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Malmö, rivoluzione verde

Tra dieci anni la cittadina a sud della Svezia sarà 100% rinnovabile. Intanto ci sono 500 km di piste ciclabili e 10mila mq di tetti con orto-giardino

Lun 30 Mar 2020 | di Testi e foto di Massimiliano Rella | Mondo
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Una città 100% sostenibile, verde, alimentata da energie rinnovabili. Non esiste ancora, ma la vedremo tra 10 anni, nel 2030. è l’obiettivo ambizioso di Malmö, la capitale della Scania, regione meridionale della Svezia. Oltre un terzo del traffico già viaggia su bici in questa ordinata città multietnica di oltre 315mila abitanti, con 500 km di piste ciclabili e più di 10mila mq di tetti adibiti a orto-giardino, soprattutto in estate per ovvie ragioni climatiche. Anche se, pochi lo sanno, a Malmö e in Scania si coltiva la vite e si produce il vino: forse il vino più nordico al mondo. 

La rivoluzione verde in salsa svedese comincia a smuovere le coscienze e le sensibilità a partire dalla scuola, tra i cittadini di domani. è qui che i bambini vengono educati ai consumi consapevoli, perché ogni atto d’acquisto, ogni transazione, incorpora aspetti d’etica del lavoro e d’impatto ambientale. Ad esempio, oltre il 50% del tea e il 60% dei caffè (6-7 milioni di tazze e tazzine ogni anno) sono certificati come prodotti equo e solidali. Numeri che hanno fatto di Malmö la prima città fair trade della Svezia.  


700 ANNI DI STORIA
Formatasi intorno al ‘300 come centro di pesca delle aringhe, nell’800 era già un importante area industriale, entrata in crisi nel 1986 con la chiusura dei cantieri navali Kockums; la fine dell’epoca delle grandi fabbriche. Entrati in crisi i vecchi modelli economici, la città s’interrogò sul futuro chiamando a raccolta cittadini, politici, imprenditori, artisti, architetti, associazioni culturali e civiche per discutere di un piano condiviso. Una data simbolo del nuovo corso di Malmö è l’anno 2000 quando fu inaugurato il lungo ponte sull’Øresund, l’immensa opera di ingegneria realizzata insieme ai “cugini” di Copenaghen, una sorta di “ponte sullo Stretto”, che qui unisce la Svezia alla Danimarca in 20 minuti di treno-metropolitano. Oggi il collegamento rende meno netti i confini. Dove comincia una città? Dove finisce l’altra? C’è chi vive in una e lavora nella seconda. Ma per gli spostamenti urbani, naturalmente, viene promosso l’uso di mezzi di trasporto ecologici, bus elettrici, a metano, auto in car sharing. I bus comunicano con semafori intelligenti. 
Un’altra data importante è il 2006, anno in cui Malmö fu eletta prima città “equo e solidale” della Svezia. Da allora il numero di caffè, negozi etici, ristoranti “green” e altre attività hanno cominciato a fioccare, allineandosi alle linee guida del futuro. Oggi sono un centinaio e comprendono parrucchieri e studi di progettazione, supermercati e negozi di scarpe. A battezzare i primi consumi etici furono bar e alimentari, ma il fenomeno si allargò velocemente ai settori del design, dell’artigianato e della moda. Tutti ispirati dal modello di una società più giusta e pulita, dove anche il consumo di prodotti di qualità, equi e solidali, contribuisce a promuovere un mondo migliore, senza sfruttamento di manodopera. 
Tra i pionieri del fair trade in questa ex città grigia e industriale, c’è la rete dei Barista Fair Trade Coffee, che destina una percentuale sulle consumazioni a progetto scolastici e umanitari in Africa. Oggi in Svezia i Barista Fair Trade Coffee sono una quindicina, “ma se fossimo grandi e potenti come Starbucks - dichiara Björn Almér, uno dei tre fondatori - tutti i bambini dell’Africa andrebbero a scuola”. 
Non lontano dal museo d’arte contemporane Malmö Konstall, nell’ex quartiere operaio di Möllevången, troviamo i vestiti fair trade di Hi on Life. Con una passeggiata potremmo tagliarci i capelli dall’eco-parrucchiere Big Hair Mama, gustare una cioccolata calda alla Malmö Chokladfabrik e fare shopping al Design Fair & Righteous al Formargruppen, cooperativa d’artisti che realizzano oggetti per la casa da materiali di riciclo. 
La Malmö Chokladfabrik, in particolare, ha ripreso a produrre nel 2006 grazie a Peter Hansson e alla moglie Susan, maestri cioccolatieri con esperienza in Belgio. Fanno cioccolata artigianale con cacao selezionato, come il cru Choao del Venezuela, fondente e da ingredienti Bio; in parte Fair Trade. “Ci costa almeno il 20% in più e per il prodotto equo-solidale versiamo anche una quota aggiuntiva all’organizzazione - sottolinea Hansson – ma abbiamo scelto di fare cioccolata di qualità”. Potremmo anche visitare il Malmö Museet per le mostre a tema sostenibilità, oppure fare una passeggiata tra i tetti verdi dell’Augustenborg Botanical Roof Garden: sono oltre 9.500 mq di tetti-giardino, coltivati con oltre 100 specie vegetali, sempreverdi, lavanda, origano, pulsatilla... Tra le case del quartiere si coltiva la biodiversità “condominiale” con piccoli test di agricoltura, ortaggi e addirittura miele. Il costo di una “stuoia” d’erba precoltivata?  Circa 40€ a mq. I vantaggi? Assorbimento delle acque piovane, aria pulita, tutela della biodiversità e un tetto più bello. 

