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Di che mascherina sei?

Come proteggersi da incertezze, costi eccessivi e reperimenti impossibili

Lun 27 Apr 2020 | di Armando Marino | Soldi

E tu di che mascherina sei? Il virus ha colto il mondo di sorpresa ed è normale che all'inizio dell'epidemia molte informazioni fossero ambigue, molti meccanismi medici, politici, sociali si siano mossi per errori e correzioni. Ma la storia delle mascherine va oltre: a più di due mesi dallo scoppio dell'emergenza, la gestione delle mascherine è stata un caos. L'Organizzazione mondiale della Sanità non è stata in grado di dare indicazioni certe sul grado di protezione offerta contro il contagio. Inizialmente l'ha sottovalutato, pare, anche per evitare l'accaparramento che avrebbe fatto mancare le forniture agli ospedali, dove servivano di più. In seguito altre istituzioni hanno iniziato a raccomandare di coprire naso e bocca e poi addirittura a renderlo obbligatorio.
Ragionando su quel che sappiamo al momento di scrivere, la mascherina non è una protezione totale per chi la indossa, ma diminuisce la possibilità che chi è portatore di coronavirus contagi altri. A questo scopo è sufficiente una mascherina chirurgica, il modello con tre veli di tessuto non tessuto. La mascherina tipo Ffp2 senza valvola blocca il passaggio del cosiddetto “droplet”, cioè le gocce di saliva che emettiamo respirando, sia in entrata che in uscita. Ma non c'è garanzia in caso di particelle microscopiche, che si possono trovare in ambienti particolarmente chiusi in cui riescono a restare in aria più a lungo. Le Ffp2 con filtro invece migliorano l'espirazione, ma a causa di questo non sono adatte se chi le porta è contagiato. Le Ffp3 dovrebbero offrire la massima protezione in entrata e uscita, ma sono importanti soprattutto per gli operatori sanitari a contatto con i malati.
Le autorità hanno scelto di alzare una barriera di controlli per evitare speculazioni che però hanno portato a forti rallentamenti nell'importazione, con le Dogane che tenevano ferme milioni di mascherine. Le speculazioni per altro sono comunque avvenute, perché alcuni importatori senza scrupoli hanno eluso i controlli, con rialzi dei prezzi anche del 400% che in alcuni casi hanno anche fatto scattare operazioni di polizia. C'è da sperare che per quando leggerete queste righe si sia finalmente arrivati a mettere in piedi una filiera di produzione e importazione dignitosa. Ricordando che, prima della crisi, anche a causa dell'aumento della richiesta e scarsità di mezzi, il prezzo di una mascherina alla fabbrica, in Cina, è passato da un centesimo l'una a 20-40 centesimi, E c'è stata una farmacia a Milano che le ha vendute al dettaglio a 40 euro l'una. 

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