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Torna il vero cinema

Moore, Tarantino, Comencini, Gilliam e Pixar: pokerissimo

Gio 08 Ott 2009 | di Boris Sollazzo | TV/Cinema

Comincia la stagione cinematografica più feconda, per quantità e qualità. E la mano che si gioca in questo ottobre unisce cinque nomi di tutto rispetto, sulla crisi economica, la guerra, la maternità, un patto col diavolo e un vecchietto molto “animato”. C’è di che leccarsi i baffi.

Capitalism: a love story
Michael Moore è tornato, più ironico, rigoroso e feroce che mai. Dopo il sistema sanitario a stelle e strisce (con Sicko), demolisce il sistema dalle fondamenta, partendo dalla crisi economica più grave del dopoguerra, quella dell’anno scorso. E, dopo vent’anni in cui ha raccontato i capisaldi di un impero in declino, ora si occupa della sua struttura: è il capitalismo ad essere sbagliato. Può sembrare una provocazione, ma alla fine del suo film sembra solo una constatazione. Analisti finanziari incomprensibili, famiglie sfrattate perché ingannate da Greenspan e soci sul fatto che la propria casa fosse una banca, grazie a ipoteche e simili, multinazionali che assicurano la vita dei propri impiegati a loro insaputa e iscrivendosi come soli beneficiari, sperando nella loro morte prematura per racimolare milioni di dollari, giudici corrotti che sbattono in riformatorio giovani colpevoli di piccole marachelle per lucrare sul penitenziario privato appena costruito. Michael Moore parla apertamente di una soluzione socialista, mostra deputati finalmente contro i poteri forti, alcuni che inducono persino gli elettori a non rispettare le leggi ingiuste. Nel secolo breve del Novecento i due grandi sistemi di governo politico ed economico, capitalismo e comunismo, hanno clamorosamente fallito. Moore lo sa e conta su Obama per una terza via. Film da vedere, più volte.

Bastardi senza gloria
“What If?” è la parola d’ordine di tanti mondi paralleli - letterari, fumettistici o cinematografici - per cui si costruisce una storia pensando a “cosa sarebbe successo se…”. Tarantino ci racconta, invece, “come sarebbe successo se…”. Il finale è catartico e geniale, molti hanno tentato di raccontarvelo, soprattutto i quotidianisti presenti a Cannes. L’inizio, poi, è tra i migliori dieci minuti della storia del cinema. Il problema è il corpo di questo film, dalla sceneggiatura affascinante come sempre, ma di una lunghezza e di una disomogeneità davvero insanabili. Poteva essere un’opera d’arte, un capolavoro, sono “solo” cinque capitoli di guerre e vendette, tutti con qualcosa di straordinario ma che faticano ad aderire perfettamente e a costituire un film. Ci si accontenta, allora, di ricostruzioni notevoli e delle solite grandi interpretazioni dei film di Tarantino: immenso il colonnello SS Landa, Christoph Waltz, non a caso premiato a Cannes, ottimo e comico il Brad Pitt nazista, incantevole nella sua determinazione Melanie Laurent, elegante Diane Kruger. Bastardi senza gloria ha un’ambizione speciale, un sapore curioso, ma sembra come un puzzle un po’ monotono di cui il regista incastra i pezzi male. Peccato.

Lo spazio bianco
La maternità è già un argomento difficile da raccontare, oltre che da vivere. Se “capita” a una donna matura, libera (così tanto da farsi lasciare dall’uomo che ha sposato un’altra ma forse l’ama ancora), spigolosa e poco desiderosa di un figlio che le tolga anche quei pochi piaceri che si concede. Francesca Comencini, poi, riprende il romanzo omonimo di Valeria Perrella, in cui la nascita è prematura, a sei mesi, e ci fa vivere un’attesa estenuante, ingiusta. Tutto bello, tutto incompleto: come già in altri film il bel talento, visivo e narrativo, della regista sembra ingabbiato, potrebbe dare tanto a una storia e invece, a volte, si ferma al ruolo di una Nanni Moretti al femminile, più nei vezzi che nella visione. Eppure le idee ci sono, dalla protagonista atipica alla sua classe delle scuole serali, dalle compagne di sventura alla giudice dirimpettaia. E come spesso accade in Italia, per voler fare troppo, si fa troppo poco.

