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Nucleare, il bidone è ancora qui

Le inchieste Acqua&Sapone, qualche tempo dopo

Gio 09 Gen 2020 | di Francesco Buda | Ambiente
Foto di 10

Doveva essere l'energia del futuro: pulita, efficiente, conveniente, veloce e sicura. Il nucleare. Con inchieste e articoli abbiamo spiegato e documentato perché questa fonte energetica è un vero e proprio bidone. Antieconomico, pericoloso, lascia terribili eredità alle generazioni future con assoluta impossibilità di realizzare siti davvero sicuri dove custodire le scorie radioattive per 300mila anni, divora denaro pubblico. Oggi non possiamo che confermare. Sotto vesti industriali, è in realtà una fortissima leva di potere politico, economico e  militare. Anche se Tg e politici non lo diranno mai.E se succede qualcosa, nessuna compagnia assicurativa è disposta ad accollarsi il rischio e il risarcimento. Il Rapporto statistico dell'ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni conta 1.945 incidenti e fughe radioattive dal 1993 al 2006. 

IL BIDONE, IERI COME OGGI
«Il nucleare sta continuando il suo declino. I programmi nucleari oggi non corrispondono per niente alla realtà. L'energia nucleare rappresenta solo il 2% del consumo elettrico degli utenti finali e diventerà sempre meno rilevante». Così spiegava ad aprile 2009 in un'intervista esclusiva alla rivista Acqua&Sapone Mycle Schneider, esperto energetico che ogni anno coordina e pubblica il più autorevole studio indipendente in materia: il World nuclear industry status report. Insignito del Livelihood Award (il premio Nobel “alternativo”), è stato consulente dell’Agenzia internazionale dell'energia atomica, dell'Unione e della Commissione Europea e di vari Governi. Compreso quello francese con il quale certi governanti italiani volevano rifilarci tre 3 reattori EPR (prima con Prodi poi con Berlusconi). Certa propaganda sbandierava il nucleare come la risposta ai cambiamenti climatici. Prima che arrivasse dalla Svezia la baby-adulta green, Greta Thunberg, i più attenti e indipendenti osservatori avevano già smontato questa  baggianata. «Per ridurre i gas serra servono soluzioni veloci e a costi contenuti – ribadisce oggi Schneider -. Le “nuove” centrali nucleari, invece, sono lente e costose». Nel 2018 su 17 nuovi reattori che dovevano entrare in funzione, solo 9 sono stati collegati alla rete. Un misero apporto di 9 gigawatt rispetto ai 165 aggiunti dalle rinnovabili vere. «Per proteggere il clima dobbiamo abbattere più carbonio possibile, al minimo costo e nel minor tempo possibile. E le opzioni non nucleari fanno evitare più carbonio per ogni dollaro speso e per ogni anno che passa. E poi, per costruire nuove centrali nucleari ci vogliono dai 5 ai 17 anni in più di eolico e solare», spiega Mycle Schneider. 

COSTI FOLLI E IMPREVEDIBILI
Ad aprile 2009 il nostro esperto si stupiva dell'immobilismo nello smantellare i vecchi 4 reattori nucleari italiani. E preconizzava la irrealizzabilità dell'accordo Italia – Francia per resuscitare da noi l'avventura nucleare. 
Un paio di mesi prima, sentimmo uno scienziato del calibro del prof Vincenzo Balzani dell'università di Bologna, vera autorità in fatto di ricerca sulle rinnovabili e presidente del Comitato degli oltre 2.060 tra scienziati, docenti e ricercatori che chiedevano al governo italiano di non costruire nuove centrali atomiche: «Bisogna evitare il nucleare innanzitutto perché non sappiamo come e dove sistemare le scorie in modo definitivo e sicuro: sono un dilemma insormontabile. E poi i costi per costruire le centrali sono aumentati mediamente del 250% rispetto al previsto. Per una nuova centrale ci vogliono dagli 11 agli oltre 20 miliardi di euro, anziché 5 miliardi come dicono. E la storia ci mostra pure che il costo complessivo raddoppia durante l'esercizio. Senza contare le spese di smantellamento e gestione dei rifiuti. E poi – avvertiva amaramente lo scienziato – il nucleare civile è strettamente connesso a quello militare, la tecnologia è la stessa. Se tutte le nazioni si fanno centrali nucleari, tutti avranno la bomba atomica». Gli italiani sono stati il primo popolo al mondo che ha abbandonato a maggioranza schiacciante questa tecnologia. Abbiamo fatto bene o no?

