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Barbie Chef ha il suo volto

La casertana Rosanna Marziale, una delle 41 chef stellate italiane, è Ambasciatrice della mozzarella di bufala campana dop e ispirazione per la nota bambola

Lun 30 Mar 2020 | di Emanuele Tirelli | Interviste Esclusive
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L’anno scorso è nata una Barbie con il suo volto e con la sua giacca. Per il sessantesimo compleanno della bambola più famosa del mondo, l’obiettivo era quello di aggiungere altri tre mestieri alla lista già esistente, e di mostrare alle bambine che possono fare qualunque lavoro, anche la chef.

Rosanna Marziale ha una stella Michelin dal 2013 e lavora nel ristorante di famiglia Le Colonne a Caserta, a due passi dalla Reggia, dove è possibile assaggiare anche la pizza al contrario, la palla di mozzarella ripiena di tagliolini al basilico e la zuppa di cozze in latte di mozzarella nera. 

«Siamo quattro figli e nostro padre è mancato molto presto. Non era scontato che continuassimo su questa strada, ma in tre l’abbiamo fatto. Forse non è stata una scelta vera e propria, bensì una prosecuzione naturale del mestiere».

Su 374 ristoranti stellati italiani, solo 41 sono guidati da chef donne.
«Sono comunque di più che in altri Paesi e il numero sta aumentando, ma questa percentuale più bassa rispetto a quella maschile riflette una condizione italiana comune a tutti gli ambiti».

Cosa aggiunge la stella Michelin? 
«Averla o non averla non cambia la cucina e il servizio di un ristorante da un giorno all’altro. Essere nella Guida vuol dire far parte di una selezione, di un circuito più ampio, nazionale e internazionale, fatto anche di persone che si muovono, che viaggiano appositamente per il cibo. Molti, inoltre, vogliono assaggiare le tipicità di un territorio, come è giusto che sia. Ecco, noi facciamo questo e la Michelin amplia la nostra portata. Si tratta di un grande riconoscimento che mi emoziona ricordare e che, di contro, aggiunge un carico di stress maggiore per la necessità di portare sempre al massimo il risultato».

Ci si può permettere anche un prezzo maggiore?
«Non necessariamente. Oggi ci sono ristoranti non stellati che hanno gli stessi prezzi degli stellati. Dipende dai prodotti e dal servizio: è impossibile scendere sotto certi costi».

E cosa toglie non averla più?
«Perdere una stella o non essere più nella Guida non vuol dire essere diventati dei pessimi ristoratori. Diminuisce sicuramente la visibilità, che dipende anche da quanto marketing sta dietro a uno chef: chi è molto conosciuto non ne risente in questi termini». 

La Michelin ha anche il premio Chef Donna.
«Non sono mai stata d’accordo con queste distinzioni, indipendentemente dal settore. Le caratteristiche che possono distinguere un uomo da una donna sono elementi da valutare nella forza della loro diversità. All’interno di una squadra, dove non arriva l’una può giungere l’altro, e viceversa».

E cosa pensa delle battute che arrivano spesso dagli chef uomini sulle colleghe donne?
«Quelle fatte da Vissani sono delle provocazioni. Non ci crede nemmeno lui. Se pensiamo che nella sua attività ci sono sua sorella, sua madre e la sua ex moglie…».

Lei è ambasciatrice nel mondo della Mozzarella di bufala campana dop.
«Ho sempre sentito un senso di appartenenza molto forte al mio territorio e ho dedicato tempo ed energie allo studio delle materie prime di questi luoghi. C’è stato un periodo in cui, sotto il profilo enogastronomico, Caserta era un riflesso di Napoli. Non capivo il perché e in tempi non sospetti, prima che sfociasse in una moda, sono stata una pioniera: ho fatto conoscere la tradizione locale e ho parlato indirettamente anche di Caserta, di un luogo che spesso è passato alle cronache solo per gli aspetti negativi».

I programmi televisivi sulla cucina hanno fatto bene o male al vostro mestiere?
«Hanno reso i clienti più educati e consapevoli a proposito del lavoro in cucina, quindi il riscontro generale è positivo. Di contro, però, nell’immaginario collettivo c’è questa idea di poter diventare subito dei cuochi e che il mestiere consista quasi esclusivamente nella creazione. C’è bisogno, invece, di una grande gavetta: si parte dalle pentole da lavare. Ed è necessario conoscere il lavoro di tutta la catena perché le cose funzionino bene e il cliente sia soddisfatto».                                                     


 

TRADIZIONE DI FAMIGLIA

Il suo ristorante di famiglia risale agli anni Cinquanta e, prima di essere ribattezzato Le Colonne, si chiamava La Bomboniera. È lì che Rosanna Marziale ha mosso i suoi primi passi ed è diventata imprenditrice insieme ai fratelli con la scomparsa del padre, quando era appena maggiorenne. Nel suo percorso, si è perfezionata con Gianfranco Vissani e Martin Berasategui. È stata anche ospite della serata finale di Masterchef Italia 4. E giudice del programma Chopped Italia in onda su FoodNetwork.  

 


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