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L’artista che cancella l’odio

Nonostante le minacce, Cibo continua a coprire la violenza sui muri con prelibatezze culinarie

Gio 05 Dic 2019 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 7

Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo, è lo street artist veronese famoso per la sua colorata ricetta contro l'odio e il neofascismo. Da oltre 10 anni copre simboli discriminatori e scritte violente sui muri, con prelibatezze culinarie condite dei più alti valori civici e umani. La sua opera da 1.100 mq a Zevio è oggi il murales più grande del Veneto e secondo d'Italia. Un assaggio della sua creatività l’abbiamo avuta al Futureshots 2019, il festival organizzato da H-Farm a Roncade (Tr). 
 
Si presenti!
«Ciao sono Pier Paolo. Ho 37 anni, faccio murales da 22, e sono Cibo da 10. Ma ho sempre disegnato: da piccolo le mie tele erano i muri di casa».
 
In cosa consiste il progetto Cibo?
«È un progetto che coniuga in un solo gesto il senso di cittadinanza, l’appartenenza a un territorio, la tradizione italiana e mi permette di comunicare un messaggio di tolleranza utilizzando il linguaggio del cibo, coprendo le scritte inneggianti all’odio che ogni giorno trovo nella mia città. Con il “buono” vado a coprire il “cattivo”». 
 
Come si spiega ai cittadini che la sua è arte e non un atto vandalico?
«Quando fai il tuo lavoro alla luce del giorno, non hai bisogno di spiegare nulla a nessuno. I cittadini si fermano, dialogano e vogliono capire. Ci metto la faccia e questo basta a legittimare la mia arte».
 
Quando ha deciso di mettere la sua arte a servizio del sociale?
«Come artista ho sempre sentito il bisogno di esprimermi e come cittadino cerco di mantenere pulito l’ambiente in cui vivo. L’unione di questi due aspetti ha preso una forma precisa con la scomparsa di un mio amico. Si chiamava Nicola Tommasoli, era il primo maggio 2008 e fu picchiato a sangue da un gruppo di naziskin veneti. Da quel momento, tutto mi è stato più chiaro ed ho iniziato a coprire i loro messaggi e le loro svastiche con l’arte. A Verona non c’era una vera forza antagonista che potesse contrastare tutto quell’odio di estrema destra e dovevo reagire. Le mie armi sono la cultura e la creatività, due campi in cui queste persone non ti possono seguire. Se copri una svastica disegnata su un muro con una fetta di formaggio, crei un cortocircuito. Se avessi scelto un altro tema, forse non avrei sortito lo stesso effetto, perché il cibo è una cosa di tutti, è apolitico, mette d’accordo ogni popolo. L’odio è una parte fondamentale delle mie “ricette”. Spesso infatti capita che i miei murales vengano imbrattati successivamente. Quello che faccio è integrare il soggetto della mia opera con ingredienti sempre nuovi ad ogni deturpazione. Così da comporre sul muro la “ricetta contro l’odio”». 
 
Come rispondono le autorità?
«Le autorità non sono dalla mia parte, pensano che io sia un fascista e mi denunciano per reati che decadono costantemente: dopo 22 anni di attività sono ancora incensurato». 
 
Che rapporto ha con gli haters?
«Senza di loro non esisterebbe il progetto Cibo. Li devo ringraziare per questo.Quando li incontro al bar, perché gli haters hanno sempre un volto, nonostante spesso scrivano nascosti dietro una tastiera, gli chiedo spiegazioni su un post o una scritta, ma non ho mai una risposta. A loro manca la dialettica e la cultura per sostenere quegli ideali che sventolano incappucciati nell’oscurità della notte». 
 
Quindi il suo interesse non è politico?
«Fascismo e nazismo non sono politica, né un’opinione: sono un reato. Il mio è un progetto apolitico che vorrebbe mettere tutti d’accordo attraverso il linguaggio universale del cibo. Voglio riempire la bocca di questi odiatori con del buon formaggio, pancetta e vino. E poi si sa, con la bocca piena non bisogna parlare».
 
Perché fermarsi a Verona?
«Ho la “fortuna” di essere nato nella capitale nazionale dell’odio. In quale altro posto dovrei andare? Qui ho materiale per anni, dove la trovo altra gente così? E poi questa è la mia città e voglio prendermene cura».
 
Si è mai sentito minacciato?
«Ricevo costantemente minacce di morte e naturalmente a queste seguono denunce da parte del mio avvocato. Bisogna segnalare, difendersi e perseguire queste persone prima che succeda l’irreparabile».
 
Lo scorso 2 novembre è stato protagonista di un brutto atto di ritorsione.  
«Sono stato svegliato da un’esplosione sotto la mia auto. Purtroppo a Verona il mio operato non sempre è ben accetto. Qui abbiamo consiglieri che fanno il braccio teso in consiglio comunale, che permettono che venga cancellato un murales sul femminicidio, sindaci che sminuiscono atteggiamenti razzisti di quella che per fortuna resta comunque una minoranza, seppur rumorosa e radicata. Per me le minacce e le ritorsioni non sono novità. Due anni fa in una notte ho perso oltre 30 murales, vandalizzati con simboli neofascisti e neonazisti. Ho una svastica incisa sulla porta di casa e anche la mia famiglia viene presa di mira. Diciamo che l'incidente avvenuto il 2 novembre è solo l'ultimo di una serie».
 
Non ha paura?
«Noi persone di cuore e di cultura siamo assediati dall’odio, ma non per questo deve passarci l’appetito! Io ho molta fame e in più devo essere ottimista per statuto. Indietro non si torna. L'importante è non cedere all'odio, essere sempre la persona che si desidera incontrare e restare buoni».                                

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