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Abbiate cura delle parole

Ogni parola che scegliete fa capire chi siete e come vi ponete rispetto a chi vi è di fronte

Mar 26 Mag 2020 | di Angela Iantosca | Editoriale

Le parole sono importanti. Lo dico spesso. 
Ogni parola ha un peso. E ognuna di esse fa intuire molto di più di ciò che racchiude nelle sue lettere. Porta la storia della persona che la pronuncia. Indica se chi sta parlando è superficiale, se è aggressivo, se capisce profondamente ciò che dice, se sa cosa nasconde il termine scelto, se riflette, se ha a cuore gli esseri umani. 
È un pensiero che faccio spesso soprattutto quando qualcuno, per lo più pensando di ‘colpire in modo negativo’ l’altro o per schernirlo, usa le malattie, le disabilità come ‘offesa’ (anche se in modo ‘giocoso’, almeno nelle intenzioni).

Ho cominciato a notare questo uso improprio delle parole da ragazzina, quando, con grande superficialità, dettata a volte da mancanza di conoscenza reale della malattia, si scherzava con la parola Alzheimer. Spesso chi la usava lo faceva per prendere in giro la mancanza di memoria di qualcuno o anche la propria. Erano i primi anni in cui si sentiva parlare di questo morbo e lo ricordo bene, perché quella malattia abitava la mia casa e sentirla apriva una ferita, una protesta interiore forte verso chi non aveva rispetto né per la parola né per chi ne soffriva. Pur non volendo realmente ferire. 

Allora oggi vi rivolgo un invito: scegliete con attenzion le parole. Uscite da voi stessi, dal vostro piccolo recinto, dal sarcasmo violento e non necessario, dall’esigenza di far ridere, ma facendo ridere solo voi stessi. Abbiate cura delle parole e, prima di tutto, di chi vi è di fronte. 

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