I LEADER DEL SETTORE SONO FALLITI…
Basterebbe una semplice notizia di cronaca: negli ultimi due anni, i due più grandi e importanti costruttori di reattori sono falliti. 
Si tratta dell'americana Westinghouse e della francese Areva. Quest'ultima, schiacciata dai debiti e dalla insostenibilità economico-finanziaria dei suoi 58 reattori in Francia, è la stessa che voleva fornire all'Italia tre reattori EPR. Qualcuno dirà che però i cinesi hanno inaugurato ben 7 nuove centrali tra il 2018 e metà 2019. Sì, ma il Celeste Impero oggi dedito al capitalismo in salsa marxista continua a puntare soprattutto sulle vere rinnovabili e il bilancio mondiale complessivo è impietoso: di tutta l’elettricità prodotta sul pianeta l’atomo dà solo il 10% circa; il numero di reattori non aumenta, anzi diminuisce. E i cadaveri di quelli chiusi restano un enorme dilemma: non esiste un solo sito al mondo in grado di custodire in vera sicurezza le scorie eterne. 

EREDITÀ DI SCORIE ETERNE 
A metà dell'anno appena trascorso, 162 su 181 reattori “chiusi” nel mondo risultavano in attesa di essere smantellati. Solamente 10 sono tornati al “green field”, come la favola nuclearista chiama i siti tornati liberi dalle centrali. In Italia i costi stimati per lo smantellamento dei 4 vecchi reattori (Latina, Sessa Aurunca, Trino Vercellese e Caorso) si sono impennati dai circa 2 miliardi di euro degli anni '80 a circa 7,26 miliardi nel 2017. Continuiamo a pagarli tramite la bolletta elettrica, dove però hanno tolto la specifica voce di costo. Nessun reattore risulta smantellato e riconsegnato alle comunità locali. E poi, tecnici, politici e burocrati non sono riusciti a decidere dove realizzare il mitologico deposito unico nazionale per i rifiuti radioattivi, “sicuro” e condiviso. Sfida pressoché impossibile e dai costi incalcolabili. Negli Stati Uniti non sanno letteralmente più come fare: lo Stato svende i reattori chiusi ed elargisce fiumi di soldi pubblici per la disattivazione a società private di gestione dei rifiuti. È successo finora con sei centrali. È un grande business sul quale è lecito dubitare. 

ANTI-CONCORRENZIALI E VECCHI, OSTACOLANO LE VERE RINNOVABILI
“L'industria nucleare – spiega l’ultimo Report sull’industria nucleare nel mondo – è diventata uno dei più potenti ostacoli alle rinnovabili”. Distorce il mercato e droga l'intero sistema e la concorrenza delle energie davvero pulite. Il parco impianti è stravecchio. Ipotizzando una vita media di 40 anni, 207 dei 416 reattori oggi attivi nel mondo chiuderanno entro i prossimi 10 anni e poi altri 125 entro il 2059. Inoltre, dovrebbero chiudere anche gli 85 reattori messi in funzione prima del 1979 più altri 28 fermati “a lungo termine”. Negli Usa, 85 dei 97 reattori presenti hanno la licenza scaduta e operano in proroga. Ma 4, nonostante l'estensione dell'autorizzazione fino a 60 anni, sono stati chiusi soprattutto per problemi economici. Stati Uniti e Francia rappresentano quasi la metà dell'elettricità nucleare prodotta nel 2018 (il 47,5%). E se sta in crisi lì, è un pessimo segno per l'atomo. Almeno la metà delle centrali in costruzione (in 16 Paesi) sono in forte ritardo. 

