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Quando l’archeologia si fa industriale

Łódź e Katwice: tra fabbriche trasformate, arte, cultura e shopping

Gio 30 Gen 2020 | di Testo e foto di Max Rella | Mondo
Foto di 21

I frammenti di specchio che sulle facciate dell’ex Polski Hotel, il primo albergo di Łódź, costruito a metà del XIX secolo e ormai chiuso, disegnano rose cristalline, riflettono l'ambiente, il cielo, la luce, dilatando gli spazi e creando un’atmosfera leggera e surreale. Si “entra” in quest’originale mosaico a cielo aperto, intitolato “The Passage of the Roses” (2014), opera di Joanna Rajkovska, accedendo a un piccolo cortile dal civico 3 di Ulica Piotrkowska, la lunga strada dello shopping e dei locali che taglia in due la cittadina polacca. Il mosaico è incluso con altre 130 opere d’artisti polacchi e internazionali nel circuito del “Galeria Urban Forms”, uno dei progetti di rivitalizzazione e recupero dell’archeologia industriale di Łódź (in italiano si pronuncia Wucc). Alcune di queste opere en plein air sono collocate, quasi nascoste, nei cortili di Ulica Piotrkowska, proprio come “The Passage of the Roses”. Altre sono disseminate qua e là. Ad esempio, “The Birth of the Day” (2018) di Wojciech Siudmak decora la facciata di una casa in Ulica Więckowskiego 4, che ha ricevuto un restauro speciale, con un dipinto trasposto sulla parete, utilizzando 260 piastrelle in gres porcellanato per riprodurre figure variopinte e fantasiose, che trasmettono sensazioni gioiose e positive. Tra i più belli, troviamo poi i murales del portoghese Bordalo II, del brasiliano Os Gemeos, dello spagnolo Aryz e del belga ROA, che ravvivano il grigiore ex industriale dello scenario cittadino.
Le immagini in bianco e nero degli imponenti palazzi squadrati e delle grandi piazze per le adunate popolari appartengono ormai al passato, ma il presente è tutto a colori a Łódź come a Katowice, due centri “minori” della Polonia centrale, accomunati da una trasformazione e uno sviluppo inimmaginabili fino a una ventina d’anni fa. Caduto il muro di Berlino nel 1989 e consegnati alla storia i regimi comunisti, per questi centri si è materializzata una realtà nuova. Mutato lo scenario politico, la società e l’economia si sono evolute. L’assetto urbano, così, è cambiato rapidamente recuperando e valorizzando a fini turistici, ricettivi e residenziali un vasto patrimonio d’archeologia industriale. 
Łódź, situata al centro del Paese, a due ore di treno da Varsavia, con 729mila abitanti è la terza città polacca per popolazione, un tempo un centro industriale specializzato nel tessile, oggi ampiamente riconvertito. Circa 300 fabbriche si svilupparono nel primo ‘800 insieme alla città, che prima d’allora equivaleva a un villaggio d’origini medievali di appena 500 abitanti, divenuti 3mila nel 1823, l’anno dell’apertura dei primi opifici, e quasi 500mila nel 1910 con le attività a pieno regime. 
Legata al mercato russo e poi sovietico, l’economia di Łódź entrò in crisi con la caduta del comunismo e con l’arrivo della concorrenza cinese e a poco a poco molte fabbriche chiusero i battenti. Oggi di quel passato industriale resta poco – qualche azienda di elettrodomestici – mentre la città si è reinventata nei servizi, diventando anche la “capitale” dell’industria cinematografica polacca. Alcuni grandi registi, come Krzysztof Kieślowski e Andrzej Wajda, scelsero proprio lo scenario urbano di Łódź per le loro più importanti produzioni. Ad esempio, nella stazione Fabryczna, la più grande e moderna della città, il regista Kieślowski girò alcune scene del film “Destino Cieco”, del 1981, allora bloccato dalla censura polacca e distribuito soltanto nel 1987. Ma con il cinema si è sviluppato anche un filone artistico e creativo che grazie alla street art ha reinventato tanti palazzi abbandonati e recuperati. Appunto, il progetto “Galeria Urban Forms”. 
Sfruttando i fondi europei, sono stati pianificati e in gran parte già realizzati lavori di riordino urbano per rimodernare e riconvertire siti industriali abbandonati. Tra i principali, in corso d’opera, c’è l’area di passaggio tra la stazione Fabryczna e il Centro per la Scienza e la Tecnologia EC-1. Quest’ultimo, inaugurato nel 2008, è sorto all’interno della prima centrale termica ed elettrica di Łódź, in funzione tra il 1906 e il 2000, poi riconvertita. Il Centro EC-1 oggi propone tre percorsi didattici dedicati alla produzione d’energia, allo sviluppo della scienza e della civiltà e ai segreti del mondo micro e macro. La principale attrazione è il planetario più moderno della Polonia; mentre la storica sala macchine ospita concerti e convegni. 
Un altro complesso industriale ottocentesco presente nella cittadina di Łódź, quello dell’imprenditore d’origini ebree Izrael Poznański, è stato trasformato nel 2006 nel Manufaktura, un centro per il tempo libero che si estende su un’area di 27 ettari, pluripremiato a livello internazionale come esempio virtuoso di recupero e rivitalizzazione di impianti dismessi. 
Ce n’è per tutti i gusti: siete patiti di shopping? Trovate ben 250 negozi! Sportivi? Potete approfittare della parete da arrampicata oppure della sala bowling! Volete scatenarvi in pista? Ci sono le discoteche! Qualche spazio culturale più tranquillo? Non mancano cinema e teatro! E musei come il Muzeum Sztuki che raccoglie opere d’arte del XX e XXI secolo, e il Fabriky. Quest’ultimo, allestito in una palazzina di mattoncini rossi, racconta la storia della lavorazione del cotone e dell’industria tessile dell’imprenditore Poznański. Invece un altro complesso di fabbriche tessili, il Księży Młyn, è stato riconvertito ad uso abitativo e professionale. 
Gli edifici un tempo case degli operai al servizio dell’imprenditore Karol Scheibler, ospitano ora appartamenti, loft e studi d’artisti, a prezzi non per tutte le tasche.

