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Dubai la forma senza sostanza

La Manhattan del Golfo Persico cerca un posto nel mondo... a suon di record

Lun 28 Set 2009 | di Stefano Cortelletti | Mondo
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È una Manhattan per i suoi grattacieli, una Orlando per i suoi parchi giochi, una Miami per il suo mare. Se non ci trovassimo nel deserto degli Emirati Arabi, potremmo dire di essere negli Stati Uniti d'America. Invece no: Dubai non vuole essere uguale agli americani, ma superarli. Cerca il suo posto nel mondo. Vuole essere tra le città più famose, più belle, più moderne, più grandi. E ci sta riuscendo, creandosi una identità posticcia: tutto è finto, ricostruito. Una sorta di Mecca del consumismo, dove l'obiettivo è solo uno: stupire. Altrimenti non avrebbe avuto senso realizzare il centro commerciale più grande del mondo (il Dubai Mall), il grattacielo più alto del mondo (il Burj Dubai), l'albergo più lussuoso del mondo (il Burj Al Arab, quello fatto a vela, per intenderci), o un impianto sciistico al chiuso nel bel mezzo della città.
Dubai cerca di essere unica e particolare e lo fa in maniera anomala. Il Colosseo è nato a prescindere dal fatto che sarebbe diventato il simbolo universale di Roma; stessa cosa la Sagrada Familia a Barcellona, l'Opera House di Sydney o la Hollywood Sign, la celebre scritta bianca sulle colline di Los Angeles. A Dubai, nonostante non sia ancora pronta, già si vendono i souvenir del Burj Dubai, la torre che con i suoi 818 metri riporterà in Medio Oriente il primato mondiale perso circa nel 1300, quando la cattedrale di Lincoln (Inghilterra) superò in altezza la grande piramide di Giza in Egitto. La fine dei lavori è prevista per dicembre: prima è nato il significato, poi il significante.
Sempre per stupire sono stati creati i complessi residenziali The World e The Palm, isole fatte rispettivamente a mondo e a palma, visibili anche dalla Luna. E non è tutto: nei prossimi anni sono previste nuove e immense strutture: tra le più eccezionali, Hydropolis, un hotel sotto il mare; Al Burj, un altro grattacielo alto 1200 metri, tre volte l'Empire State Building di New York; la Dubai Sports City, una vera e propria città dello sport in cui saranno concentrati gli stadi e tutte le strutture sportive; Motor City, un complesso che ospiterà circuiti e piste per le auto da corsa.
Per questo Dubai è la meta del momento. La definiscono capitale dello shopping, perché comprare è davvero conveniente, tanto che ogni anno si svolge il Dubai Shopping Festival che dura un mese intero (15 gennaio-15 febbraio). Capitale dello svago, dell'apparenza, dell'effimero.
Non solo: la metropoli del deserto (che non è la capitale degli Emirati Arabi) sta diventando la sede delle più importanti banche, multinazionali e aziende: basta avere un ufficio in uno dei grattacieli per contare un po’ di più nell’economia mondiale. Un vezzo da aggiungere sul proprio biglietto da visita.
Ma chi osa dire che Dubai è una città per ricchi, sbaglia di grosso. Ha una storia millenaria e dei suoi quasi due milioni di abitanti, gran parte fa una vita modesta, vive – bene – con 300 dollari al mese, al servizio di tutti quegli investitori che scelgono Dubai come sede d'affari. La città è un cantiere continuo, ogni giorno si gettano le fondamenta per nuovi grattacieli, che per ora danno lavoro a migliaia di imprese edili. Ventiquattromila persone sono impiegate nella compagnia nazionale di taxi, che conta 12mila mezzi e coprono l'intero perimetro della città. Gli altri si ingegnano nella vendita di stoffe, oro, hi-tech (veri o finti che siano) nei souk, i mercati nella “deira”, la parte vecchia della città collegata con la nuova ed ipertecnologica Dubai attraverso gli Abra, imbarcazioni abbastanza rumorose ed insicure ma economiche (il biglietto costa 1 dirham, meno di 50 centesimi). Tutta la città, che il 9 settembre scorso ha inaugurato anche la prima linea della metro, è videosorvegliata: nessun poliziotto in giro, ma se succede qualcosa sono sul posto in 3 minuti. In media, c’è un omicidio ogni cinque anni. E i residenti non devono pagare tasse. Anche in questo ha superato l’America.
La città si sta preparando ad un futuro non troppo lontano, quando finirà il petrolio, attualmente la vera forma di sostentamento degli Emirati Arabi. L'oro nero ha fatto la ricchezza dello sceicco di Dubai Mohammed bin Rashid Al Maktum, attuale Primo Ministro e vice presidente degli Emirati Arabi Uniti. Si deve a lui e al suo predecessore, il fratello Maktum, l'ascesa della metropoli del deserto a capitale mondiale dello sfarzo. La sua effige è ovunque in città. Nella “Marina” spiccano hotel di lusso, ristoranti a cinque stelle, Ferrari che sfrecciano per le strade. Ma solo lì. Per il resto, Dubai è una metropoli dove la voglia di moderno si confonde con la rigida tradizione islamica. Donne rigorosamente coperte da capo a piedi, che camminano un passo indietro al marito, insieme alle altre mogli (per la legge islamica se ne possono avere massimo quattro) ed i figli. Ma non sarebbe corretto giudicare: sono stili di vita, non ci sono imposizioni. Più semplicemente, una cultura differente. La Dubai che “vuole essere” stride con la Dubai che “è”: una forma senza sostanza.

The Palm
è stata costruita una penisola a forma di palma, visibile anche dalla Luna: ospita un complesso residenziale a cinque stelle, un hotel, l’acquario di Dubai ed uno dei parchi acquatici più grandi del mondo, l’Atlantis. è in costruzione anche “The Palm 2” e The World, un complesso di isole che hanno la forma del mondo.

Si convive con l’islam...
La legge islamica impone dei divieti ai quali il turista deve adeguarsi, se non vuole finire nei guai. Il sabato pomeriggio la spiaggia è riservata alle donne che possono eccezionalmente mettersi in cotume. Altrimenti, al mare ci si va vestite da capo a piedi. Guai a fare foto in spiaggia, guai a fumare in pubblico (anche se su questo secondo divieto si è più tolleranti). Infradito e canottiera sono banditi dalla città: questo anche per dare un contegno alle turiste russe, troppo disinibite nell’abbigliamento da mare. Sarebbe vietato anche bere: il problema è che l'alcol non è in vendita, se non in alcuni hotel dove si è costretti a consumare in loco. Uomo e donna non possono tenersi per mano: sarebbe un atto impuro. Al contrario, possono farlo due uomini: è un segno di amicizia.


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