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Fedele all’originale

30 anni di musica, tra successi e silenzi: oggi un nuovo album e la gioia di essere arrivato sin qui

Ven 28 Feb 2020 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 3

Marco Masini quest’anno festeggia 30 anni di carriera. E dopo essere stato tra i protagonisti del 70° Festival di Sanremo, con il brano “Il Confronto” torna con un nuovo album “Masini +1, 30th Anniversary”, con 4 inediti e 16 duetti. Da aprile sarà in tour nei principali teatri italiani ed europei e il 20 settembre sarà protagonista sul palco dell’Arena di Verona per un concerto-evento. 

L’ultimo disco è pieno di duetti. Come sono nate le collaborazioni?
«Con Giuliano (Sangiorgi) ci ritrovammo al compleanno del nostro amico Francesco Muti. Ci proposero di cantare insieme e Giuliano scelse “Ci vorrebbe il mare”. La versione che ne uscì è quella che trovare nell’album. La vita è fatta di incontri, di storie che funzionano e di musica che non ha bisogno di essere spiegata». 

Come si veste di nuovo una canzone che ha 30 anni? 
«È normale che si vada ad equilibrare la nostra forma artistica attraverso delle sonorità che siano in linea con la musica attuale. Poi, quando fai un duetto ed hai quindi accanto una nuova voce, ti comporti come si fa quando hai un ospite a cena. Cerchi di far trovare casa tua più accogliente che mai. Ho voluto far sentire a proprio agio i miei ospiti ed ho adattato la mia vocalità alla loro».

Questo approccio ha snaturato la struttura delle canzoni originali?
«No. La struttura e i testi sono rimasti fedeli agli originali. Cambiarli sarebbe stato una mancanza di rispetto nei confronti di chi li ha scritti. A livello vocale il prodotto finale è cambiato. Certe canzoni hanno perso di “rabbia”, ma acquistato ritmo, tipo “Vaffanculo” feat Luca Carboni. Un caso a parte è Lorenzo (Jovanotti), che una sera mi ha mandato una strofa dedicata a me, alla mia vita. Ognuno dei miei ospiti, a modo suo, mi ha fatto un regalo incredibile».

E dell’elettronica cosa pensa?
«Non credo che l’elettronica abbia spodestato i grandi musicisti. La componente artificiale serve tanto, velocizza, ma lo spazio per la musica vera c’è ancora. È l’eterna questione della macchina che soppianta l’uomo, sta sempre al secondo fare un uso coscienzioso della prima».

Che rapporto ha con Sanremo?
«Ho partecipato perché avevo una grande voglia di imparare, soprattutto dai giovani. La musica si fa anche ascoltando gli altri, studiandoli, imparando metriche nuove, metodologie di scrittura e forme diverse. E Sanremo è una scuola più che una competizione». 

Perché Arisa per la serata dei duetti e come avete scelto la vostra canzone?
«”Vacanze romane” è il pezzo che mi collega all’ultimo ricordo di mia madre. Arisa, è una cantante fuori dall’ordinario ed era perfetta per l’arrangiamento che avevamo pensato». 

È legittimo eliminare un cantante da Sanremo per il contenuto dei testi delle canzoni da lui scritte nel passato (vedi la polemica per i testi di Junior Cally)?
«Potremmo mai censurare Totò per “Malafemmina” o Cocciante per “Bellasenz’anima”? Ogni canzone è figlia del suo tempo. Se penso a “Vaffanculo”, ritengo che il fuoco che animava quel guizzo di rabbia sia qualcosa che oggi non andrebbe alimentato, perché il mondo è già troppo pieno di estremismi». 

Il momento più bello di questi 30 anni?
«Deve venire: il 20 settembre all’Arena di Verona. È la summa di questi 30 anni. È un sogno e sarà una festa con gli amici di sempre e quelli che mi hanno accompagnato nell’ultimo album». 

Cosa non rifarebbe?
«Nella musica ogni sbaglio mi ha portato qui. Se non l'avessi fatto sarei da un’altra parte. E dal momento che in questa mia condizione attuale mi ci trovo proprio bene, non posso rimproverarmi nulla. A livello personale non ridarei quello schiaffo che da ragazzo diedi a mio padre...».




TRENT’ANNI DI CARRIERA

Eredita la passione per la musica dalla famiglia materna. Nel 1990 va a Sanremo con “Disperato” e vince nella sezione “Giovani”. L’anno successivo a Sanremo si piazza al 3° posto con “Perché lo fai”. Con l’album che lo contiene (“Malinconoia”) vince il Festivalbar e supera il milione e mezzo di copie in Europa. Nel 1993 pubblica la canzone “Vaffanculo”, uno sfogo contro i suoi denigratori che lo accusano di essere portatore sventura. L’album “T’innamorerai” supera in Europa il milione di copie. Nel 1995 viene pubblicato l’album “Il cielo della Vergine”, con “Bella stronza” e “Principessa”, dai testi molto forti ed espliciti. Nel 1998 pubblica l’album “Scimmie”. Nel 2001 si ritira dalle scene, ma nel 2003 pubblica l’album “Il mio cammino”. Il riscatto nel 2004: a Sanremo porta “L’uomo volante”, trionfa al televoto, vince il premio della commissione artistica per il miglior testo e quello assegnato dalla Sala Stampa. Nel 2013 riparte con un tour teatrale. Il 2020 è l’anno che segna i 30 anni di carriera artistica.

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