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Non chiamatela mensa

Don Pietro Sigurani: una vita dedicata ad aiutare e ridare dignità ai poveri

Gio 05 Dic 2019 | di Romano Cappelletto | Attualità
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La Basilica romana di Sant’Eustachio, tra il Pantheon e il palazzo del Senato, era fino a qualche anno fa una chiesa bella ma vuota, fredda. Oggi non è più così. Don Pietro Sigurani, classe 1936, rettore della Basilica dal 2013, le ha ridato vita, con un impegno quotidiano verso i più bisognosi. Ogni giorno i banchi della chiesa lasciano spazio ai tavoli del “ristorante dei poveri”. E nei locali sottostanti chi ha bisogno può godersi un caffè, fare una doccia, usare il computer, fare due chiacchiere. In altre parole: ritrovare la dignità.
 
Don Pietro, partiamo da un chiarimento verbale. Perché “ristorante dei poveri” e non “mensa”?
«Non ho mai amato la parola mensa: è fredda e nega dignità a chi ne usufruisce. Chi siede qui per pranzare, non riceve solo un pasto, ma ritrova la dignità, potendo godere, come tutti noi, di un pasto completo: come se fosse, appunto, al ristorante».
 
Ogni giorno, davanti alla Basilica arrivano decine di bisognosi. Qual è la reazione di abitanti e commercianti?
«All’inizio, negativa. Per molti era inaccettabile che nel centro di Roma ci fosse un tale assembramento. Ma col tempo le proteste sono diminuite ed è iniziata una bella collaborazione. Inoltre, il rione, un po’ dimenticato, è tornato anche sulle prime pagine dei giornali. Per amore dei poveri!».
 
Aperto il “ristorante dei poveri”, ti sei concentrato su un altro progetto. 
«Vedevo i nostri ospiti, prima e dopo il pranzo, vagare intorno alla basilica, impossibilitati a fare quello che chiunque farebbe normalmente: andare al bagno, lavarsi, prendere un caffè. Dovevo trovare uno spazio per offrire loro questi servizi. Lo identificai nei locali sottostanti il complesso della Basilica, chiusi da tanto tempo. In pochi mesi, sono diventati la “Casa della Misericordia”».
 
Immagino che per rimettere tutto a posto sia servita una cifra notevole.
«Sì. Trecentoventimila euro. Una “montagna” che non mi ha mai preoccupato. E infatti i soldi sono arrivati. Grazie all’aiuto provvidenziale di tante persone».
 
Realizzare, mantenere e gestire tutto questo richiede risorse notevoli. Hai ricevuto o ricevi contributi pubblici?
«Assolutamente no. Per me la carità si fa con la carità. Non sarei capace di andare a riscuotere dal Comune o dalla Regione: mi sembrerebbe di commerciare sui poveri. E sono già in tanti a farlo. Una carità fatta con i contributi pubblici è un’altra cosa: un servizio utile, ma non un segno. Se mi preoccupo di dare da mangiare e da dormire, ma considero il povero solo come un soggetto passivo che subisce il mio gesto, che razza di carità sto facendo?».
 
Hai mai ricevuto minacce per quello che fai?
«Certo. L’ultima in occasione della domenica delle Palme. Per quel giorno avevo programmato un’iniziativa particolare: io avrei donato rami d’ulivo, mentre poveri e volontari avrebbero distribuito pistole ad acqua per rispondere al clima d’intolleranza sempre più diffuso. Qualche giorno prima è venuto in chiesa un giovane, alto e corpulento, e mi ha detto: “Smettila di dare da mangiare a rom e stranieri. Vuoi regalare pistole ad acqua? Noi abbiamo quelle vere”». 
 
Tu insisti sull’importanza dei segni. Perché?
«Perché sono fondamentali. Tutto il cristianesimo è basato sulla Parola e sui segni. Ma anche la vita di coppia è parole e segni, la vita di un genitore è parole e segni. Attenzione, però. Servono segni semplici, immediati. Che sconvolgono, disturbano, ma al tempo stesso interrogano e fanno pensare».            
 


POVERI NOI!

“POVERI NOI! Don Pietro Sigurani: la rivoluzione della carità”, di Romano Cappelletto ed Elisa Storace (prefazione di Alessandro Bergonzoni) è un libro-intervista arricchito da contributi di nomi della cultura, della politica, della Chiesa: da Simone Cristicchi a Marco Damilano, da Fausto Bertinotti ad Alex Zanotelli, da Matteo Zuppi a Liliana Segre. Romano Cappelletto è responsabile dell’Ufficio Stampa Paoline. Elisa Storace, giornalista e autrice, lavora a TV2000. 

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