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Nassau, benvenuti in Paradiso

La capitale delle Bahamas non è solo una destinazione paradisiaca, tra acque cristalline e sabbia trasparente, ma anche un esempio di forza e dignità a cui guardare

Lun 30 Mar 2020 | di Alessandra De Tommasi | Mondo
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Scrivere di viaggi in tempo di Coronavirus sembra folle. Beh, lo è. È folle come ogni sognatore che spera in qualcosa e non solo la desidera, ma si attiva per trasformare quell’immagine mentale in realtà. Ecco perché proprio adesso in cui in Italia restiamo a casa – questo sta succedendo nel momento in cui questo articolo prende vita e va in stampa – abbiamo bisogno di guardare lontano, oltre le paure legittime.

Me l’ha insegnato Nassau, la capitale delle Bahamas in tempi non sospetti, quando nessuno al mondo aveva ancora sentito parlare del Covid-19. Questa destinazione incantata nel cuore dei Caraibi è stata messa in ginocchio dall’uragano Dorian qualche mese prima, eppure ha mostrato una dignità e una bellezza ancora più straordinarie. Si tratta di quella luce che arriva da sofferenze inimmaginabili e intere isolette spazzate via in un baleno. Eppure 1uesta tragedia non ha impedito alla popolazione di sorridere e di celebrare, ad esempio, il Junkanoo, la coloratissima parata di fine anno in abiti tradizionali. Qui si festeggia la vita e la resilienza, con tutti i mezzi a disposizione.


NON SOLO PIRATI
Immaginate la scena: il corso principale di Nassau brulica di turisti, per la maggior parte di scalo per le celeberrime crociere nei Caraibi. La musica è a tutto volume e viene istintivo muoversi a ritmo, per strada, tra negozi di souvenir, locali tipici e navi dei pirati che salpano ad intervalli regolari proprio di fronte al museo omonimo con bandiere nere e teschi bianchi. Sembra che da un momento all’altro possa arrivare Johnny Depp agghindato come il Capitan Sparrow. Basta fare qualche passo per scoprire che questa facciata festaiola e rumorosa è solo uno dei mille volti della città. La sua anima pulsante, quella artigiana, si trova nascosta tra alta vegetazione e fauna incredibile, ma basta saper cercare. 

I 66 GRADINI DI QUEEN’S STAIRCASE
Uno degli angoli più silenziosi e più suggestivi della capitale si trova ai piedi dei 66 gradini di Queen’s Staircase, che risale ad un forte del diciottesimo secolo costruito dagli schiavi per collegare Fort Fincastle con il centro. Circondato da arbusti e rivoli d’acqua, ha la capacità di ammutolire chiunque lo visiti, in segno di rispetto e omaggio a vite sacrificate in nome della civiltà. Inizia così il vero viaggio verso il lato più umano, intimo e pacato di una città che non dorme mai. E così ci s’incammina per il Straw Market, il mercato d’artigianato in paglia, ma solo per andare altrove e cercare, come si fa con le gemme più preziose, ancora una volta oltre l’apparenza. Il vero cuore pulsante dell’artigianato, infatti, è disseminato di piccole attività a conduzione familiare con manufatti unici e realizzati a mano. Il più suggestivo? Si chiama Craft Cottage Bahamas (20 Village Road), gestito da due simpatiche amiche che ogni settimana invitano donne del posto ad esporre accessori, capi d’abbigliamento e oggetti per la casa. Creando una catena di solidarietà al femminile sono il volto dell’accoglienza e della forza made in Nassau. Disseminate nel giardino antistante, ci sono statue gigantesche che spuntano dalle palme e fanno capolino nelle zone più nascoste. 

DI CONCHIGLIA IN CONCHIGLIA
Basta fare una passeggiata al porto per vedere i pescatori locali affaccendarsi con le reti e creare suggestive collinette di conchiglie rosa giganti, base della famosa “conch salad”, un’insalata che mescola pesce e frutta (con dosi massicce di cipolla) da mangiare camminando in riva all’oceano. Dal mare alla tavola in un secondo solo, come spiega la signora Yellow, capofamiglia del chioschetto vicino al molo con tavolate in legno e giganteschi frigoriferi con il pescato del giorno, aragoste incluse. Sminuzza i molluschi con una velocità sorprendente e nel frattempo tiene in riga i figli maschi appena arrivati dalle barche. I pescatori fanno cenno con le mani e continuano la loro frenetica routine mentre gli avventori sorseggiano il punch locale o il famoso champagne fruttato (niente di chic, qui si serve anche in lattina). È l’area più autentica dell’isola, lontana dalle architetture liberty di Paradise Island, meta di matrimoni glamour, o dalle mega ville con regimi di sicurezza capaci di competere con il Pentagono (una di loro appartiene a Sean Connery da tempo immemore). Non stupisce che Steven Spielberg se ne sia innamorato e abbia voluto girarci Lo squalo: la natura ancora selvaggia e incontaminata luccica di una bellezza talmente sfacciata da mozzare il fiato. 

