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Le fibre non vanno eliminate

Come si devono comportare coloro che soffrono di colon irritabile?

Gio 28 Mag 2020 | di Maria Giovanna Graziani | Salute
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Stipsi alternata a diarrea, pancia gonfia, crampi, irregolarità intestinale spesso affrontata con il fai-da-te che introduce farmaci ed esclude le fibre. Ma le fibre non vanno eliminate dalla dieta, ma scelte e dosate con attenzione.

Le fibre fanno bene al cuore, aiutano a mantenere la linea, proteggono dai tumori, sono utili a prevenire il diabete. Non passa giorno senza che venga pubblicata una nuova ricerca scientifica che esalta le innumerevoli proprietà benefiche degli alimenti ricchi di fibre. 

Ma chi ha problemi con l’intestino come deve regolarsi? 
Chi soffre di colon irritabile può mangiare le fibre. Prima, però, dobbiamo chiarire cosa intendiamo per colon irritabile. La percezione dei pazienti è che tutte le sindromi funzionali dell’intestino (con gonfiore addominale, variazioni del numero di scariche, ecc…) siano definibili come colon irritabile, ma questo non è vero. In realtà, dietro a molte di queste sindromi c’è un’alimentazione scorretta e per controllare i sintomi basta modificare la dieta, magari introducendo proprio un adeguato apporto di fibre. La situazione va dunque valutata caso per caso.
Chi è stitico può avere aiuto dalle fibre, chi ha diarrea spesso afferma che le fibre stimolano il sintomo, ma non è un meccanismo on-off, non c’è una relazione così lineare. Di certo chi soffre di diarrea non deve eliminare completamente le fibre dalla sua alimentazione, ma può provare con degli aggiustamenti della dieta. Ad esempio, può evitare le fibre dell’insalata o della verdura a foglia larga, che sono più grandi, che spesso non vengono digerite completamente e aiutano a formare più massa fecale; altre fibre, come quelle contenute nelle verdure bollite, sono invece già predigerite dalla cottura e sono meno “pericolose”. Comunque è bene ricordare che non ci sono alimenti con fibre che devono essere assolutamente evitati.
Un tempo si ricorreva ad una terapia farmacologica molto variegata, che andava dai probiotici agli antispastici, dagli antidepressivi alle benzodiapzepine. Queste però sono terapie molto importanti, che spesso finiscono con l’essere assunte per molto tempo, con costi ed effetti collaterali non trascurabili. Oggi preferiamo usare un nuovo approccio basato sulla dietoterapia. Molti pazienti arrivano da noi in ambulatorio con un’alimentazione sfasata da mesi e mesi di fai-da-te: spesso i loro problemi possono essere risolti con pochi aggiustamenti della dieta. I primi risultati che abbiamo ottenuto sono incoraggianti: abbiamo visto, per esempio, che il 20% dei pazienti risponde bene alla dieta senza glutine, altri superano i sintomi riducendo i cosiddetti Fodmap, un gruppo di carboidrati che comprende fruttosio, lattosio, fruttani, galattani e polioli come lo xylitolo, il sorbitolo e il manigoldo, elementi fermentabili che si trovano in moltissimi alimenti e che spesso peggiorano i sintomi delle sindromi funzionali dell’intestino.
La dose giornaliera consigliata di fibre va dai 20 ai 35 grammi per un adulto e di 5 grammi per un bambino.
La quantità minima per l’adulto è calcolata sulla base della dose minima necessaria per il benessere intestinale, mentre la dose massima riguarda quella quantità oltre la quale le fibre possono dare qualche inconveniente, come un’eccessiva fermentazione, e conseguente flatulenza, o come l’incapsulamento eccessivo di nutrienti preziosi come gli oligoelementi (zinco, ferro, …).
Possiamo classificare le fibre in base alla loro solubilità in acqua:
• fibre solubili (presente soprattutto in frutta e legumi, in particolare, ne sono ricchi i piselli, i fagioli, le mele, le carote, la patate, l'avena, la segale, l'orzo e i broccoli)
• fibre insolubili (quelle maggiormente presenti in alcuni ortaggi a foglia verde e cereali integrali, nei legumi, e nella frutta quale fragole, pesche e prugne).
Essendo diverse dal punto di vista della struttura chimica, altrettanto differenti sono le azioni in grado di esercitare.
Per quanto riguarda gli zuccheri, le fibre solubili sono un buon alleato nella prevenzione del diabete, in quanto stabilizzano il tasso di zucchero nel sangue dopo il pasto e riducono la richiesta di insulina da parte del pancreas; combattono così anche il sovrappeso (un eccesso di insulina è responsabile dell’accumulo del grasso corporeo).
Per quanto riguarda i grassi queste fibre abbassano il colesterolo con grande beneficio dell’apparato cardiocircolatorio; sembra inoltre che la loro fermentazione nell’intestino porti al rilascio dell’acido propionico, molecola che riduce la sintesi del colesterolo da parte del fegato.
Le fibre solubili svolgono una sorta di pulizia profonda dell’intestino e indirettamente come abbiamo visto anche del sangue, quindi un loro consumo regolare previene:
• malattie cardiovascolari
• aterosclerosi
• calcolosi della colecisti
Un recente lavoro pubblicato su Lancet, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo, ha rilevato che un elevato consumo di fibre attraverso la dieta consente di ridurre fino al 15-30% la mortalità per cause cardiovascolare, nonché abbattere il rischio di sviluppare numerose altre condizioni metaboliche (come il diabete mellito di tipo 2) e un cancro del colon retto.

