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Per un uso consapevole della rete

Quando il lavoro si fa smart

Lun 27 Apr 2020 | di Giuseppe Marino | Tecnologia
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Troppa tecnologia, così siamo sempre connessi, ma isolati. A rileggerlo oggi, fa tenerezza questo luogo comune che andava per la maggiore nell'era pre Covid-19. Oggi anche i più scettici hanno scoperto che un uso consapevole della tecnologia può aiutare, specialmente in tempi difficili. Nel campo della lotta diretta al contagio, è ormai famoso il software utilizzato dal governo sudcoreano: Corona 100M. Si tratta di un'app che raccoglie informazioni sugli spostamenti e i contatti sociali dei contagiati e ti avvisa attraverso lo smartphone se c'è qualcuno nel raggio di 100 metri che è entrato in contatto con il virus. Nel momento in cui scriviamo il governo non ha ancora annunciato la scelta di una tecnologia di tracciamento delle persone, che comunque non sarà analoga a quella sudcoreana, ma molto meno invasiva della privacy.

LA RACCOLTA DATI DELLE REGIONI 
Nel frattempo alcune Regioni si sono mosse in autonomia. 
C'è l'app LazioDrCovid che una funzione di raccolta dati spontanea (una scheda in cui dichiarare i propri eventuali sintomi e gli spostamenti) e una funzione per parlare on line con il proprio medico di famiglia. 
In Lombardia c’è AllertaLom che diffonde avvisi della Protezione civile e notizie e sottopone questionari per monitorare lo stato di salute. Quindi ancora una volta mere funzioni statistiche. 
A osare di più l'Umbria, che ha adottato a titolo sperimentale l'app StopCovid19, che usa i dati di tracciamento rilevati dal “navigatore gps” contenuto nei cellulari. Ma promette la cancellazione dei dati dopo 30 giorni, un tema fondamentale per garantire la privacy.

VIDEOCHIAMAMI!
Ma la vera novità tech che ci ha aiutato di più è stata la videochiamata. In realtà di nuovo ha ben poco: da popolo sociale come siamo, abbiamo sempre preferito vederci di persona. Ma la videochiamata era già possibile in tantissimi computer (con l'app Skype ad esempio) e telefonini (attraverso Whatsapp, che però consente un massimo di 4 partecipanti). Si è molto diffuso l'uso di Zoom, che va però scaricata su telefoni e tablet e richiede che uno degli utenti crei e gestisca “l'ambiente” virtuale in cui ci si incontra e dia un codice agli altri partecipanti. Un'alternativa per usi professionali è Google Hangout, ma da fine luglio tornerà a pagamento. Personalmente, ho usato Facetime per le riunioni di lavoro. Funziona molto bene, mette automaticamente in primo piano chi sta parlando in ogni momento, ma è riservata agli utenti Apple. Per comunicare con persone anziane, consiglio l'app Messenger di Facebook. Fino a otto persone contemporaneamente funziona bene e ha una diffusione capillare, visto che gli utenti iscritti al social network in Italia sono oltre 30 milioni.
Per gestire bene i collegamenti fondamentale un buon sostegno orientabile per tenere in posizione tablet o telefono. Ce ne sono di tutti i tipi, quelli da pochi euro di Dmail (ce ne sono vari modelli regolabili da 14,90 euro) o il leggìo di Ikea in legno (non regolabile) da soli 3 euro.
 Le “conferenze” in realtà si possono fare anche solo in voce. Se ci sono più persone in una stanza che si devono collegare con altre al telefono si può usare una cassa bluetooth con sei microfoni come Anker Power Conference (119 euro). 
Per le videoconferenze ricordate semplici regole: tenere le telecamere ad altezza occhi dà l'inquadratura giusta, attenzione a non avere vicino o di fronte fonti di luci molto intense, attenzione a cosa avete sullo sfondo (meglio pochi oggetti e colori che non distraggono), meglio indossare le cuffie, magari spegnendo il microfono quando non si parla per non far sentire a tutti i rumori di fondo.                                 

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