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La casa delle Muse

Dentro il Museo Archeologico di Napoli con il suo Direttore, Paolo Giulierini, eletto il migliore in Italia nel 2018

Mer 08 Gen 2020 | di Emanuele Tirelli | Attualità
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Oltre 613mila ingressi (+16% rispetto al 2017), 23 mostre organizzate, 53 esposizioni realizzate in Italia e all’estero, 23mila presenze per il FestivalMANN e 1.100 bambini coinvolti in laboratori didattici gratuiti. Sono questi gli ultimi numeri ufficiali (del 2018) del Museo Archeologico Nazionale di Napoli diretto da Paolo Giulierini, riconfermato fino al 2023 e autore di un cambiamento sensibile. E una delle ultime mostre, sulle opere di Canova, ha contribuito a potenziare i dati anche per quest’anno. 
 
Che cosa è per lei un museo e quale funzione ha?
«È un potente strumento educativo: serve a conservare la memoria, quindi la propria identità, e negli ultimi anni ha un altro compito di educazione civile. Deve guardare alla bellezza e all’importanza di essere soggetti attivi nella propria società. Ed è possibile farlo solo attraverso la conoscenza della storia e del passato». 
 
I numeri del MANN sono rilevanti, conseguenza di quale cambiamento? 
«Il museo si è dotato di una progettualità di lungo termine. La creazione del primo piano strategico in Italia, che adesso sarà seguito da quello del secondo quadriennio, è il segreto della nostra impostazione. Programmare per tempo gli eventi e le iniziative, secondo filoni logici e riconoscibili, fa affrancare il museo dall’improvvisazione. Ed è importante, soprattutto, attingere da tanti linguaggi, che non sono solo quelli canonici della pittura e della scultura. Come dice l’etimologia, si tratta del “luogo delle muse” e oggi si può attingere anche da muse che non erano presenti nel mondo antico, come quelle della fotografia, del cinema, del fumetto. Se diventa un cantiere delle muse e della cultura, il museo ha più possibilità di intercettare tanti tipi di pubblico». 
 
È questo che intendeva quando, poco dopo il suo arrivo, ha parlato di una sorta di rivoluzione gentile? 
«Abbiamo dovuto attivare un cortocircuito. Il personale era potenzialmente preparato, ma era incardinato su modalità operative tradizionali. Abbiamo cercato di creare un team, di far capire che per il museo e per il direttore era più importante la risorsa umana che l’oggetto. E da questo è partita la sfida verso l’esterno, perché non si può essere credibili se non si ha cementato bene dall’interno».
 
Oltre i plausi e le soddisfazioni, cosa non è stato ancora fatto?
«Il passaggio finale, sul quale dobbiamo ancora lavorare, è la connessione completa per la valorizzazione del quartiere intorno al museo. La sfida sarà quella di non avere più le auto qui davanti, bensì un podio libero per il passeggio. E poi, auspicabilmente, un traffico di veicoli depotenziato o annullato; un collegamento stretto, a monte, con l’Istituto Colosimo, che ha un grande parco da far percorrere ai nostri visitatori, e a valle con la Galleria che avuto di recente un finanziamento. Inoltre, il MANN, l’Accademie di Belle Arti e il Conservatorio di San Pietro a Majella dovranno parlare la medesima lingua, insieme a una serie di negozi amici del museo. Le stesse librerie storiche e le botteghe di artigianato artistico potranno trovare una seconda sede per i loro prodotti nel costituendo nuovo store, che dovrà valorizzare i libri e le eccellenze artigianali».      
                     
 


Tra i più importanti al mondo

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è tra i più antichi e importanti al mondo per ricchezza e unicità. L’origine e la formazione delle collezioni sono legate alla figura di Carlo III di Borbone, sul trono del Regno di Napoli dal 1734, che promosse l’esplorazione delle città vesuviane sepolte dall’eruzione del 79 d.C. e curò la realizzazione in città di un Museo Farnesiano. Si deve al figlio Ferdinando IV il progetto di riunire nell’attuale edificio i due nuclei della Collezione Farnese e della raccolta di reperti vesuviani.
Dal 1777 l’edificio fu interessato da una lunga fase di lavori di ristrutturazione e progetti di ampliamento. Concepito come Museo universale, ospitava istituti e laboratori successivamente trasferiti in altre sedi nel 1957.
Le collezioni del Museo, divenuto Nazionale nel 1860, sono andate arricchendosi con l’acquisizione di reperti provenienti dagli scavi nei siti della Campania e dell’Italia Meridionale e dal collezionismo privato. 

 


IL MIGLIOR DIRETTORE

Laureato in Etruscologia e Antichità italiche, e specializzato in archeologia classica all’Università di Firenze, l’archeologo Paolo Giulierini ha ricoperto numerose cariche direttive in Toscana e dal 2015 è il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nel 2017, Artribune ha riconosciuto il MANN come miglior museo d'Italia per l'innovazione e, l’anno successivo, ha premiato Giulierini come miglior direttore. Tra il 2018 e il 2019 è stato a capo, ad interim, del Parco Archeologico dei Campi Flegrei.

 


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