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Ho scelto la moda etica in Tanzania

Francesca Porden De Gottardo, esperta in comunicazione digitale, ha scelto di mollare tutto e realizzare il suo sogno in Africa con Endelea

Lun 30 Mar 2020 | di Susanna Bagnoli | Attualità
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“Sapevo che era la cosa giusta da fare”, Francesca Porden De Gottardo non potrebbe spiegarlo in modo più chiaro il suo ‘cambio vita’. Da esperta di comunicazione digitale, con importanti collaborazioni nel settore cultura e moda e un ‘posto fisso’ a Milano di quelli irrinunciabili, oggi è una imprenditrice nel campo della moda etica. Due anni fa ha mollato tutto per dar vita a Endelea (che in  swahili significa ‘andare avanti’), crea abiti e accessori per la casa in Tanzania con stoffe e materiali locali, progettati da un team fashion a Milano e venduti on line in Europa.
 
Come è successo tutto?
«Nel 2017 ero in una fase di riflessione sulla mia vita e di valutazione della soddisfazione personale sul lavoro. Come faccio spesso in questi casi, d’istinto prendo un biglietto aereo e parto per l’Africa per un’esperienza di volontariato di tre settimane. Durante la permanenza compro una stoffa al mercato locale e mi faccio fare una gonna da una sarta del villaggio. Torno a Milano con una gonna bellissima nei colori ma orrenda nella forma. Inizio a rimuginare sulla possibilità di unire i tessuti wax allo stile italiano del fashion. Poteva esserci un mercato? Pezzo dopo pezzo l’idea ha preso forma». 

Alla fine che cosa ti ha spinto a fare il salto?
«La grande voglia di cambiamento personale, unita alla forte connessione sentimentale con la Tanzania, dove ero già stata cinque anni prima e dove volevo portare un progetto che creasse valore per la gente del posto. Ad agosto 2017 arrivo a Dar es Salaam. Conoscevo una sola persona, che mi ha aiutata a inserirmi, a frequentare il mercato per le stoffe, mi ha presentato dei sarti. Ho contattato l’ambasciata italiana spiegando la mia idea di business e mi hanno confermato che il progetto era molto utile in chiave di sviluppo dell’economia locale perché il paese fonda il 90% del consumo moda sulle importazioni dall’Europa e dalla Cina. Torno in Italia e mi licenzio. A febbraio 2018 il progetto parte». 

Chi ha creduto in te?  
«La mia famiglia, mio fratello che oggi è socio nel progetto. Le mie amiche. Serena Izzo, amica e collega a Milano. Quando le raccontai la prima versione del progetto mi disse subito che poteva funzionare. Ci ha creduto con me e oggi è la mia socia. Ho avuto tanto aiuto materiale, fondamentale, dalla mie zie. Quando sono tornata in Italia con i primi capi pronti, mi hanno aiutata a stirarli per essere poi messi in vendita».

Dove hai trovato le risorse per avviare il progetto?
«Ho investito i miei risparmi, coinvolto dei soci che condividono lo spirito del progetto. Siamo in cerca di nuovi possibili investitori. I ricavi sono promettenti e in parte vengono reinvestiti in Tanzania per fare formazione sartoriale».

Raccontami anche le difficoltà della tua scelta.   
«È stato difficile rinunciare al contratto a tempo indeterminato in Italia e gestire un progetto imprenditoriale tra l’Italia e l’Africa. La burocrazia è uno scoglio grosso, ancora di più per me che sono una creativa e quindi poco abituata a confrontarmi con la parte amministrativa. Non è stato facile con la lingua, né gestire il primo team di sarti che ho avuto, tutto al maschile». 

Come è la tua vita oggi? 
«È la vita che volevo. Faticosa perché viaggio tanto tra Milano e la Tanzania, ma anche di soddisfazione. Oggi sono una persona migliore, rispetto a come ero a Milano. A metà marzo sarò in Italia con la collezione primavera pronta per essere pubblicizzata e venduta. Da maggio inizia il lavoro di design della collezione winter e se va tutto bene a luglio ripartirò per l’Africa per andare a seguire la produzione passo dopo passo». 

Come pensi che sarà tra cinque anni?
«Io mi vedo in Africa. Spero che Endelea sarà radicata sul territorio e che metteremo in piedi un corso di laurea qui in fashion design, per formare professionisti in grado di far fronte a tutti i passaggi della filiera moda. Spero a quel punto di essere riuscita a fare un team di lavoro stabile a Milano, adesso sono tutti libero professionisti che hanno anche altre collaborazioni. E poi vorrei che ci fosse un ponte costante tra la Tanzania e l’Italia, fatto di scambi culturali e iniziative».


 

Da archeologa a imprenditrice in Africa

Francesca Porden De Gottardo : Francesca ha 35 anni. Nasce vicino a Pordenone, studia al liceo classico e poi si laurea in Archeologia all’Università di Pisa. Lavora per qualche mese in case editrici e nel settore cultura, poi si sposta a Milano per un master in marketing alla Bocconi e inizia a lavorare nel settore della comunicazione digitale. Nel 2013 dà vita al progetto #svegliamuseo una piattaforma on line per sensibilizzare i musei italiani a promuoversi con strumenti digitali e, per approfondire, vola a Washington dove per 4 mesi collabora con lo Smithsonian Institut. Ritornata in Italia, nel 2015 viene assunta da un importante marchio della moda milanese per curare la comunicazione digitale. Nel febbraio 2018 fonda Endelea e diventa imprenditrice nel campo della moda etica. Endelea oggi dà lavoro a 13 persone in Tanzania e a 14 in Italia, a Milano. I capi di Endelea si acquistano dal sito, in vendite private, dal 2020 anche in alcuni negozi, piccoli rivenditori a Milano. 

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