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Oggi come ieri

Roberto Colasanti e Letizia Lopez ricordano Donatella e Rosaria, le vittime del “massacro del Circeo”

Ven 28 Feb 2020 | di Marzia Pomponio | Attualità
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«Non si può trattare una donna come fosse un proprio oggetto. Non è di proprietà di nessuno la donna. Mia sorella è morta del 1975, speravo nel frattempo che le cose cambiassero, invece manca il senso di umanità, di civiltà, la capacità dello Stato di proteggere i propri cittadini. Quando leggo che è stata uccisa una donna mi chiedo: perché? Cosa fa lo Stato?» 

A parlare come un fiume in piena è Letizia Lopez, sorella di Rosaria, uccisa a 19 anni nel settembre 1975 dopo essere stata sequestrata, violentata e seviziata per 36 ore, insieme all’amica Donatella Colasanti, 17 anni, in quello che è stato definito il delitto più efferato nella storia d’Italia dal dopoguerra: il “massacro del Circeo”. I responsabili, Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido erano tutti ventenni della “Roma bene”, simpatizzanti dell’estrema destra. Guido era incensurato, Izzo e Ghira avevano precedenti penali per rapina a mano armata e violenza sessuale. Condannati all’ergastolo, Ghira non ha mai scontato la pena. Fuggito all’estero, si crede sia morto nel 1994 a  Melilla, città autonoma spagnola dove viveva sotto falso nome. Guido, dopo una riduzione di pena e l’indulto, dal 2009 è tornato libero; Izzo è in carcere per avere ucciso nel 2004 altre due donne, mamma e figlia 14enne. 

«Un assassino confessa e quindi gli viene concesso il rito abbreviato e anziché 30 gli daranno 15 anni, poi tra buona condotta e premi vari dopo uno o due anni esce dal carcere e lo vedi sotto casa e ricomincia da capo. Nel 2004 lo Stato ha dichiarato sano Angelo Izzo, è uscito e ha ucciso due persone. Il rito abbreviato per gli assassini bisogna abolirlo! Lo Stato, che mi deve proteggere come un padre con i propri figli, deve garantire la certezza della pena», dichiara Letizia, che incontro per l’intervista insieme a Roberto Colasanti, fratello di Donatella – scomparsa nel 2005 per un tumore al seno – in occasione della presentazione del “Premio Colasanti Lopez”, rivolto alle scuole, in omaggio alle vittime del Circeo, un delitto per il quale Letizia non ha mai sentito di avere ottenuto un’adeguata giustizia. A confermarlo anche Roberto. «Abbiamo pagato duramente gli effetti di quell’evento in famiglia. Non siamo stati mai neanche risarciti, anche se Donatella nell’istanza di secondo grado in una causa civile contro Izzo, Guido e Ghira ottenne una sentenza di risarcimento di un miliardo e mezzo, mai reso esecutivo. Sollecitò la Corte d’Appello dei diritti dell’Uomo ma non ottenne risposta».

“ESSERSELA ANDATA A CERCARE”
A soli 17 anni Donatella trova anche la forza di affrontare in aula di Tribunale, difesa dall’avvocato delle donne, Tina Lagostena Bassi, un’ulteriore violenza: quella dei legali delle controparti, che tentano di farla passare da parte lesa a imputata, in un periodo in cui la violenza sessuale non è ancora un reato contro la persona ma solo contro la morale. 
“Se le ragazze fossero rimaste accanto al focolare, dov’era il loro posto, se non fossero uscite di notte, se non avessero accettato di andare a casa di quei ragazzi, non sarebbe accaduto nulla”. 
È solo uno dei passaggi dell’arringa dell’avvocato di Gianni Guido in cui accusa Donatella di “essersela andata a cercare”. Per la prima volta le associazioni femministe si costituiscono parte civile. 
«Donatella non si sentiva compresa da tutti, però ha continuato a lottare per ottenere giustizia non solo per sé. È stata lei a scegliere l’avvocato Lagostena Bassi, per la sua lotta a favore delle donne. Con questo processo ha influito molto sui diritti delle donne, si è battuta e ha ottenuto che la sentenza della Cassazione riconoscesse che si trattava di un reato contro la persona, non solo contro la morale» dichiara Roberto.

IN ARRIVO LA SERIE TV
A distanza di 44 anni il delitto del Circeo continua a destare interesse, tanto che la casa di produzione Cattleya ha annunciato una serie tv per il prossimo autunno. Chi invece quella tragedia l’ha vissuta ha desiderato, invano, l’oblio. 
«Mia sorella aveva trovato conforto nel teatro e nelle poesie, che pubblicava con il nome di Donatella Del Greco. Non voleva essere più affiancata al massacro del Circeo».
Donatella e Rosaria condividevano la passione per il teatro. Rosaria, racconta la sorella, sognava di fare l’attrice. «Mi diceva “Diventerò famosa e vi farò ricche”. Invece è diventata famosa così. Non ci posso pensare. Quando è stata uccisa avevamo trascorso l’estate insieme in Sicilia, io sono rimasta giù, lei è tornata a Roma. “Rimani con me” le avevo detto. Non avrei mai immaginato che non l’avrei più vista».
 

 

“La parola scuola fu una garanzia...”

«Rosaria e io avevamo solo 17 anni. Ci hanno invitate a una festa da ballo dicendo che ci sarebbero stati ragazzi e ragazze, compagni di scuola. Per me la parola scuola fu una garanzia, quindi mi sono fidata». Da questa dichiarazione di Donatella Colasanti la Regione Lazio ha promosso il “Premio Colasanti Lopez”, rivolto alle scuole, per promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e delle differenze tra uomo e donna.
Roberto Colasanti, 64 anni, fratello di Donatella, ha pubblicato “Ascoltai la mia voce”, una raccolta di poesie della sorella, alcune inedite, a cura di Plinio Perilli, Editrice Zona, con la prefazione della giornalista Rai Federica Sciarelli. «L’obiettivo è fare rivivere la sua attività di poetessa, non voleva essere ricordata solo per la vicenda di cronaca vissuta».

 


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