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Nuove regole per smartworker?

Finito il lockdown per molti continua il lavoro da casa

Mar 26 Mag 2020 | di Armando Marino | Soldi

All'italiana lo chiamavano lavoro agile. Ma ormai lo conoscono tutti con il suo nome anglosassone: lo smartworking. Il virus ci ha fatto scoprire che per attuare questa modalità di lavoro intelligente quello che mancava era soprattutto un po' di agilità mentale. Il periodo di quarantena forzata ha costretto molte aziende a prendere atto forzatamente che lasciare che un dipendente lavori da casa può avere un incredibile numero di vantaggi. Una bella lezione per tutti, dipendenti e datori di lavoro che ora, spesso, sono inclini ad attuarlo anche quando l'emergenza virus sarà finita.
Per la collettività i vantaggi sono enormi. Una proposta di legge stima che, attuando il lavoro agile per 600mila dipendenti pubblici, si risparmierebbero 3 miliardi. Senza contare i vantaggi sociali: meno traffico, meno inquinamento, meno necessità di potenziare il trasporto pubblico nelle ore di punta.
Si aprirà un processo di riorganizzazione delle nostre vite che richiede alcune conoscenze. Innanzitutto chiarire la differenza con il telelavoro, che è il semplice trasferimento della sede in cui si opera dall'ufficio alla casa privata del dipendente, ma lasciando intatte tutte le modalità del lavoro, non solo l'orario, ma anche l'organizzazione degli ambienti che deve rispettare norme simili a quelle di un ufficio. Lo smartworking invece non è legato al luogo fisico in un cui si lavora: prevede semplicemente che si possa lavorare a distanza per una parte del tempo, cambiando la filosofia stessa del rapporto dipendente-datore di lavoro. Serve più fiducia reciproca e un'organizzazione basata sulla leale collaborazione e la valutazione degli obiettivi, più che l'orario di lavoro, anche se questo non deve significare che il lavoratore può essere tenuto operativo senza limiti di orario. Il grande vantaggio dovrebbe essere la flessibilità che aiuta anche il dipendente a organizzare meglio la propria vita e alla fine lo rende più produttivo. 
Importante: la paga non è influenzata, è vietato pagare lo smartworker meno di chi svolge le stesse mansioni recandosi in ufficio.
Per attivarlo servirebbe un accordo scritto tra datore di lavoro e dipendente. In occasione del “lockdown” una norma di emergenza ha eliminato l'esigenza dell'accordo esplicito e questo ha reso tutto più agevole. Ecco perché ora va evitato un rischio: c'è già chi propone nuove norme per regolare lo smartworking visto che si è rivelato tanto utile. Peccato che si sia rivelato così utile proprio perché flessibile. Sarebbe bene evitare di pasticciare tutto con il solito approccio burocratico. Sarà una bella sfida che potrebbe davvero dare una marcia in più a un Paese provato.

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