INCUBO EPR. E L’ITALIA BUTTA SOLDI ALL’ESTERO, CONTRO I REFERENDUM
Casi emblematici gli unici due nuovi cantierei nell’Unione Europea. Il reattore numero 3 di Olkiluoto, in Finlandia: cantiere partito nel 2005, connessione alla rete ri-annunciata per aprile 2020. Tra i vari problemi, anche il cemento difettoso e anomale vibrazioni al pressurizzatore, un aspetto fondamentale visto che è un EPR, cioè ad acqua pressurizzata. Sono quelli che volevano portare in Italia. Doveva entrare in funzione nel 2009… È una barzelletta pure l’altro EPR a Flamanville, in Francia, casa madre di questa tecnologia: il nuovo reattore doveva partire nel 2012, ma ancora a luglio 2019 risultavano saldature difettose e altre criticità. Il costo stimato è salito da circa 3,3 a 12,4 miliardi di euro. E non prendiamoli in giro. La costruzione dei due reattori che la Slovenské elektrárne ha in cantiere a Mochovce, in Slovacchia, dal 1985. Responsabile dei lavori e  della messa in esercizio dei due nuovi reattori è la  socia Enel. In barba alla volontà degli italiani, che con due referendum hanno bocciato il nucleare, l’Enel si sbraccia per fare due impianti nucleari a soli 850 km da Roma. E per giunta, coi soldi dei cittadini italiani, che sono suoi soci al 23,6% attraverso lo Stato. Ad agosto scorso, Enel ha dovuto metterci altri 270 milioni di euro per aumento dei costi. Dopo 800 milioni sganciati nel 2017! Dagli 1,8 miliardi di euro inizialmente previsti, il conto è salito (per ora) a 5,4. 
Ottimo affare. Ad aprile 2019 la polizia slovacca ha arrestato  Paolo ruzzini e Nicola Cotugno, ex presidenti della Slovenské elektrárne, responsabili dei lavori dei due reattori)

LARGO ALLE VERE RINNOVABILI
Nel 2018 era previsto l'avvio di 15 reattori nel mondo; solo sette sono partiti. Più due, previsti nel 2019. Di questi nove, sette sono in Cina e due in Russia. Ma ne sono stati chiusi 5. 
E tra luglio e agosto 2019 la Tepco – quella del disastro di Fukushima – ha annunciato la chiusura di 11 reattori. Per mantenere l'attuale status quo, la costruzione di nuovi reattori dovrebbe triplicare nel prossimo decennio. 
A livello mondiale, le vere rinnovabili nel 2018 sono cresciute molto: +29% l'eolico, +13% il solare. La produzione nucleare, dopo una riduzione di tre anni consecutivi, è aumentata del 2,4%, di cui l'1,8% in Cina. 
Comunque la Cina, a dispetto del suo ambizioso programma nucleare, ha prodotto più energia dal vento che da reattori atomici e ha speso la cifra record di 146 miliardi di dollari in rinnovabili nel solo 2017, più della  metà di quanto investito al livello mondiale sulle fonti pulite. Nel 2018 “solo” 91 miliardi di dollari. Negli ultimi 10 anni le stime dei costi per l'energia solare sono scesi dell'88% e quelli per generare elettricità dal vento sono diminuiti del 69%. I costi del nucleare sono invece aumentati del 23%. Nell'Unione Europea le rinnovabili vere hanno dato il 95% di tutta la nuova capacità elettrica, nel 2018.                       

 


Bidone eterno
In oltre 10 anni abbiamo pubblicato inchieste e approfondimenti sulla più pericolosa industria (e ormai 
inutile) concepita dall’uomo. Appalti, cricche politico-affaristiche, armi e bufale energetiche. E oggi? 

 


Volano sole e vento
L’eolico nel mondo è volato da zero a 1.258 TeraWatt nel 2018. 
Il solare s’impenna in modo inarrestabile 
Il nucleare arranca, con gravi crolli negli anni 2000

 


Il bidone atomico in cifre

207 dei 417 reattori presenti nel mondo chiuderanno entro il 2030 

94 progetti di nuovi reattori (uno su 8) abbandonati nel mondo, dal 1970 a metà 2019 

48 reattori in costruzione, con tempi assolutamente imprevedibili

28 reattori in stand by a lungo termine

27 reattori in costruzione hanno ritardi di diversi anni

17 nuovi reattori dovevano entrare in funzione nel 2018: sono stati collegati alla rete 9  