 


I PROGETTI DI KATOWICE
A un paio d’ore d’auto, nella regione della Slesia, più a sud verso Cracovia, da centro industriale sviluppatosi con le miniere di carbone, Katowice si sta ripensando in una veste inedita. Questa città di 300mila abitanti si trova al centro di un’area d’agglomerati urbani molto più ampia, in cui i confini non sono sempre ben definiti, che complessivamente conta 2,5 milioni di residenti, un numero superiore alla popolazione della capitale Varsavia. 
Situata in una terra contesa nei secoli tra tedeschi e polacchi, nel periodo di massima espansione industriale Katowice aveva 14 miniere, di cui ne restano appena 2: le altre 12 sono state in parte abbattute, in parte riconvertite a usi culturali, con musei e gallerie d’arte. Tra queste, la Galeria Szyb Wilson ospita mostre d’arte contemporanea e altri eventi, come l’annuale Art Naif Festiwal. 
Katowice, divenuta municipio soltanto nel 1865, quando era poco più di un villaggio in una zona d’industrie estrattive, fu una città tedesca fino al 1922 e dopo, per decenni, ha fatto parte dell’area d’influenza russa e sovietica. Furono costruiti in quegli anni palazzi istituzionali e residenziali realizzati con ingenti investimenti: come il palazzo del Parlamento della regione autonoma della Slesia in Plac Sejmu Śląskiego, o la sede dell’ex Partito Comunista Polacco in fondo alla stessa piazza e l’Università sulla destra. Insieme ai siti industriali con le loro ciminiere, queste architetture razionaliste e sovietiche, caratterizzavano il panorama urbano della città.
Oggi con diversi siti d’archeologia industriale riconvertiti, lo scenario è più vario. Nikiszowiec, per esempio, è un quartiere periferico sorto nell’800 a ridosso della miniera di carbone Giesche, chiusa nel 2018. Per anni considerata una zona popolare e pericolosa, di recente è stata riscoperta come una tappa turistica. Il cuore del distretto è la bella piazza Wyzwolenia, su cui affacciano dimore con i portici e un ufficio postale con una facciata decorata da mosaici floreali. La vicina chiesa neogotica del 1927, anch’essa in mattoncini rossi, è dedicata a S. Ana, mentre le vecchie case degli operai - nove blocchi in mattoncini rossi - sono state recuperate e appaiono ben curate. A testimoniare il passato resta il Muzeum Śląskie, dedicato alla storia della regione mineraria della Slesia, con sezioni d’archeologia, arte antica, moderna e contemporanea, ma anche etnologia e fotografia. 

 

 
LA TRADIZIONE È SERVITA
A tavola la tradizione è ancora protagonista con i “classici” della cucina polacca: i pierogi, dei ravioloni con ripieni vari, sia dolci che salati; i bigos, un piatto a base di crauti, carne, salsiccia affumicata, pancetta e spezie; e le zuppe, come lo żurek, fatto con segale, patate, salsicce e uova sode; o il barszcz, preparato con barbabietole rosse e altri ortaggi di stagione. Carne e pesce sono gli ingredienti principali di sostanziosi piatti, dal maiale all’anatra fino alla selvaggina e dalla trota all’aringa affumicata. 
Ma non mancano le rivisitazioni raffinate e di gusto più moderno degli chef contemporanei. A Łódź, per esempio, il ristorante Powidok propone la cucina stagionale d’ispirazione europea, ma con ingredienti locali di Kamil Skrok; il Quale, vicino alla stazione Fabryczna, offre le buone proposte internazionali di Paveł Pyra. A Katowice, inclusa nel circuito gastronomico dello Silesian Tastes Culinary Route, ci sono ottimi ristoranti di cucina tradizionale regionale, come lo smaQ, all’interno del Q Hotel, e il Moodro, ristorante e bistrot al Muzeum Śląskie, con i piatti rivisitati dallo chef Michał Wróbel. 

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