BUS PITTORESCHI E FOOD TRUCK
Nella zona turistica il costo della vita è piuttosto elevato, i tassisti sfornano tariffe fantasiose e i locali si adeguano, ma basta davvero svoltare l’angolo per vedere come vive realmente la gente del posto. Per un dollaro e mezzo si prende il bus – fin qui niente di strano – ma il conducente fa spesso un one man show, chiacchiera con i volti noti e s’informa sulla provenienza dei nuovi arrivati, scambia ricette e intrattiene il “pubblico” con barzellette e battute di spirito. Il concetto di “fermata a richiesta” è molto arbitrario ma si adatta bene allo spirito disinvolto degli isolani, che amano i ritmi dilatati e i tuffi nell’oceano prima del lavoro. Si è tutti abbastanza elastici da far convivere le varie esigenze, senza andar troppo per il sottile. Capita quindi di far colazione in un parcheggio o di trovare un food truck che offre riso e pollo piccante sin dall’alba. Il servizio di take away, anche in questo caso, sembra un’idea un po’ pittoresca e si concretizza in buste nere – che noi usiamo comunemente come sacchi dell’immondizia – con un nodo in cima per tener fermo il cibo. Che la popolazione qui viva d’ingegno e creatività si capisce subito: appena metti piede sull’isola non sei più straniero, ma uno di casa. Un calore umano, insomma, che conquista immediatamente. 

CHIC & POSH
C’è chi poi va a Nassau per godersi un’oasi di pace, tra snorkeling e bagno con i porcellini (una delle attività più amate nei paraggi), che ama fare un tuffo tra gli squali – in maniera protetta e organizzata, ovviamente – e dar da mangiare alle tartarughe marine giganti. Che sia un giro in elicottero o una gita di parasaling, poco importa: alle Bahamas tutto sembra possibile. La quiete assoluta e il rumore più assordante, la folla immersa nelle danze e la solitudine su un atollo deserto. Si è vicini e lontani in un solo posto. Tra ristoranti esclusivi e resort stellati, tra cucina fusion e casino aperti a tutte le ore, tra spiagge child-free e attività a misura di bambino, ogni viaggiatore può trovare la sua dimensione e viverla in maniera amplificata e totalizzante. La cornice è paradisiaca ma la vera ricchezza sta nella libertà di poter essere se stessi e aiutarsi a vicenda. La formula funziona: questo popolo in ginocchio ha continuato ad accogliere e sperare e insegna una lezione difficile da dimenticare. E non solo in vacanza.     


 

FESTIVAL-GIOIELLO

Per 15 anni il Bahamas International Film Festival (la prossima edizione va in scena dall’1 all’8 novembre 2020) ha illuminato Nassau e le isole vicine con la luce della cinematografia mondiale. I red carpet sono stati sempre affollatissimi di star, da Sean Connery a Johnny Depp, passando per Lenny Kravitz e la figlia Zoe. Poi è arrivato l’uragano Dorian e nel 2019 ha spazzato via pezzi e pezzi di questo paradiso. La manifestazione era stata cancellata prima e spostata poi per dare il tempo alla comunità di riprendersi. Contro ogni pronostico la fondatrice Leslie Vanderpool ha deciso di continuare, senza fondi e con pochissimi sponsor e qualche volontario. Le stelle hollywoodiane si sono dileguate: senza trattamenti vip e cachet da capogiro, la loro solidarietà è durata un battito d’ali. Eppure, nonostante mancasse persino il budget per coprire un fotografo ufficiale, l’edizione 16 ha riportato speranza e arte in uno dei momenti più duri della storia recente di Nassau. E giovani – e in parte squattrinati – film maker da tutto il mondo hanno volato a proprie spese da una parte all’altra del globo per dimostrare un sostegno culturale a un popolo in ginocchio, ma che si sta rimettendo in piedi, cominciando proprio dalla bellezza del cinema. Grazie a benefattori locali, come l’aristocratica Barbara Ferri che ha aperto le porte del suo borgo in Calabria alla giovane sceneggiatrice locale Tabitha Ritchie affinché scopra la realtà dei festival del posto, in primis il Magna Grecia e quello di Taormina. L’unica giornalista presente è stata la sottoscritta, in qualità anche di giurata nella sezione cortometraggi. Piccoli passi per un futuro radioso.



BAHA MAR, RESORT PARADISIACO

L’ultimo resort nato a Nassau si chiama Baha Mar e ospita una delle più spettacolari oasi di fenicotteri della zona. Il gioiellino architettonico comprende anche una galleria che ospita artisti del posto, un casinò dei record e una serie di ville silenziosissime con vista oceano. È talmente grande da dividersi in tre diversi hotel con identità molto forti. Il più prestigioso è il Rosewood, gestito dall’italianissimo Luigi Romaniello, che quest’anno sarà partner ufficiale del Bahamas International Film Festival. Incastonato nelle famose spiagge dalla sabbia bianca, è un santuario della natura non distante dal centro città, con sconfinate opzioni fitness, spa e sport (tra cui golf e tennis). E la sala della colazione si trova in un abbraccio di libri, tra volumi di ogni genere ed epoca. 

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