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Invertiamo la rotta

Adriano Sella, Missionario laico del Creato, vive a km zero, perché il cambiamento deve partire da noi

Lun 27 Apr 2020 | di Chiara Luce | Interviste Esclusive
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È questo il tempo per contagiare il mondo di cose belle. Proprio questo tempo: quello del virus, della distanza di sicurezza, della speranza che questa separazione finisca presto. Perché questo silenzio, questa chiusura nelle nostre case ci può aiutare nella riflessione, nella comprensione di ciò che conta davvero. Di quanto sia vero che, se non ci si ama nel profondo, non si può amare, né gli altri esseri umani, né questa Terra che ci è stata data in dono e che nei secoli abbiamo fatto di tutto per distruggere, convinti di avere risorse inesauribili a disposizione. Adriano Sella nel suo “Cambiamenti a Km 0” (Paoline) prova a farci ragionare proprio su questi aspetti, sulla necessità di far germogliare il buono che già esiste in mille sentieri, percorsi, opere, movimenti. 
«Negli ultimi anni siamo stati proiettati sulla globalità. Adesso il coronavirus ci fa riscoprire il locale e la resilienza. E con l’ausilio delle tecnologie possiamo realizzare tante cose a km 0.
Come l’home working, ossia il lavoro da casa,  i negozi a km 0, la vendita a fondo campo e l’autoproduzione. Molte imprese stanno realizzando la riconversione industriale nel cominciare a produrre in loco quello di cui abbiamo bisogno in questo tempo di emergenza. Mediante l’imperativo legislativo ed etico #iorestoacasa, siamo stati obbligati a riscoprire quelle dimensioni della vita a km 0 che avevamo dimenticato, conoscendo anche meglio quello che circonda la nostra casa e che fa parte del nostro ambiente circondariale. La nostra casa diventa la nostra salvezza di vita. Non dobbiamo mai dimenticarlo. E anche la Chiesa sta riscoprendo il primo Tempio cristiano che era la casa o chiesa domestica. Non esistevano all’origine chiese, duomi e cattedrali, ma il popolo cristiano si incontrava nelle case per ascoltare la Parola, vivere l’Eucarestia e condividere la vita nel far entrare il Vangelo come forza trasformatrice del vivere».
 
Lei quando ha cominciato a vivere a km zero? Perché?
«Ho iniziato la mia conversione integrale, grazie alla forte e intensa esperienza missionaria in Amazzonia del Brasile, dal 1990 al 2002, avviando così il percorso dei nuovi stili di vita nella mia vita personale e comunitaria. Infatti, nel 1995 ho promosso il movimento Gocce di Giustizia che ha come obiettivo "creare una cultura di giustizia", dicendo basta all'assistenzialismo e generando cambiamenti strutturali. Nel 2006 ho promosso la pastorale dei nuovi stili di vita e anche la Rete Interdiocesana dei nuovi stili di vita. In questo cambiamento di rotta ci sono anche le varie prassi a km 0. Per esempio, mangiare prodotti a km 0, fare l'autoproduzione del cibo, ecc. Cambiamenti a Km 0 significa anche tutte quelle nuove scelte che possiamo fare nel nostro quotidiano, senza fare tanti chilometri. Per esempio, custodire l'acqua a partire da quella che scorre nel nostro rubinetto, recuperare le relazioni umane cominciando con la nostra famiglia e con i vicini di casa...».
 
L'esperienza in Brasile quanto l'ha segnata?
«Io sempre dico che il Brasile mi ha fatto un grande regalo. Mi ha fatto innamorare della giustizia sociale e ambientale. L'esperienza in Amazzonia mi ha fatto capire di dire basta all'elemosina e all'assistenzialismo, ma di impegnarci per costruire rapporti giusti in modo da rimuovere le cause strutturali delle ingiustizie sociali. è troppo facile fare elemosina, ma è difficile impegnarsi a fare giustizia perché implica il cambiamento dei nostri stili di vita».
 
Lei è Missionario laico del Creato: come si manifesta la sua missione?
«Io sono un educatore, scrittore e conferenziere nel campo dei nuovi stili di vita, ma mi sento innanzitutto impegnato nel custodire questo nostro Creato mediante le mie azioni quotidiane di cura verso tutte le creature. Come cittadini e come cristiani abbiamo una grande missione nel custodire il Creato, liberandolo da ogni azione di sfruttamento e da ogni tentativo di sfruttamento, promuovendo sane abitudini e cambiamenti alternativi a favore della vita di tutti gli esseri che abitano il Creato. Per questo mi sento un Missionario del Creato».
 