I VANTAGGI DELLE FIBRE
Un altro aspetto molto importante riguarda le caratteristiche prebiotiche di queste fibre, che agiscono equilibrando la flora intestinale e stimolando la crescita dei batteri acidofili, cioè dei batteri buoni.
Un ulteriore vantaggio delle fibre, oltre a combattere la stitichezza, è che iniziano ad assimilare acqua e a rigonfiarsi già nello stomaco; in questo modo, aderendo alle pareti gastriche, le dilatano, ritardando lo svuotamento gastrico. La conseguenza è un precoce senso di sazietà, tanto è vero che molti integratori a base di fibra vengono utilizzati in un regime dietetico del controllo del peso.
L’azione più marcata è tuttavia quella esercitata sulla motilità intestinale: le fibre rendono più morbide e voluminose le feci, che, grazie proprio a questo aumento di massa, stimolano la peristalsi delle pareti, accelerando quindi il transito nel lume intestinale e favorendo così l’evacuazione. Questa azione lassativa è simile a quella esercitata dai lassativi meccanici o di massa e quindi, come anticipato in precedenza, è essenziale bere molta acqua per favorire questo processo.
La fibra agisce sull’equilibrio idrico dell’intestino, quindi se paradossalmente non si ingerisse acqua, verrebbe assorbita quella già presente nel lume intestinale, rendendo ancora più disidratate le feci e quindi peggiorando la situazione di costipazione.
La fibra subisce un processo di fermentazione che porta alla produzione di acidi a catena corta come il propionico, il butirrico, l’acetico, che intervengono nella regolazione di alcune sintesi metaboliche importanti. La loro produzione determina un abbassamento del pH dell’intestino, utile a contrastare le attività di alcuni microorganismi pericolosi, come i clostridi, gli stafilococchi, la candida, con conseguente diminuzione della quantità di alcune molecole dannose derivanti dal loro metabolismo come:
• ammoniaca (dannosa per il fegato);
• nitrosamine (agenti cancerogeni del fegato):
•acidi biliari secondari (agenti cancerogeni del colon).

EFFETTI COLLATERALI
La fibra inoltre è in grado di legare a sé gli acidi biliari nel piccolo intestino e poi di rilasciarli nel colon, dove svolgono un’azione lassativa. Un altro effetto molto importante, esercitato soprattutto dalle fibre solubili è quello di ricoprire le pareti intestinali di una pellicola protettiva ad azione antiinfiammatoria e lenitiva. Questo è l’effetto sfruttato da numerosi integratori di fibra prescritti in caso di patologiche, come colon irritabile, diverticolosi, emorroidi e ragadi anali.
Abbiamo già visto come un eccesso di fibre tuttavia possa procurare flatulenza e gonfiore addominale, sintomi questi che compaiono tendenzialmente all’inizio di un’assunzione (anche se regolata) e che poi tendono a scomparire man mano che l’intestino si abitua e se si introducono quantità di acqua adeguate. In questi casi è comunque consigliabile introdurre ed aumentare gradualmente le quantità consumate.
Possono comparire anche meteorismo e diarrea a causa della fermentazione batterica.
Un altro aspetto da considerare è l’eventuale ridotto assorbimento di alcuni micronutrienti, come ferro, zinco e rame in caso di eccessiva quantità di fibra, che possono portare a piccoli scompensi nutrizionali.
In linea di massima gli integratori a base di fibra sono sconsigliati, per evitare eventuali complicazioni, in caso di patologie gastrointestinali in atto, come ernia iatale, ulcera peptica, occlusione intestinale, dolori addominali di origine sconosciuta, megacolon tossico, stenosi dell’esofago.
Un particolare controllo sulla loro assunzione deve essere posto in caso di diverticolite, di sindrome del colon irritabile in fase acuta, di fistole enteriche e nel caso di pazienti che stanno seguendo cicli di radioterapia soprattutto nella zona addominale.
Un’altra regola da tenere presente in caso di assunzione di farmaci è quella di assumere le fibre due o tre ore prima del farmaco, questo per evitare una riduzione del suo assorbimento.

SE LA STITICHEZZA E' CRONICA
Quando il problema della stitichezza è cronico e si è già provato a migliorare la dieta e lo stile di vita senza esito, si rende necessario l’uso di integratori di fibra che sono sempre da preferire ai lassativi, anche quelli a base vegetale. L’uso di fibre vegetali ha anche un’azione preventiva su molte malattie dell’intestino compreso il cancro al colon retto. Il loro transito favorisce una pulizia profonda di tutto il lume intestinale, riducendo quindi la quantità di tossine e di sostanze potenzialmente lesive per la mucosa enterica.           

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