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Il teatro sociale per superare la pandemia

Un valido strumento di inclusione, partecipazione e integrazione

Gio 28 Mag 2020 | di Chiara Luce | Attualità
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 “L’OMS e il Ministero della Salute hanno recentemente pubblicato notizie sugli effetti psicologici della quarantena e del post pandemia da Covid-19: paure, perdite di controllo, stigma sociale per soggetti particolarmente vulnerabili. Parliamo di anziani, stranieri, individui con predisposizioni psicologiche, nonché conseguenze ‘di ritorno’ per i soggetti che sono (stati) in prima linea nel combattere la pandemia (infermieri, medici, sanitari in generale) e di conseguenza visti come possibili “untori” dalla gente comune. Il Teatro sociale potrà essere nei prossimi mesi uno strumento importante di inclusione, partecipazione ed integrazione sociale”. Ad esserne convinto è Pascal La Delfa, drammaturgo, regista, docente e conduttore di laboratori teatrali, presidente dell’associazione “Oltre le Parole” di Roma, capofila di un progetto dell’Unione europea (www.restore-project.com) partito a fine 2019 il cui obiettivo è definire a livello europeo àmbiti, metodologie e competenze degli operatori di Teatro sociale per combattere il rischio dell’esclusione sociale. 

L’associazione, fondata nel 2003, ha messo a disposizione i suoi esperti per realizzare dei progetti di “teatro nel sociale” (www.teatrocivile.it) per aiutare i soggetti più vulnerabili nel superare le paure e le difficoltà post quarantena ed evitare discriminazioni e isolamenti: il tutto attraverso le arti e il teatro in particolare. 

Non (solo) performance “per”, ma “con” i soggetti interessati, così come numerose esperienze testimoniano in Italia nelle popolazioni colpite da disastri naturali, a partire dal terremoto del Friuli del 1976 e arrivando fino a l’Aquila e Amatrice. Il teatro diventa un “laboratorio” dove sublimare lo sgomento e il disorientamento, e superare le barriere psicologiche che si auto-costruiscono quando la paura diventa incomprensibile, ingestibile.

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