SOLE, VENTO E ACQUA
Un’altra zona dove la vocazione ecologista ha trovato terreno fertile è il Västra Hamnen (Porto Occidentale) dove sorge il quartiere sperimentale Bo01, un vero modello di sostenibilità: qui le case sono alimentate da energie pulite (sole, vento, acqua) e i rifiuti trasformati in biogas. Inaugurato per l’Expo del 2001 su un’ex area industriale, il quartiere ospita case e uffici costruiti con materiali biocompatibili e alimentati 100% da energie rinnovabili, come eolico e fotovoltaico. Al centro svetta la torre progettata dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, il Turning Torso, un grattacielo attorcigliato di 190 metri e 54 piani. Una forma organica, un busto umano, che ruota di 90 gradi su se stesso gettando uno sguardo sulla città proiettata al 2030.                                     

 


Friburgo, Germania

Immaginate una casa che consuma pochissimi euro al mese di riscaldamento, alimentata da pannelli fotovoltaici e circondata da ampi spazi verdi, aree attrezzate per i bambini, piste ciclabili, trasporti pubblici efficienti. A Friburgo, capitale tedesca dell’energia solare, la “casa passiva” occupa due quartieri del futuro, il Vauban e il Riesenfield. La chiamano passiva perché utilizza l’irradiazione del sole e trattiene il calore emanato da elettrodomestici e persone, grazie a materiali biocompatibili e tecniche costruttive dedicate. Il Vauban fu costruito a partire dal ‘90 in un’ex area militare. è visitato ogni anno da oltre 30 mila persone tra turisti specializzati e curiosi.

 


CI PENSA ZUS

IL sesto piano del palazzo Schie ospita un orto sul tetto pieno di verdure, davanti ai grattacieli della stazione centrale. Si trova nell’area Test Site, dove si svolge la biennale di architettura di Rotterdam ed è gestito da ZUS (Zones Urbanes Sensibles). L’orto di 1.000 mq è gestito insieme all’Università. Gli ortaggi sono consumati durante gli eventi. Un’altra curiosità è il parco solare galleggiante che si stima sarà completato nel 2019. Prevede 3.770 pannelli solari nel Rijnhaven e aree circostanti: genererà energia pulita per 285 abitazioni. 

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