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L’asparago si coltiva con la geotermia

A cavallo tra il Lazio e la Toscana, un gruppo di piccoli agricoltori sfrutta il calore del sottosuolo per fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici

Mar 26 Mag 2020 | di Domenico Zaccaria | Ambiente

Sfruttare il calore del sottosuolo per fronteggiare i repentini sbalzi di temperatura. Così, un gruppo di piccoli produttori dislocati tra l’Alto Lazio e la Bassa Toscana, è riuscito a proteggere la propria coltivazione di asparagi dai cambiamenti climatici, che fanno sentire il proprio effetto soprattutto in primavera. Siamo nel cuore della Maremma, splendido territorio a cavallo tra le due Regioni, dove - grazie soprattutto ai fertili terreni di origine vulcanica - la coltura di questo ortaggio è fiorente da oltre un secolo. Una tradizione che negli ultimi anni ha registrato un nuovo boom legato al ricambio generazionale: unendo le forze con l’azienda Verde Toscana (che raccoglie, distribuisce e commercializza i prodotti nella filiera della grande distribuzione), decine di agricoltori fra i 30 e i 40 anni d’età sono riusciti a incrementare il fatturato con la geotermia. Tutto si basa sull’acqua termale che scorre nel sottosuolo, a una temperatura compresa fra i 32 e i 44 gradi; dai pozzi di raccolta viene convogliata in tubazioni, appositamente create per uso agricolo, che passano proprio sotto ai campi di asparagi. Le radici delle piantine traggono beneficio da questo calore, compensando gli effetti di eventi metereologici sfavorevoli.

LA FIORITURA IN PIENO INVERNO
Da sempre, il periodo migliore per la raccolta degli asparagi è la tarda primavera, soprattutto il mese di maggio, ma con la geotermia iniziano a germogliare già a gennaio. Per evitare lo shock dovuto all’escursione con le temperature in superficie, spesso si aggiungono protezioni ulteriori come piccoli tunnel di materiale isolante, per impedire che le piantine appena spuntate siano decimate dal gelo. La produzione si concentra nella zona compresa tra Capalbio, in provincia di Grosseto, e Vulci (Viterbo); ogni piccola azienda conferisce circa 200 chili di ortaggi, che vengono poi sfilettati, riuniti in mazzetti ed etichettati direttamente in un magazzino di Pescia Romana; infine, in lotti minimi di 500 chili, vengono avviati alla grande distribuzione, sui cui scaffali arrivano nel giro di 24 ore dalla raccolta. La temperatura dell’acqua nel sottosuolo è più elevata nelle zone dell’entroterra, dove i pozzi sono più profondi, e più bassa man mano che ci si avvicina al mare, dove sono situati a minore profondità. Grazie anche alla geotermia, sono oltre 40 i giovani agricoltori della zona che si dedicano esclusivamente agli asparagi, per un totale di cento ettari coltivati e una produzione che l’anno scorso ha superato le quattromila tonnellate.                                             

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