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La buccia d’arancia diventa tazza

“Feel the peel”: da Torino arriva uno spremiagrumi gigante in grado di trasformare le arance

Mar 26 Mag 2020 | di Domenico Zaccaria | Ambiente
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Anche delle arance non si butta via niente. E ora è possibile gustare una buona spremuta in una tazza davvero particolare, realizzata con le sue bucce. L’economia circolare entra nel mondo dei bar grazie a un progetto che coniuga sostenibilità ambientale e innovazione. Firmato – non a caso – dallo studio Carlo Ratti Associati di Torino, uno dei più famosi al mondo nel campo dell’architettura e del design. Realizzato in collaborazione con Eni, si chiama “Feel the peel”, ovvero “senti la buccia”: si tratta di uno spremiagrumi dalla forma imponente e sinuosa, alto più di 3 metri e sormontato da una grande cupola di vetro sotto la quale vengono sistemate 1.500 arance. Quando si ordina un succo, parte il meccanismo che taglia le arance a metà e separa le bucce, che poi cadono nella parte inferiore per essere macinate ed essiccate con acido polilattico per diventare fibra; una volta scaldato, questo materiale diventa filamento per la stampante in 3 dimensioni integrata all’interno nel macchinario, pronta per realizzare le tazze che poi possono essere riciclate. «Abbiamo cercato di mostrare la circolarità in un modo molto tangibile – spiega Carlo Ratti - sviluppando una macchina che ci aiuta a capire come le arance possono essere utilizzate non solamente per il loro succo. Le prossime interazioni del progetto potrebbero includere nuove funzioni, come la stampa di tessuti per abbigliamento provenienti dalle fibre delle bucce d'arancia».

CIRCULAR JUICE BAR
Il primo “circular juice bar” si candida insomma a diventare il bar itinerante più sostenibile d’Italia, per la capacità di trasformare uno scarto in prodotto e di ridurre al contempo il consumo di plastica: la macchina è in grado di estrarre 3 bicchieri all’ora. Una creazione che si inserisce in un filone più ampio di rispetto dell’ambiente, intrapreso già da alcuni anni dallo studio torinese. è il caso del “Circular Garden”, un’installazione di archi realizzati interamente in micelio (una fibra ricavata dalla radice dei funghi) all’orto botanico di Brera, in occasione del Fuori Salone 2019 di Milano: dopo la mostra le strutture sono state triturate e il micelio è stato immesso nel suolo.  Oppure del padiglione italiano all’Expo di Dubai (slittato al 2021 per l’emergenza coronavirus) che sarà realizzato con materiali di costruzione ricavati da fondi di caffè e da plastica estratta dagli oceani.                                          

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