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La colite ulcerosa

Le cause, la diagnosi e come si deve intervenire per evitare complicazioni

Gio 09 Gen 2020 | di Maria Giovanna Graziani | Salute
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La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica che colpisce primariamente il retto e può coinvolgere parte o tutto il colon. Le cause di questa infiammazione sono ancora sconosciute. La colite ulcerosa si manifesta con diarrea ematica, anche notturna, associata a dolori e crampi addominali, che spesso si risolvono con l’evacuazione. Spesso è presente urgenza con difficoltà a trattenere lo stimolo defecatorio e una evacuazione di piccolo volume o anche solo di muco e sangue. La malattia è caratterizzata da episodi acuti seguiti da periodi di remissione in cui è clinicamente silente. La frequenza degli episodi sintomatici può variare da uno o due attacchi l’anno a numerosi episodi che riducono il periodo di benessere a pochissimi mesi l’anno. Se non ben curata, l’infiammazione cronica può portare nel tempo ad alterazioni irreversibili delle cellule intestinali con il possibile sviluppo di lesioni cancerose. 
Per questo motivo, e per evitare le riacutizzazioni, si assume una terapia anche nei periodi di benessere. La terapia medica di questa malattia si basa sulla somministrazione di farmaci anti-infiammatori e immunosoppressori.

LE CAUSE DELLA MALATTIA
Le cause della malattia non sono ancora note. L’ipotesi più probabile è che fattori ambientali, quali microorganismi batterici intestinali, in presenza di un assetto genetico predisponente possano scatenare l’attacco da parte del sistema immunitario in cui rimane coinvolto anche l’intestino. Nelle localizzazioni di malattia esclusivamente al retto può essere presente, al posto della diarrea, una stitichezza anche severa. Gli episodi più severi (15%) sono caratterizzati dalla comparsa di febbre e di disidratazione e necessitano di un ricovero urgente in Ospedale per poter praticare la terapia adeguata a base di cortisonici, immunosoppressori, antibiotici e supporto nutrizionale in vena. Solo in casi rari refrattari alla terapia si rende necessario un intervento di colectomia totale. Fino al 35% dei casi presenta manifestazioni extra-intestinali: artralgie e artriti localizzate sia alla articolazioni periferiche che alla colonna vertebrale; manifestazioni dermatologiche quali dei noduli sottocutanei, arrossati e dolenti o delle lesioni purulente che tendono ad ingrossarsi localizzate spesso agli arti inferiori; episcleriti e uveiti; malattie epatobiliari. L’infiammazione cronica può provocare nel tempo lesioni precancerose con un maggiore rischio di sviluppare un carcinoma intestinale rispetto alla norma.

DIAGNOSI
Le metodiche per diagnosticare la colite ulcerosa sono:
• La colonscopia con visualizzazione dell’ileo e con biopsie intestinali: serve a valutare lo stato della mucosa intestinale e l’estensione di malattia.
• Cromoendoscopia o narrow band imaging: tecniche aggiuntive in corso di colonscopia che permettono di visualizzare con maggior dettaglio le aree sospette per displasia del colon.
• Calprotectina fecale, indicata come esame di primo livello in pazienti con diarrea e dolori addominale. La sua presenza ad alta concentrazione nelle feci aumenta il sospetto che si tratti di una colite ulcerosa. Indicata anche per monitorare la malattia e la risposta alle terapie in modo non invasivo.
• Rx addominale, nei casi severi dà una indicazione sulla sede e l’estensione di malattia e sull’eventale sviluppo di complicanze.
• L’ecografia delle anse intestinali che permette di valutare la parete intestinale in maniera non invasiva. 

LE TERAPIE
La terapia per la colite ulcerosa è mirata a spegnere l’infiammazione intestinale, attraverso l’inibizione di processi coinvolti nell’attivazione della cascata infiammatoria e del sistema immunitario. I trattamenti comprendono:
• La mesalazina (5-ASA) è un farmaco ad azione topica o orale che agisce direttamente come anti-infiammatorio sulla mucosa intestinale.
• Gli steroidi hanno una potente azione anti-infiammatoria a livello di tutto l’organismo, e modulano la risposta immunitaria.
• L’azatioprina o la 6-mercaptopurina sono degli immunosoppressori che inducono la morte della gran parte dei globuli bianchi attivati, responsabili dell’infiammazione.
• Ciclosporina un immunosoppressore che agisce inibendo la funzione dei linfociti, responsabili dell’attivazione del sistema immunitario, e che di solito si usa nei casi di colite severa resistente al cortisone.
• I farmaci biologici (anti TNF alfa, Anti-Integrina, Anti IL12/23), anticorpi monoclonali biotecnologici, bloccano selettivamente una delle molecole principali responsabili dell’infiammazione. Si prevede l’intervento chirurgico di colectomia totale quando i farmaci non hanno spazio terapeutico. I farmaci sperimentali, che possono avere vari meccanismi d’azione, solo Centri d’eccellenza selezionati possono somministrare nell’ambito di studi clinici.

PREVENIRE NON SI PUÒ
Purtroppo non si può prevenire l’insorgenza della colite ulcerosa, ma si possono prevenire le complicanze e l’evoluzione. La diagnosi precoce di malattia consiste nel richiedere esami delle feci in caso di diarrea e/o dolori addominali specie in soggetti con familiarità per malattie autoimmuni. In caso di sanguinamento rettale cronico, la colonscopia è indicata per una diagnosi precoce. Per la prevenzione delle neoplasie intestinali si esegue una colonscopia con biopsie seriate o con nuove metodiche (cromoendoscopia) ogni 1-2 anni in caso di colite ulcerosa estesa oltre il retto, a partire da 8 anni dalla diagnosi. Per la prevenzione delle infezioni opportunistiche, nei pazienti che si sottopongono a terapie immunosoppressive, eseguendo vaccinazione anti-influenzale ogni 12 mesi, vaccinazione anti-pneumococco ogni 5 anni, e vaccinazione per l’epatite B al momento della diagnosi, se non già effettuata.  

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