acquaesapone Ambiente
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Alberi: 181 varietà a rischio estinzione

Gli alberi assorbono inquinanti gassosi e catturano il particolato sottile: un argine ai cambiamenti climatici che rischia di scomparire

Gio 30 Gen 2020 | di Domenico Zaccaria | Ambiente

È iniziata l’invasione degli alieni. E per gli alberi non è una bella notizia. Dall’ippocastano al sorbo, fino all’abete rosso e al frassino maggiore, sono ben 181 le varietà arboree a rischio estinzione in Europa. Colpa soprattutto delle specie aliene – insetti, funghi e batteri –, che proliferano nel Vecchio Continente per i cambiamenti climatici e che ormai hanno superato la deforestazione e il consumo di suolo nella determinazione delle cause di scomparsa. Secondo uno studio dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), ben 162 dei generi a rischio vivono sul suolo europeo e in nessun’altra parte del mondo; e con essi potremmo perdere l’inestimabile patrimonio di uccelli, scoiattoli, piccoli mammiferi e invertebrati ai quali offrono rifugio e cibo. Gli “alieni” hanno già attaccato il 38% delle specie, con effetti evidenti. è il caso dell’ippocastano, che viveva nel nostro Continente già prima dell’ultima era glaciale: oggi ne restano meno di 10mila esemplari, assediati dalla cameraria ohridella, un lepidottero che scava profonde gallerie nelle foglie; non va meglio al frassino maggiore, attaccato da un fungo che causa la mortalità del 75% degli esemplari; senza dimenticare la xylella asiatica, che da sei anni fa strage di ulivi nel Meridione.

UN RUOLO FONDAMENTALE CONTRO LA CO2
Il cambiamento climatico sta modificando la temperatura e l’umidità di molti ambienti, creando le condizioni perché le specie aliene possano insediarsi, e quelle già presenti riprodursi più spesso, moltiplicando il loro impatto. Un vero paradosso, se si pensa che grazie al processo di fotosintesi gli alberi sono importanti accumulatori dell’anidride carbonica che si trova nell’atmosfera. Quanta CO2 assorbono e quali specie ne assorbono di più lo ha calcolato l’Istituto di Biometeorologia (Ibimet) del Cnr, analizzando alcuni alberi tra i più comuni nei nostri territori. Il record spetta al cerro, che ha una capacità di accumulo pari a 3,1 tonnellate nell’arco di 20 anni, seguito dall’olmo comune, dal ginko, dal bagolaro e dal frassino con 2,8 tonnellate. Ma le specie vegetali non hanno solo un ruolo fondamentale nella riduzione della CO2: sono infatti in grado di assorbire inquinanti gassosi - come gli ossidi di azoto prodotti dalle attività umane – e di catturare il particolato sottile. Un grande argine di fronte ai cambiamenti climatici, insomma, che rischia di scomparire proprio a causa del clima impazzito.                                        

Condividi su: