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Se la mela diventa scarpa...

È made in Italy la nuova linea di scarpe vegane

Ven 28 Feb 2020 | di Domenico Zaccaria | Attualità

Se del maiale non si butta via niente, come recita un antico proverbio, pochi sanno che lo stesso principio vale anche per la mela. Anzi, la buccia e il torsolo possono trasformarsi in un indumento alla moda; e più precisamente in un paio di sneaker, realizzate con una similpelle vegetale fatta per metà con gli scarti della lavorazione industriale del frutto. è questa la grande novità della linea vegan di Womsh, marchio italiano di scarpe sportive che sin dalla sua fondazione – nel 2011 – ha cercato di applicare i principi della sostenibilità a un’industria, quella dell’abbigliamento, ancora troppo impattante sull’ambiente. Non una semplice similpelle, dunque, ma un materiale altamente innovativo ribattezzato “appleskin” studiato in collaborazione con Frumat leather, azienda di Bolzano che si occupa della produzione di beni ottenuti da scarti industriali biologici. Dall’estetica al confort, passando per l’impermeabilità, la capacità di mantenere il calore e la traspirabilità, è praticamente impossibile distinguere una sneaker “alla mela” da un altro prodotto della casa; ciò è stato possibile grazie a una serie di accorgimenti tecnologici all’avanguardia, frutto di anni di sperimentazioni.


SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE
Il concetto di sostenibilità ambientale, peraltro, viene declinato in molti altri aspetti. 
Primo fra tutti quello del riuso: l’azienda incentiva la restituzione delle calzature vecchie offrendo in cambio un buono sconto; questo perché le scarpe vegane possono essere riciclate - 1.500 paia solo nel 2018 - e trasformate in pavimentazioni antiscivolo e anticaduta nei parchi giochi per bambini. 
Per ogni acquisto, inoltre, viene regalato un albero all’acquirente, che attraverso la piattaforma web Treedom può piantarlo a distanza e seguire la sua crescita; un modo per compensare le tonnellate di CO2 equivalenti prodotte dalla fabbricazione, dalla spedizione e dallo smaltimento delle scarpe, ma anche un segno di gratitudine verso il cliente che ha deciso di condividere la visione dell’impresa. Visione che ovviamente non può che riflettersi nei processi produttivi: la scelta di mantenere l’intera filiera in Italia e di non esportare la manifattura, è dettata anche dalla volontà di monitorare da vicino le condizioni dei lavoratori; il 90% dell’energia impiegata proviene inoltre da fonti rinnovabili, mentre grazie alla piantumazione di alberi sono stati preservati in 5 anni 12.000 metri quadrati di foresta equatoriale.

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