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Mosh e Moah: ecco i pericoli invisibili nascosti nella merenda

Non solo zuccheri e grassi, ma anche idrocarburi di oli minerali negli snack al cioccolato e ai cereali

Lun 27 Apr 2020 | di Valentina Corvino | Attualità
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Se pensate che gli unici nemici per la salute di snack al cioccolato e ai cereali fossero le calorie, lo zucchero e i grassi vi sbagliate di grosso. Ce ne sono due invisibili, nascosti e in quanto tali molto più pericolosi. Stiamo parlando degli idrocarburi degli oli minerali, conosciuti con le sigle Mosh e Moah. Se le istituzioni ancora sottovalutano il pericolo - e fanno poco, forse niente, per tenerlo a bada - le nostre analisi hanno escluso la presenza di Moah ma, allo stesso tempo, hanno evidenziato una contaminazione diffusa di Mosh. In 20 snack su 29 sono state rilevate quantità misurabili di idrocarburi saturi di oli minerali: da 0,50 a 129 mg/kg. Molte, poche? 

Non chiedetelo alle agenzie comunitarie per gli alimenti né, tantomeno, alla Commissione europea perché ad oggi non c’è una regolamentazione che ne fissi i limiti massimi negli alimenti. E allora per valutare i nostri prodotti ci siamo affidati alle indicazioni dell’Autorità tedesca di controllo alimentare degli Stati federali secondo cui la quantità di Mosh non deve superare i 9 mg/kg. Se volessimo essere maggiormente prudenti dovremmo considerare anche che le poche agenzie che finora si sono occupate del rischio di migrazione (insieme alla citata autorità tedesca c’è anche quella belga) sottolineano che questi due idrocarburi degli oli minerali non dovrebbero essere mai presenti negli alimenti destinati ai bambini. Se è vero che da un punto di vista strettamente normativo i prodotti che abbiamo analizzato non possono essere definiti “baby food” è anche vero che i principali consumatori di questi alimenti sono proprio i bambini. 

Sui potenziali rischi che si corrono ci sono più certezze. Secondo l’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, e l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR), Mosh e Moah hanno un diverso potenziale tossicologico. I primi possono essere facilmente assimilati dall’organismo e accumularsi nei tessuti adiposi: in esperimenti con ratti hanno portato a danni in alcuni organi. L’assunzione di Moah, invece, dovrebbe essere generalmente evitata in quanto si tratta di “un potenziale cancerogeno”. Nonostante questo, ad oggi non si registrano iniziative legislative che prevedono limiti stringenti alla migrazione: nel 2017 la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri un monitoraggio sulla presenza dei due idrocarburi degli oli minerali. A due anni di distanza ancora non se ne conoscono gli esiti. La Francia è stato l’unico Stato che ha dimostrato di non prendere sotto gamba il pericolo confermando - dopo aver condotto le analisi - la contaminazione di alcuni latti in polvere dell’infanzia scoperta dalla locale sede di Foodwatch. Eppure, come ci ha spiegato Luciano Piergiovanni, docente di Scienze e tecnologie alimentari, se solo volessimo avremmo gli strumenti per ridurre al minimo il rischio.  
         
 


Gli idrocarburi di oli minerali

Gli idrocarburi di oli minerali sono composti chimici derivati principalmente da petrolio greggio, ma anche sintetizzati da carbone, gas naturale e biomassa. La sigla Mosh indica gli “idrocarburi saturi di oli minerali”. I Posh, invece, sono sostanze contenute nelle plastiche, impiegate per contenitori o film plastici utilizzati come materiali di confezionamento a contatto con i cibi. Non sono disponibili dati attendibili sulla pericolosità di queste molecole mentre sappiamo con certezza che i Moah, gli “idrocarburi aromatici di oli minerali”, sono i composti più pericolosi con un potenziale di cancerogenicità riconosciuto. Per fortuna in analisi non ne abbiamo trovati, mentre la somma di Mosh e Posh va da 0,50 mg/kg a 129 mg/kg. Non ci sono attualmente disposizioni normative sui livelli di migrazione accettabili anche se alcuni paesi lavorano da anni a linee guida e a proposte di legge nazionali. Ad esempio, l’Agenzia belga per la sicurezza alimentare ha pubblicato una raccomandazione per “soglie d’azione” in cui prevede un limite per classi di prodotto (tra 15 e 20 mg/kg per gli alimenti che rientrano nel nostro campio da l’Autorità di controllo alimentare degli Stati federali in Germania. In ogni caso è molto importante sottolineare che ad oggi l’opinione generale è che né Mosh né Moah dovrebbero essere presenti in quantità misurabili negli alimenti destinati ai bambini. Per il resto della popolazione, le indicazioni fornite dalla comunità scientifica, poiché al momento non è possibile valutare definitivamente l’impatto sulla salute dei Mosh, prevedono che la presenza e la migrazione di queste sostanze dagli imballaggi agli alimenti dovrebbe essere ridotta al minimo per quanto è tecnicamente possibile mentre dovrebbe essere eliminata l’esposizione per via alimentare ai Moah. Un’assenza e/o una riduzione difficile da garantire visto, che come ammette la stessa Commissione europea, ci sono ancora enormi difficoltà nel definire metodiche analitiche sufficientemente standardizzate e in grado di fornire risultati affidabili.

 


In collaborazione

L’articolo è a cura della Redazione de “Il Salvagente”, mensile in edicola e anche on line, leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori. Info: www.ilsalvagente.it

 


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