Parnassus - L’uomo che voleva ingannare il diavolo
Fare patti col diavolo, soprattutto se ha la faccia da schiaffi di Tom Waits, non è molto intelligente. Giocarti la tua primogenita, lo è ancora meno, sebbene ci siano politici che spergiurano sulla testa dei loro figli. Plummer fa e disfa, Lily Cole è una vittima col fisico da donna e il volto da bambina, Heath Ledger (quant’era bravo, che ingiustizia averlo perso) salva baracca e burattini. E, se la prima scena vede quest’ultimo impiccato (la crudele ironia del cinema) e il film ci mostra, a sostituirlo, i suoi tre amici Depp, Law e Farrell in un gioco di specchi (han lavorato gratis, i loro compensi sono stati interamente devoluti alla figlia di Ledger, Matilda), questa pellicola appare come uno schizzo d’opera d’arte, apparentemente ancora work in progress, in verità laboratorio di talenti che hanno regalato qualcosa di unico e originale, come sempre accade con Terry Gilliam. Guardate questo film e fatevi giocare dalla sua inquietante e infantile magia.

Up
Solo la Pixar ci poteva riuscire: farci amare un film con protagonisti un vecchietto antipatico e ferito e un boyscout petulante e grassottello. In fondo sono gli stessi che ci hanno fatto urlare al capolavoro assoluto con un robottino riciclatore di rifiuti. Qui siamo un paio di gradini sotto, ma sempre a livello di eccellenza: una casa che vola trainata da palloncini per mantenere una promessa, avventure e animali divertentissimi, una scena d’azione finale straordinaria e in mezzo dolcezze e visioni geniali che uniscono l’occhio Pixar all’anima Disney. E viceversa. E, se la tridimensionalità è poco più che una leziosa aggiunta, fa niente. Ci divertiamo da matti lo stesso.          


I fantastici 4 (in dvd)
After sex: otto coppie, otto reazioni all’amore fisico, una commedia dell’anima e del corpo. Molto divertente e istruttivo, settantasette minuti sotto le lenzuola. Non è da tutti.
Accolti a braccia chiuse: due dvd, i lavori di Alvaro Bizzarri, eroico proletario e emigrante italiano in Svizzera che creò prima una rete di cineforum, poi divenne regista. Per raccontare l’inferno del razzismo di stato elvetico.
Roberto Nanni - Ostinati 85/08: libro e dvd, il lavoro di un intellettuale che da anni cerca la sintesi tra suono e immagini. Qui, tra le altre cose, parla con Derek Jarman e si fa un “autosfratto” con Freak Antoni.
The Wrestler: il capolavoro che ha vinto Venezia 65 e rilanciato Mickey Rourke. Non finiremo mai di incensarlo: soprattutto se il dvd ha extra splendidi come il making of o “dentro il ring” o una tavola rotonda con i wrestlers.


I magnifici sette (in sala)
Capitalism: a love story: materiale di repertorio, interviste, dati, battute ironiche, deduzioni. E frasi e propaganda capitalista di decenni. Le storie d’amore, spesso, finiscono male. Qui il capitalismo ha fatto di peggio: ci ha usato, tradito e umiliato.
Parnassus - L’uomo che voleva
ingannare il diavolo: per Lily Cole persino il diavolo può scommettere. Heath Ledger è così bravo che sembra sconfiggere la morte. Quella vera, la sua.
UP: decimo film della Pixar, una factory dove Walt Disney è remixato con gli anime giapponesi e Hayao Miyazaki. Una generazione di fenomeni, la migliore animazione di sempre. Qui pure in 3D.
Brüno: torna Sacha Baron Cohen dopo l’incredibile, in tutti i sensi, successo di Borat. Torna con il suo stilista gay, politicamente scorrettissimo. Chi l’ha visto, pare non abbia ancora smesso di ridere.
Bastardi senza gloria: e se la Seconda guerra mondiale fosse andata in altro modo? Il finale reinventa la Storia, il resto del film di storie ne ha troppe. Nonostante delle intuizioni geniali, il film è macchinoso. Noia bastarda.
Lo spazio bianco: Francesca Comencini e una madre che mette al mondo una figlia non nata del tutto. Due mesi di fronte a un’incubatrice: era difficile farne un film. E infatti ci riesce “solo” a metà.
Nel paese delle creature selvagge: torna quel genialoide di Spike Jonze con una delle storie per bambini più famose d’America. Gran cast (di voci), anteprima mondiale in Italia. Piatto ricco…


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