportive operanti a livello agonistico. Nella missione associativa anche il contrasto agli stereotipi, al machismo, al sessismo, alla omotransfobia e alle molestie nello sport. 
 

 


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