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Dalle poste alle capre

Ha detto addio al posto fisso e ha accolto a braccia aperte asini, galline e caprette

Lun 27 Apr 2020 | di Marzia Pomponio | Attualità
Foto di 7

Per venticinque anni Liliana ha lavorato come impiegata nell’ufficio postale di San Tomaso Agordino (Belluno), gli ultimi tre da direttrice, un lavoro che negli ultimi anni non la fa sentire soddisfatta, le va stretto, sente il desiderio di vivere maggiormente a contatto con la natura e gli animali, le sue passioni che coltiva sulle montagne di Gosaldo, dove vive, a 1200 metri di altezza. Nel 2019, dopo alcuni corsi di formazione, decide di dire addio al posto fisso per investire nella valorizzazione della sua terra e uno stile di vita basato su un’alimentazione sana con il controllo dell’intera filiera e prodotti a km zero. La sua azienda agricola, gestita con il marito, è formata da 5 asini, 19 capre – 15 camosciate e 4 cashmere – e dieci galline. Con il latte delle capre produce ricotta e formaggi, nel rispetto dei cicli naturali della terra e degli animali che cura personalmente: dall’alimentazione al parto, fino alla mungitura.
Dal lavoro fisso a un’azienda agricola bio. Com’è avvenuto il salto?
«In modo graduale. Ho partecipato a dei corsi sulla lavorazione dei formaggi, la manipolazione degli alimenti e l’igiene, ho visitato degli allevamenti per vedere come venivano gestiti gli animali e capire come adattare questi insegnamenti alla mia piccola realtà in montagna». 
Con il suo lavoro promuove il ritorno a una cultura rurale. Cioè?
«Ripristino uno stile di vita come quello di una volta, quando con la terra e gli animali si mandava avanti una famiglia, si mangiava sano, si rispettava il ciclo della natura e soprattutto gli animali, perché se sfruttati troppo non vivevano più di 2/3 anni. La mia azienda è piccola, se mi avessero regalato una stalla da cento capre, di quelle che si vedono negli allevamenti intensivi, avrei detto no, non era quello che volevo fare. Essendo in montagna, in una zona un po’ scoscesa, non abbiamo la possibilità di utilizzare trattori e mezzi meccanici, facciamo tutto a mano, con forca, pala e carriola».
La scelta di asini e capre non è casuale. Ognuno ha una funzione. 
«Gli asini sono i primi animali che abbiamo introdotto nell’azienda, perché sono leggeri, non rovinano il suolo, ma soprattutto brucano tanto e, avendo tanta terra da falciare, aiutano a tenere il prato ben rasato. Fanno il lavoro al posto nostro e in modo molto naturale. Le quattro caprette cashmere le abbiamo prese sia per la lana sia perché anche loro rasano tutto e tengono pulito da rovi e sterpaglie. Le caprette camosciate delle Alpi le dedichiamo invece alla produzione del latte». 
Cosa significa rispettare gli animali fuori dall’ottica degli allevamenti intensivi? 
«I nostri animali sono anzitutto liberi di muoversi nei nostri terreni e non sono forzati nell’alimentazione. Li alimento con il fieno che facciamo noi in buona parte. Quando le caprette sono in lattazione, integro con un po’ di mais e orzo e le lascio vivere in modo non forzato: nel periodo di gravidanza le lascio a riposo, alla nascita dei capretti si riprende la mungitura, una parte di latte va ai capretti e una parte alla produzione dei formaggi». 
Seguire tutta la filiera significa garantire la qualità del prodotto finale.
«Esatto, infatti l’idea alla base del mio lavoro era non avere il caseificio e produrre formaggi con il latte di altri, ma lavorare il latte delle mie caprette, che alimento io nel mio paese, quindi so da dove viene il latte di quel formaggio, che cosa hanno mangiato le caprette, il loro stato di salute, sono io che ho tutto il ciclo completo. Nei nostri formaggi anche la scorza è commestibile, priva di plastica e conservanti, altrimenti non avrei investito in questa attività». 
Biologico anche il fertilizzante per la terra: il letame dei suoi animali. 
«Si è diffusa la moda del biologico poi però si fanno chilometri per andare all’ipermercato a comprare il sacco di concime, quando il letame è il concime più naturale e antico del mondo. Basterebbe poco per vivere in modo più rispettoso dell’ambiente e tornare a mangiare cose semplici e naturali».                                                                          
 


AZIENDA AGRICOLA LILIANA
Liliana De Nato ha 48 anni. Originaria di Feltre (Belluno), vive a Gosaldo, nella zona del Parco Nazionale delle Dolimiti Bellunesi e Feltrine. Nel 2019 ha aperto l’“azienda agricola Liliana”, che gestisce insieme al marito, e ha detto addio al posto di direttrice delle Poste. Alleva capre, asini e galline e produce latte e formaggi a km zero, tutto basato sul rispetto degli animali e della natura, compreso la potatura dell’erba affidata agli asini e alle capre che lascia liberi di brucare, e la fertilizzazione del terreno che avviene, utilizzando esclusivamente il letame dei propri animali. Biologico e a km zero è anche il mangime degli animali, che prepara personalmente, curando l’intera filiera. Organizza visite di gruppo per promuovere la difesa e la valorizzazione della cultura rurale.

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