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10 rivers 1 Ocean

Alex Bellini ha remato in solitaria, camminato sulle rotte polari e corso per migliaia di km. Ora sta navigando sui 10 fiumi più inquinati dalla plastica

Mer 08 Gen 2020 | di Nadia Afragola | Mondo
Foto di 12

Alex Bellini ha attraversato oceani, deserti e ghiacciai. Negli ultimi 15 anni ha remato in solitaria attraverso due oceani per oltre 33.000 km, camminato lungo rotte polari per 2.000 km e corso su vari terreni per un totale di 10mila km. È convinto di aver fatto più km dentro se stesso di quanti non ne abbia fatti fuori. È stato uno dei protagonisti più attesi del Futureshots 2019, il festival di due giorni organizzato da H-Farm a Roncade, in provincia di Treviso, in cui si è parlato di realtà virtuale, cucina, musica, design, moda, sostenibilità, diritti civili. Oggi Alex è il protagonista di “10 rivers 1 ocean”, progetto che lo vedrà impegnato nella navigazione dei 10 fiumi più inquinati dalla plastica al mondo, per favorire un nuovo senso di comprensione e rispetto per l’ecosistema più minacciato e delicato: i corsi d’acqua.
 
Quante tappe sono in tutto?
«Le tappe sono 10 fiumi e il Great Pacific Garbage Patch».
 
Quando è prevista la fine del progetto?
«Il progetto è iniziato nella primavera del 2019 e prevede una durata totale di circa 3 anni».
 
Quante e quali tappe sono state fatte ad oggi? Prossima tappa in programma?
«Ad oggi, Gange, Oceano Pacifico GPGP, Asia, la prossima per la primavera 2020 è in via di ufficializzazione». 
 
Cosa spera di ottenere Alex da questo progetto?
«Il progetto ha il proposito di risvegliare le coscienze. Vorremmo che le persone accorciassero il senso di distanza: quello che accade a migliaia di chilometri di distanza impatta anche noi. Non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo cambiare le nostre cattive abitudini e abituarci a diventare dei consumatori coscienti e responsabili. Non si tratta di avere la presunzione di salvare il mondo, perchè il mondo riuscirà sempre ad uscirne con le sue forze. Si tratta piuttosto di aggiungere un secondo ad ogni singolo giorno che ci rimane da vivere su questo pianeta. Bisognerebbe impedire alle grandi multinazionali di produrre qualcosa che non si può riciclare. È necessario ridefinire il rapporto tra economia, natura e paesi in via di sviluppo».
 
Quando è nato il rapporto con H-Farm e cosa la lega a loro?
«Il rapporto con H-Farm è nato nel 2010, durante un incontro sull’innovazione. Stando a stretto contatto con questa realtà, ho capito quanto fosse forte il legame tra imprenditore ed esploratore. Tanto che con Riccardo Donadon, fondatore di H-Farm, abbiamo scritto a 4 mani un libro, “L’avventura e l’impresa”, che ruota intorno al concetto secondo cui l'esploratore deve crearsi un mindset da imprenditore e quest’ultimo deve sviluppare quella capacità di tollerare l'incertezza, la frustrazione, la resilienza, tipiche di un viaggio esplorativo. La similitudine tra questi due mondi è davvero significativa».    
 
Oggi che tutto è già stato scoperto, cosa spinge a diventare esploratore?
«La mia idea di esplorazione va oltre l'aspetto geografico. È l'occasione per tornare in contatto con se stessi, perché, se è vero che abbiamo ormai scoperto tutto del nostro pianeta, rimane sempre il 5° elemento, l'essere umano, che è perennemente frainteso, sottovalutato e in un certo senso ancora tutto da sondare. Se devo scegliere un'avventura tra il mondo "di fuori" e quello "di dentro", trovo sempre più gratificante e soddisfacente l’esplorazione della nostra essenza».
 
Le montagne di plastica non sono facili da visualizzare. Come si fa  a spiegare, a noi che ne siamo così lontani, che quel problema in realtà è dietro l’angolo?
«C’è un meccanismo ben preciso da scardinare, si chiama distanza psicologica: tanto maggiore è la distanza che separa l'uomo dalle conseguenze delle sue azioni, tanto meno sarà turbato nel momento in cui attuerà comportamenti anti-ecologici. La narrazione e la potenza evocativa delle immagini (gli strumenti che io utilizzo), riducono questo gap. Creare una connessione emotiva con un luogo accresce la consapevolezza ed il desiderio di prendersene cura. Durante i miei viaggi divento gli occhi e le mani della gente che mi guarda sui social. Attraverso me vivono le mie stesse sensazioni, le frustrazioni e le difficoltà. Si crea una connessione emotiva fortissima, che sensibilizza le coscienze e aumenta il senso di responsabilità».
 
Nell’immaginario comune l’esploratore è un "orso", solitario, poco mansueto e ancor meno comunicativo. A guardarla però bisogna ricredersi.
«Esiste anche quella parte stereotipata dell'esploratore in me. Ho la propensione all’introspezione. Ma la mia vita è qui, con mia moglie e le mie figlie. Ed è la famiglia stessa a ricondurmi inevitabilmente alla socialità e a mitigare il mio lato più solitario».
 
Non ha mai paura di non riuscire a tornare a casa?
«Ho la sensazione di potermela sempre cavare e il merito non è solo mio. Ho un team di supporto in Italia, di cui fa parte anche mia moglie, che mi fa da paracadute. Se è vero che da un lato tutte le spedizioni partono da una mia iniziativa, dall’altro ho la libertà di lasciare che “la vela si gonfi”, dando libero sfogo alla mia natura da esploratore, pur sapendo di non essere mai solo, perché c’è sempre qualcuno che veglia su di me».  
 
Cosa vuole dire alla gente?
«Due cose. La prima (bella) è che tutti possiedono le risorse necessarie per fare cose apparentemente impossibili nella vita. Basta solo allenarle o riscoprirle. La seconda è che adesso che lo sai non avrai più alibi dietro cui nasconderti!».                                                          

 


IL PROGETTO

Il progetto #10rivers1ocean di Alex Bellini è il viaggio che una comune bottiglia di plastica compie per raggiungere la meta: il Great Pacific Garbage Patch, un’enorme chiazza di immondizia. Un milione e mezzo di chilometri quadrati di plastica (circa tre volte la dimensione della Francia) che galleggiano tra la Baia di San Francisco e le Hawaii. Un continente di rifiuti interamente visibile solo dallo Spazio. L’esploratore valtellinese partirà dal Gange, in India, ma la sua zattera, da lui costruita con materiali riciclati, si avventurerà lungo i fiumi Yangtze (Cina), Hai He (Cina), il Fiume Giallo (Cina), Pearl (Cina e Vietnam), Mekong, Indus (Cina, India e Pakistan), Amur (Russia e Cina), Nilo e il Niger. Cominciato a marzo 2019 si compirà in tre anni. 

 


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