acquaesapone Editoriale
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Caro amico ti scrivo…

I social apparentemente abbattono i confini, ma nella realtà alzano muri. Non sarebbe meglio tornare ad incontrarsi nella realtà?

Ven 28 Feb 2020 | di Angela Iantosca | Editoriale

Sono mesi che quotidianamente faccio la stessa riflessione, ogni volta che guardo i social e come le persone agiscano e interagiscano su quella piattaforma digitale. 

Ma non tanto gli 'amici virtuali', le persone incontrate una volta sola o gli estranei che hanno solo quello come strumento di contatto. 

Ciò che osservo e che mi stupisce è il comportamento di chi si definisce amico nel mondo reale, che quotidianamente agisce e interagisce con l'amico in quello virtuale. 

Che bisogno c'è di avviare conversazioni on line, quando potreste chiamare la persona amica? Perché condividere stati d'animo su questioni personali nei commenti pubblici sotto una foto? Perché pensate sia necessario dire a tutti che siete in ospedale, quando potreste comunicarlo in privato alle persone della vostra vita (che si presuppone già lo sappiano e vi siano accanto)? Perché invece di fare pochi chilometri e raggiungere chi volete bene, preferite un comodo like da casa sotto una foto magari anche ritoccata? 
Sembra un paradosso, ma da una parte i social hanno aperto le nostre case, non prevedendo più il privato, o meglio mostrando un privato taroccato da una fittizia rappresentazione esteriore. Dall'altra hanno come alzato muri rispetto ai rapporti reali, spingendoci a non fare più ciò che fino a qualche anno fa ci sembrava naturale: chiamare le persone della nostra vita, sentire la voce, organizzare un incontro, fare di tutto per intercettarsi lungo le strade... 

Lo ammetto, a me piace di più la vecchia maniera: insomma, meglio un like in meno e un contatto vero in più!

Condividi su: