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OGM, Europa sotto attacco

La definitiva spallata made in usa per invaderci di prodottigeneticamente modificati. E senza controlli

Ven 28 Feb 2020 | di Francesco Buda | Attualità
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Se vuoi portare a scuola di tuo figlio un ciambellone fatto da mamma, non puoi.  “Potrebbe rappresentare un comportamento non corretto dal punto di vista nutrizionale, oltre che una possibile fonte di rischio igienico sanitario”, secondo i massimi giudici amministrativi del Consiglio di Stato. È invece lecito invadere un intero continente con prodotti mai esistiti prima in natura, tra rischi e impatti sanitari e ambientali e con effetti disastrosi su interi sistemi socio-economici. 

La valanga di Ogm in Europa è destinata a ingigantirsi, sempre più fuori controllo. Siamo in una fase cruciale e di estrema ambiguità al potere. Si promettono regole certe, più sicurezza per la salute e l'ambiente. 

Ma di fatto si spalancano le porte a questi prodotti sulla semplice base di studi e rassicurazioni fornite da chi li inventa, li fabbrica e li vende. Entro marzo la Commissione europea, il governo UE per intenderci, ha promesso l'avvio della rivoluzione ecologica e sostenibile, biodiversità, tutela della salute e del clima, processi democratici: il Green Deal, con la svolta chiamata “Farm to Fork”, dalla fattoria alla forchetta. 
Ma prima della fattoria ci sarebbe il passaggio nei laboratori dei “creatori” di semi, piante e animali mai esistiti prima in natura e non realizzabili dalla natura stessa e brevettati. Dunque in mano a pochi potenti colossi mondiali che dettano legge nel settore. 
Senza il vaglio di scienziati indipendenti e di autorità pubbliche realmente indipendenti sulla loro reale sicurezza sanitaria e ambientale. Questo sono gli Ogm. Sia  quelli lanciati negli anni ’90 che quelli più attuali, ribattezzati con la sigla NBT, new breeding techniques, cioè nuove tecniche di riproduzione. 

VECCHI O NUOVI, LA SOSTANZA NON CAMBIA
Le Nbt sono un'invenzione che ha pochissimi anni. Nelle istituzioni europee e tra molti politici italiani la parola d'ordine è “semplificare”. Cioè spalancargli le porte. Non solo per la vendita, ma anche poterli coltivare. Attualmente in Italia e in altri 18 Paesi tra i 28 dell'Ue è vietato coltivare gli Ogm. Cambia il nome, ma non la sostanza: si insiste per introdurre massicciamente e senza controlli sementi Ogm, cibo e mangimi derivati da esse. Vecchie e nuove tecniche, sono manipolazioni sulle quali nessuno è in grado di escludere possibili effetti negativi a lungo termine, sulle generazioni attuali e su quelle future. 
È vero, le nuove tecniche non mischiano più pezzi di Dna di specie diverse. Come ad esempio l'indivia modificata con un pezzo di Dna del girasole per farla resistere agli erbicidi e che ha invaso sottobanco la Francia, senza nessuna autorizzazione dalle autorità. Lo ha denunciato a gennaio il sindacato Confédération Paysanne. Ma a maggio 2017, sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale “Nature”, alcuni ricercatori hanno scoperto un numero inaspettatamente alto di mutazioni secondarie, cioè impreviste, in un esperimento sui roditori trattati con l'editing genomico CRISPR – Cas9, emblema delle Nbt, osannato dai loro fautori. L'editore ha poi ritrattato l'articolo concludendo che “la questione richiederà ulteriori studi”. 

SCHIZOFRENIA EUROPEA
Perché dunque addossare ai consumatori e agli agricoltori certi “imprevisti”? Non a caso le cosiddette nuove tecniche Nbt sono state coraggiosamente assoggettate alle stesse regole sugli Ogm dalla Corte di Giustizia Europea. Proprio come chiedeva la Rete europea di scienziati per la responsabilità sociale e ambientale (Enssera): anche ciò che deriva da Nbt deve essere sottoposto a valutazione del rischio, deve essere tracciabile e - se nei prodotti in venduti sono presenti per oltre lo 0,9% - bisogna scriverci “Ogm” sull'etichetta. Inoltre, tra il 2014 e il 2019, il Parlamento europeo ha approvato diverse risoluzioni contro gli Ogm e a ottobre scorso ha invitato la Commissione “a sospendere qualsiasi decisione di esecuzione riguardo alle domande di autorizzazione di Ogm”. L’ha pure accusata di decidere con un “processo non democratico” e ha bocciato 4 richieste di autorizzazione per mais, soia e cotone transgenici, snocciolando rischi, trucchi e contraddizioni di questi prodotti. Attualmente in UE se ne possono vendere 73. La parola d'ordine per molti politici ed eurocrati è “semplificare”. La Commissione europea guidata dal machiavellico lussemburghese Jean-Claude Juncker, tra il 2015 e il 2019, ha autorizzato per 10 anni il commercio di ben 58 Ogm “tradizionali” per alimentazione umana e mangimi: 26 di mais, 15 di soia, 11 di cotone, 5 di colza e una barbabietola. 
15 solo tra luglio e fine novembre dell'anno passato. Quindi anche un attimo prima che la nuova Commissione europea, passata alla guida di Ursula von der Leyen, a dicembre annunciasse il programma salva-ambiente Farm to Fork entro marzo 2020! Non solo. 
«Nel semestre di presidenza finlandese il Consiglio dell'Unione europea, nella bozza di Farm to Fork, aveva addirittura tolto i controlli sugli Nbt. Volevano sottrarre questi nuovi Ogm dalla disciplina europea sugli Ogm», spiega ad Acqua & Sapone Federica Ferrario, responsabile dell’agricoltura sostenibile di Greenpeace. La nota associazione mondiale ha potuto consultare la bozza del documento. 

INVASIONE FUORI-CONTROLLO
«Questa previsione è stata cancellata, ma è rimasta la pervasiva pressione della lobby agro-biotech in Commissione europea». E i commissari obbediscono. Sì, hanno deciso uno studio sui rischi dei nuovi Ogm entro aprile 2021. Ma a chi l'hanno affidato? 
All'Efsa, l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, che vanta diversi personaggi in conflitto di interessi proprio su Ogm pesticidi e dintorni. Gente che ha lavorato a braccetto con la lobby del settore. Un esempio su tutti: l'ex direttore esecutivo dell'Efsa, la francese Catherine Geslain – Lanéelle, dichiaratamente favorevole agli Ogm. L'Efsa si è distinta anche per aver negato che il glifosato non è cancerogeno, in base ad uno studio commissionato al BfR, l’Istituto Federale Tedesco per la valutazione del rischio. Un'indagine del parlamento europeo ha  svelato che il 63 % dei lavori citati sono relazioni confezionate dai produttori dell'erbicida, mai pubblicate su riviste scientifiche. Secondo la IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa capo all’Organizzazione Mondiale della Sanità, il glifosato è un probabile cancerogeno. È il diserbante indispensabile per innumerevoli piante Ogm, le uniche capaci di non morire una volta irrorate da questo veleno che uccide tutte le altre. E intossica gli agricoltori e le popolazioni. A proposito di Nbt, la rete internazionale Friends of the Earth, venuta in possesso della corrispondenza tra gli Stati membri e la Commissione europea, ha denunciato che “nell’aprile 2017 il ramo della sicurezza alimentare della Commissione europea, la DG Sante, ha bloccato la ricerca sui test di questi Ogm, il che significa che la soia e il seme di colza provenienti dal Nord America contenenti Ogm illegali potrebbero entrare nell’Ue. […] Il pubblico e l’ambiente sono messi a rischio perché la Commissione europea non ha rispettato la legislazione dell’Ue e non ha sviluppato metodi di prova per nuovi alimenti geneticamente modificati”. A febbraio 2018, il quotidiano francese Le Monde ha scoperto che alcuni Ogm per mangimi sono finiti in commercio nell'UE, anche nel nostro Paese, senza autorizzazione. 

USA E LOBBY INSISTONO, L’EUROPA GLI VA DIETRO
«Esentare i nuovi Ogm dalle regole europee sul transgenico – avverte la Ferrario di Greenpeace - sarebbe un autogol per i consumatori ma anche per tutto il comparto agricolo, perché se non c'è piena tracciabilità non si potrà più identificarli. E non sapremo cosa coltiviamo e cosa mangiamo. Invece di investire su agricoltura resiliente, capace di reagire in modo sano, ci si nasconde dietro un dito e si promuove un sistema che favorisce un'agricoltura molto intensiva che stressa i terreni, favorisce i cambiamenti climatici, richiede molta energia e massiccio impiego di erbicidi, pesticidi e fertilizzanti». Il contrario di quello che serve per salvare il clima e il pianeta. Un modello che gli Stati Uniti vogliono imporre all'Europa con la minaccia di maggiori gabelle sui nostri prodotti che esportiamo lì da loro. «Ma anche con clausole trita-norme. Negli Usa solo l'anno scorso hanno immesso in commercio oltre 45mila nuovi Ogm, basandosi esclusivamente sugli “studi” di chi li produce! Il Presidente Trump ha proposto un regolamento che azzera gli oneri burocratici sui nuovi Ogm e  ogni condizione – autorizzazioni, tracciabilità, etichettatura – per l’impiego di tutti gli Ogm dichiarati “privi di rischio fitosanitario” dai produttori stessi, senza più controllo governativo. Pure la nostra Ministra dell'agricoltura, Teresa Bellanova, ha espresso il suo favore per gli Ogm». Così tuona l'avvocato Dario Dongo, specializzato in diritto alimentare europeo, esperto in sicurezza alimentare, fondatore di Great Italian Food Trade, il primo sito italiano indipendente sulla filiera alimentare in 8 lingue, e dell'associazione égalité. «È una grande truffa: il vero business è vendere diserbanti e fertilizzanti a chi usa semi Ogm. Il giro d’affari degli agrotossici è triplo rispetto a quello delle sementi - sottoline l’avv. Dongo - e su questi veleni guadagna no molto di più che sui semi». 

BREVETTI SUL FUTURO DEL PIANETA
Semi che sono brevettati e quindi solo da loro puoi e devi comprare. «La Commissione europea dice che bisogna “fare fronte ai cambiamenti climatici”, “proteggere l’ambiente”, “preservare la biodiversità”, “promuovere l’agricoltura biologica”... Parole sante. Ma non è credibile che al ritmo attuale delle richieste l'Autorità europea sia realmente in grado di svolgere le doverose analisi sugli effetti di vecchi e nuovi Ogm anche nei confronti delle generazioni future, come impone il regolamento CE 178/02. Insomma, il sistema dei controlli e valutazioni scientifiche dell’Ue fa acqua. Come si può autorizzare nel giro di qualche mese così tanti Ogm senza adeguate ricerche?». Il ciambellone fatto in casa è invece vietato portarlo a scuola.



 

Bambini Ogm? già fatti

A novembre 2018, in Cina sono nate due gemelline da embrioni manipolati con la tecnica di editing genico CRISPR – Cas (la stessa degli Nbt, i nuovi Ogm in arrivo in Europa). Sono state rese resistenti all’Hiv. È la prima volta che vengono manipolate le cellule germinali umane. Molti scienziati sono preoccupati perché le modifiche (e le mutazioni impreviste) si trasmettono ai discendenti, con effetti imponderabili e irreversibili. In Russia lo scienziato Denis Rebrikov, capo di una grossa clinica per la fecondazione in vitro, a luglio scorso ha annunciato di avere a disposizione  cinque coppie pronte a sottoporre i propri embrioni a modifica genetica con questa tecnica. 



 

Il capo dell’Efsa: “sì glifosato, ma non nella mia fattoria”

A dicembre 2018 è stato confermato l'austriaco Bernard Url come direttore esecutivo dell'Efsa. Come la sua predecessora Geslain – Lanéelle, è apertamente pro Ogm. Dice anche che il glifosato non è un problema. Un giornalista del quotidiano spagnolo El Mundo gli ha chiesto l'anno scorso: «Lei ha una fattoria in Austria, usa il glifosato?». «La fattoria la gestisce mio fratello – ha risposto Url -, però non lo usa, perché è a gestione biologica!».

 




“Frodi e mazzette”

Se scrivi su Google “Gmo fraud corruption bribing” (Ogm, frode, corruzione, mazzette), viene fuori una cascata di articoli che raccontano scandali e condanne nei confronti delle multinazionali del settore.

 




Ogm uguale più pesticidi a tavola

L’impatto ambientale degli insetticidi utilizzati nei principali paesi di soia Ogm resistente al diserbante glifosato è aumentato di 50 volte. La tossicità da ingestione è salita del 99% e la tossicità per contatto del 61%. Mais e soia Ogm sono rienuti i principali responsabili. Lo rivela una ricerca sul periodo 1992-2014, pubblicata a settembre dalla rivista scientifica Plos One. A dicembre, poi, uno studio dei ricercatori Bøhn e Millstone pubblicata sulla rivista “Genetically Modified Food” ha dimostrato che coltivando soia Ogm “gli agricoltori hanno raddoppiato le loro applicazioni di glifosato per stagione (da 2 a 4) e che i residui di spruzzatura di glifosato alla fine della stagione (poco prima del raccolto, ndr) producono residui molto più alti nelle piante e nei prodotti raccolti. I semi di soia GT (resistenti al diserbante glifosato, ndr) prodotti in Stati Uniti, Brasile e Argentina accumulano in totale circa 2.500-10.000 tonnellate di glifosato all’anno, che entrano nelle catene alimentari globali”. 
In passato, residui di glifosato sono stati trovati nelle urine del 99,6% dei tedeschi esaminati (fondazione Heinrich Boell) e nel 93% degli americani testati dall'Università della California. 




Pappe Ogm 

Ogm negli alimenti per neonati. Li hanno trovati nel 2004 ricercatori russi. «Alcune miscele erano modificate geneticamente al 100%. Potremmo storpiare i nostri bambini», disse l’importante genetista  Alexander Baranov. In Italia, la Relazione sul Piano nazionale Ogm relativo ai risultati del 2015 registra presenze di Ogm nel 10% dei campioni dei prodotti per neonati analizzati, principalmente a base di mais, soia e riso. 


 

Allergie

L’Universidad Nacional Autónoma de México ha rilevato che la tossina Bt (Cry1Ac), prodotta moltissimi vegetali Ogm autorizzati per l’importazione nell’Unione Europea, può causare allergie. Lo studio è stato pubblicato sulla ad agosto 2018 su “ImmunophaInternational Immunopharmacology”. Ma secondo l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) la ricerca non fornisce alcun nuovo elemento di indagine. I ricercatori hanno replicato che l’Efsa non ha valutato correttamente dettagli cruciali dello studio.




E loro si prendono i semi buoni...

Gli stessi produttori di semi transgenici, che danno piante sterili e distruggono quindi la biodiversità, stanno mettendo meticolosamente da parte i semi naturali necessari alla sopravvivenza dell'uomo. Succede dal febbraio 2008, in un bunker sperduto nel Mare Glaciale Artico: la Svalbard Global Seed Vault. Sta nel cuore della montagna dell'isola di Spitzbergen, in Norvegia, al riparo da cambiamenti climatici, guerre atomiche e catastrofi, a circa 1.200 km dal Polo Nord. Scopo dichiarato? Preservare la biodiversità...

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