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Andrà tutto bene

Questa è un’esperienza che rimarrà indelebile nei nostri figli

Lun 30 Mar 2020 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

I genitori in massa a scuola a prendere i figli per portarli a casa interrompendo le lezioni. I negozi che chiudono e i posti di blocco dappertutto, le facce tese. La tv sempre accesa sui notiziari e sui discorsi dei politici. Non è una ordinaria giornata di coronavirus, ma i ricordi riportati alla mente da mio marito di quel che successe il 16 marzo del 1978, il giorno del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta. Lui era un bambino ma quel ricordo gli è rimasto sempre vivido in testa. Di memorie così ogni generazione ne ha almeno una: momenti straordinari che, vissuti con gli occhi dell’infanzia, diventano uno spartiacque, un evento che resta segnato a vita. Per mia madre ad esempio fu la guerra: anche allora le scuole chiusero prima della fine dell’anno scolastico e i bambini furono tutti promossi d’ufficio.

Nel momento in cui scrivo, l’emergenza coronavirus è in pieno svolgimento e c’è da sperare che i parallelismi con incubi come la guerra siano largamente esagerati. Ma il punto non è tanto la somiglianza con situazioni del passato, quanto comprendere la portata dell’esperienza che stanno vivendo i nostri figli. Ai loro occhi la lunga chiusura straordinaria delle scuole, i genitori che restano a casa a turno per accudirli, le attività all’aria aperta per cercare di riempire giornate improvvisamente vuote sono esperienze inedite, sorprendenti. Ai bambini piace la ripetizione regolare dei gesti, sono rassicurati dalle abitudini. Non per niente sono capaci di ascoltare mille volte la stessa favola o di guardare lo stesso cartone animato senza che venga loro o a noia. La rottura della routine, il fatto di non andare a scuola e passare più tempo con i genitori sarà senz’altro per loro un’esperienza memorabile, come è stato per altre generazioni con i rispettivi eventi chiave. Può trasformarsi in una memoria giocosa, oppure nel momento in cui hanno assorbito tutte le nostre ansie.

Le mamme più in gamba che conosco hanno scelto di non mentire ai figli ma hanno anche evitato di caricare su di loro il peso della comprensione di uno scenario che gli adulti stessi fanno fatica a comprendere. Inutile, se non dannoso, avventurarsi in spiegazioni scientifiche, lezioni di medicina per bambini o metterli davanti alla tv a seguire la sequenza di notizie choc. Anche perché noi adulti siamo i primi a essere colti di sorpresa da una vicenda che ha una portata inedita.
Per la prima volta mi trovo a sperare che nel momento in cui le leggerete, queste righe abbiano perso il mordente dell’attualità e si siano trasformate in una riflessione ex post, un pensiero felice sullo scampato pericolo. In ogni caso, anche se è tutto finito e si tratterà solo di gestire l’eredità di un evento che ha sparso il panico e creato un’ondata di ripercussioni sulle nostre vite, è giusto tenere presente che i bambini sono molto influenzati dalle emozioni dei genitori. E che per spiegare loro quello che succede non è necessario terrorizzarli, farli sentire costantemente in pericolo o costringerli a confrontarsi con la pioggia di spiegazioni tecniche che ora ci arrivano attraverso i media.
La battaglia contro il virus sarà vinta se il contagio sarà stato fermato. La battaglia dei bambini invece sarà un successo se riusciremo a fare in modo che domani pensino all’epidemia non come a un trauma indelebile ma come a “quella volta che per due settimane siamo andati al parco tutti i giorni a giocare”. Naturalmente mantenendo le distanze di sicurezza e lavandosi bene le mani…

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