Cosa è il movimento Gocce di Giustizia?
«La fondazione di questo movimento è avvenuta in una di quelle volte che sono ritornato dall'Amazzonia per alcuni mesi di riposo. Era il 1995 e in quell'anno, dovendo rimanere diversi mesi in Italia,  riuscii a soddisfare la richiesta di varie conferenze ed incontri. Una delle domande frequenti era questa: "Cosa posso fare io per cambiare davvero questa realtà?". Avevo portato con me un documento che dava una risposta importante a quella domanda. Quel documento, elaborato in Brasile, insieme con i movimenti popolari e le comunità cristiane, conteneva questo appello: “Noi del Sud del Mondo chiediamo a voi del Nord del mondo giustizia e non più elemosina. Vogliamo la vostra giustizia e siamo stanchi dei vostri aiuti materiali”. Il movimento Gocce di Giustizia ha come obiettivo educarci a superare l'assistenzialismo, mettendo in atto azioni che riescano a rimuovere le radici del male. Per esempio, fare giustizia quando andiamo a fare la spesa mediante il voto nel portafogli, significa, comprare prodotti di imprese che s'impegnano a pagare un prezzo giusto ai produttori, liberandoli dallo sfruttamento in modo che possano vivere una vita dignitosa senza più aver bisogno di elemosina. Il consumo responsabile ed etico è uno dei tanti percorsi messi in atto dal movimento».
 
Che cosa è l'Equobar?
«L'Equobar è un’alternativa al bar, perché somministra solamente prodotti della filiera etica: equo e solidali, biologici e a km 0. L'idea fondante è stata costruire un bar dove la gente possa incontrare un altro tipo di prodotti e consumare in maniera giusta ed etica. Sino a quando non sono stati chiusi, siamo stati presenti in due teatri: gestivamo il bar durante la programmazione teatrale e, incontrando la maggioranza delle persone che non conoscono questi prodotti, cercavamo di fare promozione, educando le persone a cambiare il proprio consumo. È davvero gratificante quando la gente apprezza questi prodotti per la loro qualità, ma soprattutto conoscono un modo concreto di cambiamento  e iniziano ad innamorarsi di questo mondo giusto e solidale».
 
#Volersibene una collana inaugurata proprio con il suo libro: come si può mostrare questo amore per se stessi?
«Dico spesso che il vero egoista non è colui che pensa solo a se stesso, perché alla fine raccoglie molto poco per sé. L'altruista è invece il vero egoista perché, dedicandosi agli altri, riesce poi ad avere un incredibile feedback per se stesso. La logica dell'amore ce lo insegna: è amando l'altro che si viene amati. È il bene verso gli altri che genera anche il nostro benestare. Allora, volersi bene significa impegnarsi per la custodia del Creato e di tutte le sue creature. Se abbiamo cura di madre terra, allora essa ci custodirà e ci riempirà di frutti buoni e sani. Ne sono testimone. Infatti, sono molti i doni che ho ricevuto in questi anni di dedicazione agli altri. Insomma, l'amore per se stessi si genera mediante l'amore per gli altri».
 
Cosa ci sta insegnando questo momento che stiamo vivendo o cosa ci può insegnare?
«Ci sta dando una grande lezione di vita. Dobbiamo convertirci, dobbiamo cambiare il modo di vivere, dobbiamo invertire la rotta e prendere un'altra strada. Spero che esploda la rivoluzione integrale e che ci aiuti ad un profondo ed intenso cambiamento in tutte le dimensioni della vita umana e planetaria».
 
Una vita a km zero non solo è possibile ma migliorerebbe la nostra esistenza, oltre che quella del pianeta: la stiamo sperimentando ora?
«Ora stiamo riscoprendo tante dimensioni della vita che sono state avviate, anche da molti anni, da diverse persone, gruppi, associazioni, comunità cristiane. Come una vita a km 0. In questi anni siamo stati proiettati sulla globalità. Adesso il coronavirus ci fa riscoprire il locale e la resilienza. E con l'ausilio delle tecnologie possiamo realizzare tante cose a km 0».                                                                     

 


Missionario laico del Creato
Adriano Sella è educatore, scrittore, conferenziere sui nuovi stili di vita. Missionario laico del Creato, è promotore del movimento Gocce di Giustizia e coordinatore delle Reti nazionali Nuovi Stili di Vita. 
Originario di Vicenza, discepolo e promotore della giustizia e della pace, ha lavorato per molti anni in Amazzonia (Brasile), dove  è stato coordinatore della Commissione Giustizia e Pace e della Pastorali Sociali della Conferenza Episcopale del Nord II del Brasile, accompagnando e sostenendo anche l’impegno delle comunità ecclesiali di base e dei movimenti sociali. È  scrittore di molti libri e articoli, in Italia e anche in Brasile. 

 


L’INGANNO DEL CONSUMISMO
Nell’enciclica “Laudato si’”, papa Francesco ha dato voce al grido della creazione, dichiarando più volte che il nostro stile di vita è insostenibile. Servono nuove pratiche, nuovi atteggiamenti, nuove abitudini. Non si tratta di fare cose straordinarie, ma di impegnarci nell’ordinario, cioè nel quotidiano.
Il libro di Adriano Sella “Cambiamenti a km 0” è un invito a scandire la nostra giornata-tipo, dalla mattina alla sera, per renderci conto di quante occasioni di cambiamento essa possa offrire. E si tratta di cambiamenti a km 0, dal momento che basta percorrere pochi metri da una stanza all’altra per fare un uso consapevole dell’acqua che serve per lavarci o per preparare un buon caffè equo e solidale.
Il libro è arricchito dalla prefazione del card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, che scrive: “L’inganno del consumismo ci fa credere che cambiare stili di vita sia difficile e soprattutto triste. Dobbiamo affermare che è esattamente il contrario”. Il libro inaugura la nuova collana editoriale #VOLERSIBENE.

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