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Razionalmente sappiamo tutto

Spesso per quieto vivere diciamo o facciamo cose insensate

Mer 08 Gen 2020 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Lui ti interrompe continuamente mentre parli con un adulto: si agita, urla, ti si butta contro, ti chiama, ti tira per un braccio. Tu sopporti stoicamente poi sbotti: “Non lo vedi che stiamo parlando? Se continui così vai a letto senza cena”. Ok lo so: tutto sbagliato. Non si può usare il cibo come punizione o si rischiano terribili traumi e disturbi alimentari. Ma non è a questo che pensavo. E so anche che se il piccolo indiavolato ti interrompe così c'è qualcosa che non va: vuole attirare la tua attenzione. Magari si sente escluso da un discorso che non capisce, si annoia o vuole solo una coccola. So anche questo. Visto che brava?
La verità è che razionalmente lo sappiamo tutto. Nel tran tran quotidiano mettere in pratica la nostra saggezza teorica è un altro film. Ma, ancora: non è di questo che volevo parlare. Ma di coerenza educativa. Pare abbastanza accertato che sia uno degli ingredienti fondamentali per meritarsi la medaglia di mamma (e papà) dell'anno. Di che stiamo parlando? Nell'esempio di cui sopra, significa che se lui continua a intromettersi mostrando di non saper rispettare una regola, un limite (anche gli adulti hanno diritto a un loro spazio), se minacci una punizione, poi la devi mettere in pratica. Devi andare fino in fondo.
Dicono che altrimenti si perde autorevolezza. Facile capire dove nasce il problema: l'esasperazione può portare a fare minacce terribili. “Piantala sennò ti faccio male!”. Alert per educatori: lo so che non si deve dire. Ma se poi capita di sbottare con una minaccia di questo calibro, come la mettiamo con la coerenza educativa? Chiaramente siamo agli esempi estremi e altrettanto chiaramente sappiamo che nessuna di noi farebbe male consapevolmente a un bambino, figli indemoniati inclusi (se questa affermazione non vi trova d'accordo, allora abbiamo un bel problema, da far risolvere a un giudice e ai servizi sociali). Nella realtà di tutti i giorni si incontrano casi molto più sfumati, in cui finiamo per cedere, per acconsentire continuamente alla violazione della regola per quieto vivere, per stanchezza o semplicemente perché amiamo così tanto i nostri bimbi scatenati. Ecco, ricordiamocelo: agendo così ci stiamo rendendo la vita più complicata e non stiamo nemmeno facendo un favore ai nostri figli, temo.
Premesso tutto questo, ho l'esempio di mamma perfetta. Almeno lo è per me. Il figlio di una mia cara amica si distrae spesso in classe e quando viene interpellato risponde a caso, senza aver ascoltato, spesso mettendo se stesso (e a volte anche i genitori) in situazioni imbarazzanti. Sua mamma glielo ha detto con chiarezza: se non hai ascoltato cosa ti ha detto la maestra e lei ti fa una domanda, non fare finta di aver capito. Scusati e chiedile di ripetere. E la prossima volta stai più attento. Dopo la ramanzina, quel bellissimo cucciolo ci è ricascato. La maestra chiede se qualcuno è interessato a partecipare a un pellegrinaggio religioso nel luogo dove vive una specie di santona. Domanda un po' assurda da fare a scuola, ma lasciamo perdere. Il punto è che il figlio della mia amica non avendo ascoltato risponde sì. E quando si arriva al dunque chiede alla madre di parlare con la maestra e liberarlo dall'impegno incautamente preso. E cosa fa la mia amica: prende un giorno libero dal lavoro, si sveglia all'alba e va con lui in pellegrinaggio. E questo solo per dimostrargli che quel comportamento, la distrazione in classe, ha conseguenze. Lo so che è una storia incredibile, ma è vera. E quest'anno so a chi dare il mio voto per il concorso mamma dell'anno. Io confesso: non sarei mai arrivata a tanto.                             

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