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Compositrice a Londra

Enrica Sciandrone: anche Morricone ha riconosciuto il suo talento

Mer 08 Gen 2020 | di Emanuele Tirelli | Interviste Esclusive
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Italiana, di Veroli, in provincia di Frosinone. Compositrice e docente a Londra. Enrica Sciandrone ha trovato la sua piena dimensione altrove, ma guarda con preoccupazione alla Brexit.

Perché hai lasciato l’Italia?
«Sono andata via undici anni fa per godere di una borsa di studio completa per frequentare il master in “Composition for screen” al Royal College of Music di Londra. L'alternativa sarebbe stata abbandonare la mia carriera per lavorare soltanto nella didattica, visto che in Italia non avevo molti contatti nell'ambiente della composizione applicata. E poi volevo guardarmi intorno. Subito dopo il Master, ho avuto l'opportunità di fare da assistente al compositore Javier Navarrete e si sono aperte nuove porte: Warner, Sony, Amazon ed EMI. E sono diventata docente di composizione applicata proprio al Royal College».

Poco dopo essere andata in Inghilterra, sei stata premiata dal Maestro Ennio Morricone.
«È stato uno degli onori più grandi che io abbia mai ricevuto. Si trattava del Premio Petrassi, nel 2010, e Morricone era il presidente della giuria. Il concorso era molto difficile, perché includeva sia una prova di musica da concerto che una di musica applicata. Averlo vinto per me ha significato confermare la validità di tutta una serie di scelte, di rischi e di convinzioni che mi ha portata dove sono ora». 
 
E com’è stato lavorare con Luis Bacalov?
«Gli devo tanto. Mi notò a un corso di composizione all’Accademia Chigiana di Siena. Era una persona fantastica, da cui ho imparato molto, anche soltanto durante le chiacchierate e le cene che organizzava con tutti noi studenti. Mi chiese di aiutarlo, prima come copista e poi come orchestratrice, anche se i suoi manoscritti erano già chiarissimi e dettagliati. Sono stata pure coordinatrice degli altri assistenti per i suoi lavori da concerto». 
E della collaborazione con Javier Navarrete, premio Oscar come compositore, cosa ricordi?
«Lo considero un amico. È una persona davvero umile e piena di umorismo e al contempo, con me, quasi paterna. Nel 2012, arrivato in Inghilterra, mi ha preso a lavorare con sé come assistente e come intermediaria tra lui e l’orchestratore Nicholas Dodd. Ho collaborato a diverse produzioni con lui (“Wrath of the Titans”, “Raoul Taburin”, all’opera “Los Amantes” e a due album di library musicale), dove sono stata principalmente assistente e orchestratrice. Adesso è tornato a Los Angeles e non lo vedo da un po’, ma sono sicura che quando accadrà di nuovo sarà come se il tempo non fosse passato». 

È difficile essere una compositrice in un “mondo” di uomini?
«Per le colonne sonore, se ne comincia a parlare soltanto dagli anni Ottanta. Solo adesso accade di più, ma sempre come se fosse una grande eccezione. Forse tra cinquant’anni ci sarà una parità. Il discorso delle donne premiate in numero minore rispetto agli uomini è naturalmente una conseguenza: si tratta di proporzioni. Inoltre, soprattutto nella composizione applicata, si tratta spesso di diverse ore di lavoro e di pochissime di sonno. Per sostenere una situazione del genere, una donna ha bisogno di stare da sola o di avere una famiglia che ne comprenda le esigenze. Ecco: dal punto di vista culturale, è abbastanza difficile per il ruolo di riferimento necessario nella famiglia tradizionale che ci è stato sempre affibbiato. Per mutare davvero la situazione serve un ricambio ai livelli alti. La maggior parte dei produttori o dei registi è di sesso maschile e probabilmente preferisce lavorare con altri uomini. Quindi, finché non si raggiungerà una parità anche a quei livelli, sembreremo sempre un po' dei pesci fuor d'acqua. I cambiamenti, però, iniziano ad esserci. Credo che questo sia uno dei momenti più positivi per una compositrice: c'è sicuramente molta più attenzione, più rispetto... Ed è più facile essere notate».

Le tue differenze tra il Paese di origine e quello di arrivo? 
«Penso che in Italia avrei fatto più fatica a raggiungere certi risultati. Londra è una città cosi internazionale che anche starci solo per poco ti cambia il modo di intendere le cose. Quando sono arrivata, avevo bisogno di una ventata di novità, di essere immersa in un ambiente di lavoro all'avanguardia che mi permettesse di sognare. In Italia non l’ho trovato. Magari c’era comunque e non l’ho visto? Insomma, per me è andata così. Credo anche che qualcosa in Italia stia cambiando, soprattutto adesso che la mia generazione sta prendendo in mano le nuove redini di comando nel campo culturale».

Londra vuol dire anche Brexit.
«È un momento difficile e in fondo spero ancora che non vada in porto. Se invece dovesse accadere, mi auguro che l'Inghilterra continuerà ad avere dei buoni rapporti politico-commerciali, e soprattutto culturali, con l'Europa. La maggior parte delle persone che vive a Londra ha votato per restare e si avverte un clima di incertezza, tant’è che ho visto molti validi professionisti andare via. Ero ancora bambina quando il progetto Europa si andava formando ed è abbastanza straziante pensare che ci siano persone contrarie a un’idea di pace così importante. Insomma, questo della Brexit è un brutto pasticcio. E, dopo tutti questi anni, per me la questione non riguarda il poter, ma il voler rimanere o meno».                                  

 


AL FIANCO DEI GRANDI

Ha studiato in Italia. Ennio Morricone, John Corigliano e Ryuichi Sakamoto sono tra i compositori che hanno riconosciuto e sostenuto il suo talento. Nel 2012 è stata selezionata alla Score Competition presso il Berlinale Talent Campus, incidendo il suo brano “Luminaris” presso I Babelsberg Studios. E nel 2016 è stata nominata come miglior giovane compositore internazionale per il SABAM award al Word Soundtrack Awards in Gent. Ha inoltre lavorato accanto a premi Oscar e a compositori di chiara fama, tra tutti Luis Bacalov e Javier Navarrete. È docente al Royal College of Music di Londra.

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