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Vorrei un tatuaggio

Come comportarsi se un figlio vuole ‘decorare’ il proprio corpo?

Ven 28 Feb 2020 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Giuro che non lo so perché. è diventata un’ossessione, non appena quella parola ha varcato la soglia di casa. Capisco che tutti a volte abbiamo la tentazione di rallentare la crescita dei nostri figli e ci culliamo nella più beata delle illusioni: “A me non toccherà mai, i miei figli non diventeranno mai adolescenti che si cacciano nei guai o semplicemente che fanno cose che disapprovo. O anche solo adolescenti che fanno cose. Resteranno per sempre i miei bambini”. Quello che non avrei mai immaginato è che in cima alla lista di preoccupazioni del mio moderno e disinvolto compagno di vita ci fosse proprio lui: il tatuaggio.

Il maggiore dei nostri eredi ne ha parlato al ritorno da scuola, buttandola lì quasi per caso, come se stesse dicendo che gli andava di mangiare una pizza. Invece, ha poi cominciato a ripetere ossessivamente mio marito: «Vuole incidersi a vita sul corpo qualche sciocchezza, qualcosa che lo farà vergognare per sempre». Inutile cercare di calmarlo. Ha cominciato con tecniche dissuasive di crescente impatto emotivo.

Ha cominciato con lo spettro del dolore: ti infilano un ago migliaia di volte nella pelle. L’ha descritta come una tortura insopportabile. Subito dopo, vedendo che non attaccava con nostro figlio maggiore, che non ha mai avuto paura delle iniezioni, è partito dal rischio di malattie terrificanti. Sarà che siamo in tempi di coronavirus. Poi ha raccontato storie di persone che si sono pentite dopo che praticamente si sono rovinati la vita per essersi fatti tatuare un’immagine imbarazzante (credo che abbia fatto un’apposita ricerca on line). Infine, gli ha spiegato che invecchiando la pelle si deforma, il disegno diventa un orribile marchio, si cambia, si farebbe di tutto per toglierselo di dosso, ma la procedura è ancora più dolorosa. Ma si capiva che ormai stava cedendo. Con gli adolescenti, tutti immersi nel presente, l’argomento di un danno che si manifesterà in età adulta di solito funziona poco, perché appare irreale e distante come lo è il diventare adulti. Avete presente quando non riuscivamo nemmeno lontanamente a immaginare come saremmo diventati a trent’anni, come se dovesse essere un’altra dimensione spazio temporale?
Sono intervenuta a bloccare mio marito solo quando ha cominciato a fare ricorso ai ricatti emotivi, al senso di colpa verso mamma e papà, lasciandomi a bocca aperta: credo non l’avesse mai fatto nemmeno per convincerlo a studiare. Alla fine forse dovrò portare mio marito da uno psicanalista per capire se ha subìto qualche trauma legato ai tatuaggi.
Scherzo ovviamente. Ma personalmente l’idea del tatuaggio non mi sembra così spaventosa. Io non ne ho, ma ne capisco il fascino. E forse non ne ho perché su di me la minaccia del dolore per gli aghi risulta piuttosto efficace…
In ogni caso, credo che l’importante sia accertarsi che il giovane aspirante tatuato sia cosciente di tutte le implicazioni. Una buona idea può essere di raggrupparle in una lista di pro e contro, senza fare terrorismo, ma dicendogli in modo chiaro quali possono essere gli svantaggi. E poi lasciare che decida da sé. Forzarlo può essere controproducente. Nel senso di innescare per reazione una tatuatura ancora più radicale ed estensiva, anche solo per fare dispetto a mamma e papà e dimostrare il proprio coraggio. Vederlo tornare tutto dipinto. Confesso, non mi sento pronta. Devo essere tollerante. Ma stasera, prima di andare a dormire, senza farmi vedere da mio marito, accendo il computer e cerco su Google: “Come rimuovere un tatuaggio”.

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