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Dalla Sicilia a Le Monde con i suoi fumetti

Fiamma Luzzati e il suo lavoro fatto di documentazione, scrittura e disegno. Fuori dall’Italia e con pseudonimo

Gio 28 Mag 2020 | di Emanuele Tirelli | Attualità
Foto di 9

A novembre uscirà in Francia il suo prossimo libro a fumetti. Racconterà del coronavirus. Per farlo è entrata in un ospedale parigino insieme a una famosa virologa.

Fiamma Luzzati è siciliana, ma vive a Parigi da ventuno anni. Questo non è il suo vero nome, ma uno pseudonimo che usa da sempre. E al suo arrivo nella Ville Lumiere non era ancora una fumettista. Oggi si occupa soprattutto di temi scientifici e di divulgazione. E la storia che ha pubblicato online poco prima di questa intervista ha raggiunto 1 milione di condivisioni in appena due giorni.

Qual è stata la scintilla?
«Lavoravo per un’agenzia di grafica e design che mi aveva incaricato di aprire la sua nuova sede a Parigi. Ecco come sono arrivata qui. La scintilla è stata una conversazione con un giornalista del quotidiano Le Monde. Avevo realizzato degli schizzi di una sceneggiatura, che volevo far disegnare da altri, e lui mi ha detto che erano più interessanti della sceneggiatura stessa. Poi mi ha consigliato di iniziare con delle storie a fumetti sulle avventure di un’italiana a Parigi. L’ho fatto per Liberation, che però era in grandi difficoltà economiche, così dopo due anni sono passata a Le Monde, anche perché volevo occuparmi di altri temi».

In Francia è possibile fare del fumetto e dell’illustrazione il proprio lavoro?
«Non succede tutto da un momento all’altro, ma è possibile. C’è chi riesce a mantenersi solo con i libri e chi si muove anche tra giornali, riviste, manuali scolastici, commissioni da parte di fondazioni, università e vari enti. Poche centinaia di copie rappresentano un buon risultato di vendite per un fumetto in Italia; qui in Francia è come non aver venduto nulla. I numeri sono completamente diversi, da moltiplicare quasi per 100».

Da cosa dipende? 
«L’Italia ha una grande tradizione di fumettisti, vignettisti e illustratori, che hanno prosperato abbastanza fino agli anni Settanta. Poi una serie di riviste ha chiuso e molti autori si sono trasferiti all’estero, anche in Francia. Qui la situazione era meno vivace rispetto a quella italiana, ma ha iniziato a crescere. Si è formato un pubblico adulto molto vasto, che ha preso a leggere i fumetti con la stessa frequenza di romanzi e saggi. Anzi, i fumetti hanno superato la narrativa tradizionale. Secondo me qui si legge mediamente di più. E c’è uno sforzo istituzionale per incentivare la lettura, le biblioteche, la rete delle librerie. Tutto questo produce dei risultati, e la crescita del fumetto è uno di questi. In Italia credo che non ci sia nessun tipo di protezione, né per il commercio librario né per le biblioteche. E ho l’impressione che da oltre vent’anni non ci sia una vera attenzione per la cultura in generale: tutto è molto legato alla televisione». 

Le donne sono discriminate? 
«Se contiamo quante donne hanno vinto il prestigioso Grand Prix de la Ville d’Angouleme, ne troviamo solo tre. Come tanti, anche questo è un mondo popolato soprattutto dal “maschile”, ma negli ultimi anni il numero delle autrici sta aumentando e le percentuali si stanno un po’ riequilibrando. Però non ho mai avuto problemi in questo senso, di discriminazione».

Quali sono i suoi prossimi progetti?
«Due per l’Università di Bordeaux, che avrebbero dovuto presentare durante un congresso nel mese di aprile, ma c’è stato il coronavirus e quindi un rinvio. Poi c’è il libro che uscirà a novembre; c’è Le Monde; c’è un nuovo progetto in ballo per raccontare la filosofia ai bambini, e un altro per spiegare alcuni argomenti scientifici agli studenti delle scuole medie».

E l’Italia?
«Il mio lavoro è fatto di documentazione, scrittura e disegno. Se non c’è un mercato in grado di sostenere tutto questo, risulta impossibile farlo. Ci proverò, ma in Italia non esiste una vera attenzione nei confronti dei fumetti. Forse la cosa più intelligente sarebbe cercare un contatto con una televisione».                               

 


Almodovar il sogno

Fiamma Luzzati è siciliana, ma vive e lavora a Parigi da molti anni. Nella sua biografia si legge che avrebbe voluto recitare per il regista Pedro Almodovar. Ha poi fondato la Calimera Company e, prima di scegliere i fumetti, ha praticato la pallavolo, la finanza, il catering, il graphic design e l’editoria. Nel 2012 ha iniziato l’attività di fumettista con il blog “L’avventura” sul sito del quotidiano “Libération” e poi è approdata a “Le Monde”. Il suo ultimo libro è “La femme qui prenait son mari pour un chapeau”, pubblicato in Francia da Delcourt. Il suo blogo è lemonde.fr/blog/lavventura.

 


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