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OGM: predatori di vita

Una volta i contadini conservavano i semi per i futuri raccolti. Con gli ogm diventano dipendenti e si suicidano. Intanto la lobby transgenica fa semi sterili e mette in banca quelli naturali

Lun 28 Set 2009 | di Roberto Lessio e Francesco Buda | Ambiente
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E' una pandemia silenziosa. Strisciando poco a poco dal mondo petrol-chimico della scienza malata e della finanza tracotante, arriva sulle tavole di tutti, in tutti i continenti.
Anche se non vogliamo e, a prescindere dalle nostre abitudini alimentari, già ce li ritroviamo nei nostri piatti e nel nostro stomaco. Con il rischio che la “contaminazione” riguardi anche i prodotti biologici. Basti pensare che la maggior parte dei mangimi che mangiano le nostre mucche contiene prodotti di origine non naturale, ma transgenica. Non parliamo dell'influenza AH1N1, in verità meno aggressiva della solita febbre stagionale, ma degli   ogm, organismi geneticamente modificati. Altra enorme bufala contro la vita. Roba che non esiste in natura ma, ideata nei grattacieli delle lobby economico-finanziarie mondiali, è letteralmente costruita in laboratorio. In ballo c'è la Natura, la capacità di generare il futuro, la libertà di godere dei frutti del Creato, anche per chi non crede e non ha una propria religiosità.
Quello che sta succedendo è davvero assurdo: si riducono le varietà vegetali, si fanno sparire semi che da millenni nutrono i popoli, si porta all’estinzione la bio-diversità,  oltraggiando lo sviluppo della vita così com’è, si schiacciano secoli di cultura e tradizioni agricole. E poi si mettono al sicuro tutti i semi delle specie vegetali necessarie alla sopravvivenza dell'uomo, in un posto sperduto nel Mare Glaciale Artico.
Protagonisti, sempre loro: i giganti dell'industria transgenica, che poi sono gli stessi dei pesticidi e fertilizzanti.
  
Cultura senza vita che mina l'ordine naturale
Qui non ci occupiamo dell'eventuale impatto sulla salute, vista la mancanza di studi scientifici (veramente indipendenti) sui possibili effetti a lungo termine di cibi a base di ogm per l'uomo o addirittura per i ratti. Simili ricerche sono impedite dai colossi del potente settore transgenico e parlarne richiede un approfondimento a parte. Ma l'impatto più grave è quello sull'ordine essenziale della vita, sulle culture millenarie dei popoli e sulla possibilità di nutrirsi con le proprie forze, senza dipendere da mercanti e poteri forti.
I fatti parlano chiaro: un pugno di aziende multinazionali persegue la “etichettatura” di frutta, verdura, semi, piante e persino dei geni umani, sabotando alla radice quel tesoro che si chiama biodiversità. Ossia la multiforme capacità della natura di esprimersi e di sostenerci con innumerevoli varietà di ortaggi, frutti, verdure. Si neutralizza la fertilità.

Dovevano sfamare il mondo...
Gli ogm sono stati ideati e sviluppati con la promessa di far decollare l'agricoltura nei Paesi cosiddetti arretrati, contribuire a ridurre l'inquinamento dei terreni e delle acque. Le piante costruite in laboratorio – dicevano – saranno migliori di quelle naturali, più resistenti, avranno meno bisogno di irrigazioni, fertilizzanti e pesticidi; daranno raccolti più abbondanti e più velocemente, addirittura senza lavorare il terreno, come nel caso di vari tipi di soia brevettata (rivelatasi un disastro) che “funziona” solo se trattata col diserbante prodotto dalla stessa azienda.
Sullo sfondo, l'annuncio del grande miracolo: sconfiggere la fame nel mondo. In realtà, sul nostro pianeta l'autosufficienza alimentare è già stata raggiunta da quasi 40 anni, senza tante manipolazioni. Documenti della Fao, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione e agricoltura, dimostrano che dal 1972 c'è abbastanza cibo per tutti.
Se ogni giorno muoiono migliaia di bambini nel Sud del mondo per denutrizione, stenti, malaria e  altre cause collegate alla fame, è evidente che non è questione di quantità di derrate. Manca – come la guerra degli ogm conferma – una cultura veramente in armonia con la Vita, che studi la natura rispettandola, che consideri il naturale sviluppo delle persone e delle creature, capace di vedere e affrontare i mali che hanno sempre afflitto tutte le società.
E certo non è violentando l'ordine biologico degli esseri viventi che si risolve la situazione.