+23% è l'aumento dei costi del nucleare negli ultimi 10 anni 

-88% il calo dei costi per il solare negli ultimi 10 anni

-69% il calo dei costi per l'eolico negli ultimi 10 anni

10,15% la quota di energia nucleare sul totale di energia prodotta nel mondo nel 2018, nel 1996 era 17,5%

Fonte WNISR 2019

 


Mistificatori seriali: quello spot Tv con cui volevano fare fessi gli italiani

Scorretto, pieno di “distorsione informativa” e “ambiguo”, “intriso di subliminale intenzione persuasiva”, “privo di trasparenza”. Così il Giurì dell'Istituto dell'autodisciplina pubblicitaria (Iap) ha bollato lo spot a favore del nucleare lanciato a dicembre 2010 sui principali canali tv e giornali italiani in vista del referendum del giugno 2011. Il Giurì ordinò che non fosse più mandato in onda. 

 


IL DEPOSITO NUCLEARE DI LATINA FATTO DALLA MAFIA

 
Nessun governo ha indicato dove realizzare il deposito nazionale definitivo per le scorie nucleari italiane e l'Unione europea ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia. C'è solo il deposito  “provvisorio” di Latina, inaugurato nel 2014 presso la vecchia centrale ferma dal 1986 perché aveva bulloni mancanti, arrugginiti e svitati nei contenitori delle barre d'uranio e altri “dettagli” anomali. Lo ha costruito (male e incompiuto) una ditta controllata dal re degli appalti Pietro Tindaro Mollica con il suo consorzio Aedars Scarl, tramite un subappalto ai casertani. Personaggio siculo «in stretti rapporti con diverse consorterie malavitose, anche di matrice mafiosa», scrive il Gruppo investigativo criminalità organizzata della Guardia Finanza di Roma. A febbraio 2019 lo Stato gli ha confiscato definitivamente 171 milioni di euro. Un patrimonio accumulato in 20 anni di appalti con gli Enti pubblici. Il deposito di Latina appaltato al suo ‘giro’ per oltre 4 milioni di euro, doveva essere super-sicuro. Ma presentava delle microfessure e non aveva le finiture interne. Nel 2012 la Sogin, società statale che gestisce il nucleare italiano, ha dovuto indire un nuovo bando per completare l’opera, sborsando altri 380mila euro dei cittadini. Per gli impianti nucleari di Saluggia e Trino Vercellese, in Piemonte, la Magistratura penale si è invece imbattuta in una storia di mazzette, nell’ambito della più complessa inchiesta sull’Expo 2015 a Milano. Le indagini parlano di una potente e capillare cricca degli appalti. 

 


L’Onu vieta di conoscere l’impatto sulla salute

I Tg non ne parlano e nemmeno le autorità sanitarie. Un accordo tra l'Agenzia internazionale per l'energia atomica - principale sponsor mondiale del nucleare - e l'Organizzazione mondiale della sanità (che fa parte dell’ONU) ci impedisce di sapere la verità sull'impatto delle centrali nucleari. È l'accordo WHA12-40 del 28 maggio 1959. Ha fatto sì che il bilancio ufficiale dell’AIEA sul disastro di Chernobyl contasse solo 56 morti... Nel 2005 l’Ucraina riconobbe 2.646.106 propri cittadini come vittime della catastrofe nucleare nella vicina BIolorussia. Ma l’OMS non può cercare né rivelare i veri dati sanitari sul nucleare...

 


Dopo Chernobyl, la Bielorussia ci riprova... pilotata dai russi

La Bielorussia ci riprova: nel 2013 è partito il cantiere del reattore AES 2006 ad Ostrovets. A guidare l’affarone è la Russia, che ha concesso 10 miliardi di dollari per 25 anni, per finanzaire il 90% dell'impianto progettato e fornito dalla società Atomstroyexport. E di dove è? Della Russia… Nel frattempo il costo ufficiale è cresciuto del 26%. Ad aprile 2019, 30 Paesi firmatari della Convenzione di Espoo (sulla valutazione dell’impatto ambientale) hanno duramente bocciato la scelta, deliberando che la scelta della Bielorussia viola l'accordo. 
 

 


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