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Il VERDE è il nuovo ORO

Siamo certi che si tratti proprio di prodotti “responsabili”?

Ven 28 Feb 2020 | di Armando Marino | Soldi

Il verde è il nuovo colore dell’oro. Si moltiplicano i settori che stanno ampliando i guadagni grazie a una verniciata di colore. Ovviamente, il colore che per eccellenza indica il rispetto dell’ambiente. Perché le nostre paure legate a salute, catastrofi ambientali, inquinamento stanno orientando verso il cosiddetto “consumo responsabile”. Ma responsabile di che? Non è importante. L’importante per il marketing è sfruttare ogni nostra pulsione per aumentare le vendite. Cosa del tutto legittima, almeno finché non si scivola nella truffa.

La cosmetica è un ottimo esempio di come il marketing sfrutti le nostre paure. Il sito Ecocentrica ha elaborato un interessante set di consigli per capire quando il marketing approfitta della nostra credulità. La scritta “cruelty free” sulle confezioni ad esempio, è solo un trucco della pubblicità per far leva sulle emozioni degli amanti degli animali, che sempre più ne guidano le scelte. La legge vieta già la sperimentazione animale per fini cosmetici, per cui la dicitura è del tutto superflua: quel prodotto non ha nulla di diverso dagli altri. Altri esempi è l’abbondanza di colori dall’aria vegetale e naturale nelle confezioni. Ma anche la presenza di un unico ingrediente certificato bio strillata sull’etichetta in un prodotto che magari è pieno di altre sostanze molto meno “verdi”. Così come gli spot basati sull’assenza di un certo componente finito nel mirino delle critiche ambientaliste o salutiste e che in realtà è solo stato sostituito con un altro altrettanto dannoso.

Altro settore pesantemente colpito dal “greenwashing” è il cibo. Abbondano le scritte “naturale” sulla confezione: da un punto di vista della qualità del prodotto non significa nulla. Ma stimola la nostra sensibilità verde acuita da campagne martellanti. Per non parlare dei finti prodotti bio. In questo caso si tratta di un’indicazione che ha un fondamento reale: una coltura certificata bio è diversa da quelle industriali. Ma negli ultimi anni ci sono state decine di operazioni di polizia con arresti e sequestri in aziende che spacciavano per bio cibo usando sostanze non previste dalle regole della certificazione. 
Attenzione anche alla pressione del marketing per farci sostituire utensili di plastica con altri fatti di materiali presentati come naturali e riciclabili, ma che in realtà non lo sono.
Altroconsumo ad esempio ha denunciato il caso delle posate di bambù: sono trattate con resine plastiche che le rendono non riciclabili, fa sapere l’associazione. Per cui finiscono in discarica o nell’inceneritore.

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