... e invece schiavizzano i poveri
Tanti nobili cause hanno un volto ben preciso e molto meno magnanimo: il marchio con i diritti di proprietà intellettuale che genera dipendenza, trasformando la gente in clienti obbligati. Come un libro, un televisore, un detersivo, tutti gli ogm sono soggetti a brevetto e ad un nome commerciale. Devono perciò essere riacquistati ogni volta che se ne intende fare uso. Altrimenti, oltre a non poter lavorare e mangiare, si rischia una denuncia dal produttore con gravi sanzioni pecuniarie. Un business che punta innanzitutto e soprattutto su legumi e cereali, base dell'alimentazione umana, grano, soia, mais, riso. E pure piante non alimentari ma altrettanto essenziali come il cotone. A garanzia del business, c’è l’infertilità artificiale. Questo genera un nuovo sistema feudale: i contadini vengono indotti a comprare semi manipolati, tutti rigorosamente sterili, che dopo il primo raccolto, non danno più frutti. E, così, bisogna comprarne sempre di nuovi, spesso con annessi pesticidi, erbicidi e fertilizzanti della stessa ditta produttrice del seme “usa e getta”.
In India c’erano 400.000 varietà di riso, di cui 30.000 ancora presenti a fine '900. Lì, da secoli e secoli, la coltivazione del riso fa parte della vita, è un fatto culturale. Da anni cercano di scippargli il diritto sacrosanto di coltivare i chicchi del loro celebre basmati, volendogli imporre varietà ogm. Secondo le Nazioni Unite, dal 1997, oltre 100.000 contadini indiani si sono suicidati a causa dei debiti per pagare i semi ogm e annessi prodotti chimici. Lasciando vedove e figli senza sussistenza.

Impoveriscono persone e terreni
In America Latina, diverse esperienze sono state fallimentari: dopo i primi raccolti “miracolosi”, ben presto il terreno si impoverisce, stressato dal massiccio impiego di fertilizzanti e dalle monocolture (sempre la stessa varietà) cui sono costretti gli agricoltori-clienti. Ma l'assalto alla vita è ovunque.
In Africa, puntando specialmente sui piccoli coltivatori, sono in atto operazioni commerciali di agribusiness dai nomi rassicuranti e seduttivi, come ad esempio la campagna “Semi della Speranza” in Kenia. In verità quella povera gente si ritrova trasformata in clienti-dipendenti con semi che danno frutti sterili. In Usa, sempre ad esempio, i creatori dell'agente orange (il tremendo veleno studiato per disboscare le foreste nella Guerra in Vietnam) hanno brevettato le piante GURT (tecnologia con restrizione dell’uso genetico), anche dette “Terminator”: dopo un raccolto, si “suicidano”. Secondo gli scienziati del Central Rice Research Institute, i parassiti attaccano di più i risi manipolati, causando perdite annuali tra il 30 ed il 100% della produzione. Similmente per il cotone. E così i coltivatori hanno doppio danno: resi dipendenti dai semi sterili, hanno pure raccolti a rischio.

La cassaforte dei semi buoni
Tutti siamo nel mirino: gli stessi soggetti che stanno impoverendo il patrimonio di piante, semi, ortaggi, frutti del pianeta, stanno facendo incetta di semi originali naturali (non sterili) mettendoli in cassaforte vicino al Polo Nord. Così, se dovessero averla vinta una volta per tutte i loro ogm, indovinate a chi dovremo chiedere i semi autentici?
Il dubbio viene da questo: nel cuore della montagna dell'isola di Spitzbergen, in Norvegia, è sorta la Svalbard Global Seed Vault.
Il Deposito Globale di Semi, che ricorda scene da film di 007, con tunnel e caveau blindatissimi capaci di conservare per millenni tutte le specie necessarie alla nostra vita, al riparo da cambiamenti climatici, guerre atomiche e catastrofi. Sta a circa 1.100 km dal Polo Nord ed è una specie di gigantesca cella frigorifera, dove vengono selezionati, etichettati, impacchettati e custoditi sotto zero 4,5 milioni di differenti semi da tutto il mondo, con la partecipazione della Fao. Realizzata con soldi del governo norvegese, la cassaforte sotterranea ha attratto il forte interesse dei principali colossi planetari del monopolio ogm e agro-chimico, che si sono robustamente inseriti nel progetto attraverso il Consultative Group on International Agricolture Research. «Cosicché possa essere conservata per il futuro la diversità dei raccolti», dice un loro comunicato ufficiale.

Le volpi a guardia del pollaio
Quelli cioè che molestano l'ordine naturale e minacciano l’intima fecondità, diversità e armonia che ci nutre da sempre, ora si preoccupano di assicurare alle generazioni che verranno questo tesoro naturale.
Con loro ci sono anche personaggi dell'industria bellica e della Banca Mondiale, quella che ha messo in ginocchio i poveri in vari Paesi constringendoli a svendere e privatizzare le risorse idriche in cambio di finanziamenti. Nell’affare c’è pure Bill Gates, fondatore della Microsoft, la più potente azienda al mondo nel campo dei software.
Come mai tanto slancio umanitario? Se i frutti sono gli stessi della “missione” dei profeti degli ogm, è meglio che si occupino altri del bene dell'umanità. «Hanno messo le volpi a guardia del pollaio», spiega Frederick William Engdahl, storico americano, ricercatore del Centro Ricerche sulla Globalizzazione e giornalista. Non è curioso che la diversità dei raccolti sia affidata a chi fa scientifico sabotaggio della biodiversità?


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