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Dopo l’acqua su Marte svelo il volto nascosto della Luna

Elena Pettinelli è la scienziata autrice di importanti scoperte: oggi le informazioni sul sottosuolo della faccia nascosta della Luna, due anni fa l’acqua sul Pianeta Rosso

Lun 30 Mar 2020 | di Susanna Bagnoli | Attualità
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E' il secondo grande traguardo di ricerca raggiunto in meno di due anni per la Professoressa Elena Pettinelli, docente di Fisica Terrestre all’Università Roma Tre. Esperta di radar, a luglio 2018 è nel team della scoperta, tutta italiana, dell’acqua liquida nel sottosuolo di Marte. A fine febbraio 2020 firma l’articolo scientifico, pubblicato da Science Advanced, che ufficializza una svolta. La scienza inizia a svelare la faccia nascosta della Luna, quella che dalla Terra non vediamo. Grazie alla missione cinese Chang’è 4 a gennaio 2019 è riuscita ad atterrare con successo sul lato nascosto del satellite; grazie a un rover dotato di radar, che muovendosi ha fatto una sorta di ecografia al sottosuolo, abbiamo oggi informazioni mai raccolte prima. Elaborate dalla professoressa con Sebastian Lauro, ricercatore a Roma Tre e Francesco Soldovieri del Cnr – Irea. 

Intanto come è ‘passata’ da Marte alla Luna? 
«Mentre mi occupavo di Marte, mi stavo già occupavo anche della Luna. Le ricerche sono andate avanti insieme». 

Ci spieghi l’importanza della scoperta fatta. 
«Nessuno prima di questa missione era riuscito a investigare direttamente il sottosuolo del lato nascosto della Luna e con un livello così alto di definizione. Inoltre la tecnologia utilizzata è particolarmente adatta, può essere usata per trovare il ghiaccio e studiare che cosa c’è nel sottosuolo. Informazioni importanti se dovessimo provare a costruire una base sulla Luna». 

Perché è importante la ‘faccia nascosta’ della Luna?
«Ha avuto una storia geologica diversa dalla faccia visibile ed investigarne la struttura ci aiuta a capire come si sia evoluta nel tempo. La missione cinese si è posata sul fondo del cratere Von Karman, all’interno del Bacino Polo Sud – Aitken,  zona importante perché vicina all’area, chiamata Polo Sud lunare dove di recentemente è stata confermata la presenza dell’acqua sotto forma di depositi di ghiaccio. Se l’uomo volesse andare sulla Luna e costruirci una base chiaramente dovrebbe andare in un posto dove c’è l’acqua e quindi il Polo Sud lunare sarebbe uno dei posti più adatti». 

Qual è stato il suo ruolo nella ricerca? 
«Ho condotto l’analisi dei dati, l’elaborazione e l’interpretazione. La Cina ci ha coinvolto perché Sebastian Lauro stava seguendo alcuni studenti cinesi per il loro dottorato di ricerca. Inoltre, avevamo già pubblicato un altro lavoro sulla faccia visibile della Luna insieme a questo gruppo di ricercatori».

A cosa è dovuto il successo? 
«Al buon lavoro fatto proprio dal gruppo di ricerca internazionale. Siamo stati gli unici fuori dalla Cina ad avere avuto quei dati: loro si sono molto fidati e noi li abbiamo rassicurati che avremmo lavorato con loro senza nessun problema. C’è stato supporto reciproco e volontà di andare nella stessa direzione».

Secondo lei ci sono possibilità di tornare e ‘restare’ sulla Luna? 
«Sono abbastanza certa del fatto che presto torneremo sulla Luna. Se vogliamo andare su Marte, occorre per forza costruire una base sulla Luna. Qualcosa di simile alle basi antartiche, cioè una piccola base di studio. Per realizzarla, dobbiamo trovare in loco l’acqua, i materiali per costruire, creare cibo, imparare a vivere al riparo dalle radiazioni lunari. Condizioni che richiedono un grande salto conoscitivo e tecnologico che avrebbe ricadute importanti anche per noi qui. Capire come usare bene le risorse per ‘stare’ sulla Luna ci può aiutare a essere meno spreconi sulla Terra». 

A che punto sono le ricerche su Marte? 
«Sono andate avanti e contiamo di avere novità molto interessanti nei prossimi mesi». 

Oltre ai progetti di ricerca ‘extra – terrestri’ ne ha altri? 
«Sì, ci tengo a tornare anche con i piedi sulla Terra e sto portando avanti un progetto per il ghiacciaio del Calderone, sul Gran Sasso insieme ai colleghi dell’università dell’Aquila e della Sapienza. Si tratta del ghiacciaio più a sud d’Europa, che sta sparendo per effetto dei cambiamenti climatici. Abbiamo iniziato a fare delle campagne di misurazione, utilizzando i radar, per monitorare le sue condizioni. Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore».       


 

ESPERTA DI GEOFISICA

Elena Pettinelli ha 58 anni, ed è professore ordinario di Fisica Terrestre nel Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università Roma Tre. Nata a Livorno, cresciuta a Roma, è sposata con un ricercatore in Geochimica di nazionalità canadese. È esperta di geofisica, in particolare di georadar. Sta conducendo alcuni progetti di ricerca, insieme ad altri colleghi, per le prossime missioni sulle Lune ghiacciate di Giove, e da poco lavora anche a un progetto su Venere. Nel tempo libero ama fare sport, giocare a tennis e correre. Ha una passione per la montagna, le passeggiate e i suoi due cani.   
 

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