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Così i rifiuti diventano un guadagno per le comunità

Altro che inceneritori inquinanti e antieconomici! Da 20 anni la rivoluzione verde nei rifiuti urbani c'è già e funziona. Bollette più basse e differenziata a domicilio più efficiente d'Italia. E i Comuni non sono più schiavi dei boss della monnezza

Gio 28 Mag 2020 | di Francesco Buda | Attualità
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“Ma da qualche parte tutti questi rifiuti bisogna pure metterli”. Quante volte lo abbiamo sentito, detto o pensato per ingoiare il rospo degli inceneritori, proposti e imposti come soluzione felice, facile, sicura e conveniente? La risposta sana, invece, c'è già e si può concretizzare in meno di un anno, ovunque. Basta fare come a Treviso e provincia con il Consorzio Priula. Un successo enorme: record nazionale di differenziata, l'86% (media italiana 58%), bolletta tra le più basse d'Italia, residui non differenziati abbattuti al minimo, costi di gestione di oltre il 41% più bassi rispetto alla media nazionale e più convenienti anche dello stesso Nord, pieno di inceneritori. A vedere come e cosa fanno, ci vengono anche dall'estero. 

“Sì, ma a Brescia vanno benissimo con l'inceneritori in centro città”, dice uno dei tormentoni tipici del settore. Ebbene, a Treviso la bolletta annuale è di 122,8 euro. Ogni bresciano paga invece 155,2 euro l'anno, nonostante quell'enorme impianto a tre mega-forni che ci è pure costato 315 milioni di sussidi pubblici dal 1999 al 2007 (circa il doppio del suo costo). 


LA VERA VALORIZZAZIONE DEI RIFIUTI
I Comuni del Priula hanno chiuso il cerchio dotandosi di impianti pubblici gestiti da una Società per azioni di loro proprietà, la Contarina Spa. Un piano industriale ben preciso, grande managerialità e imprenditorialità al servizio della collettività, a vantaggio di tutti, anche di quelli che verranno dopo visto che abbattono l'inquinamento. Coinvolgendo anche aziende private, ad esempio, per riciclare i pannolini. Questi nel resto del Paese sembrano un mostro invincibile, non riciclabili per definizione, e incidono sull'aumento delle bollette, perché finiscono quasi ovunque nell'indifferenziato che costa molto smaltire. Ogni cittadino, commerciante e impresa separa da sé i materiali, evitando di mischiarli e di conferirli “sporchi”, altrimenti perdono valore. «In tal modo si ottiene la massima valorizzazione del rifiuto raccolto», spiega il dottor Paolo Contò, che dal 2003 è direttore generale del Consorzio di bacino Priula. 
È il gruppo di 49 Comuni – Treviso e provincia – che si sono messi insieme, smarcandosi dai soliti poteri forti e malati che dettano legge nel settore. Hanno ottenuto risparmi, migliore qualità dell'ambiente, città e paesi puliti, bollette molto ridotte, utenti contenti e persino una certa simpatia verso i politici “decisori”, che appunto hanno deciso e consolidato questa scelta, migliorandola nel tempo. E qui “valorizzare” non è nel senso degli inceneritori, ingannevolmente chiamati termo-valorizzatori che l'unico valore che producono è per le tasche di chi li gestisce. 

VANTAGGI PER TUTTI
Nei territori serviti da Contarina i servizi arrivano dappertutto in modo omogeneo a 260mila utenze,  calibrato secondo i vari contesti. Ne beneficiano tutti i circa 555mila abitanti, sparsi in piccoli e grandi centri, in città e in campagna, in periferia come nel cuore di nuclei storici e in zone industriali o montane. Villette, casolari, fabbriche, condomìni, aree molto abitate, scuole, uffici pubblici… Anziché utilizzare pochi lavoratori, come succede coi mega forni brucia-rifiuti, con questo sistema danno lavoro a molte più persone: ben 764 addetti. I vantaggi sono garantiti dal fatto che separare bene e in modo “pulito” gli scarti conviene, mentre risulta svantaggioso buttare rifiuti non differenziati. Come, perché? Hanno la tariffa puntuale: più differenzi e meno paghi. Eppure questa tariffazione è ancora inapplicata quasi ovunque. 
Ma è fondamentale per fare il salto dal semplice differenziare a prescindere, al differenziare per riciclare. Si basa sul principio “chi più inquina più paga”, già previsto nel lontano 1997 dal decreto Ronchi. Ma al livello nazionale, ci hanno messo 20 anni per decidere con quali criteri va elaborato il metodo di calcolo, con il decreto del 20 aprile 2017 dei Ministri dell'ambiente e dell'economia. Nel Consorzio Priula il rifiuto secco residuo – la parte non riciclabile che costituisce con l'organico un grosso problema per molti sprovedduti o furbetti amministratori – compresi gli ingombranti è sceso da 321 chili a testa del 2000 ai 57 dell'anno scorso. Senza frigoriferi, divani eccetera, a fronte di una media nazionale di 209 kg pro capite, è di 44 kg: record italiano. Il resto diventa nuova plastica, carta, cartone, metalli, terriccio di qualità. 
È qui un altro pezzo della vera svolta: non solo fare una differenziata spinta, ma abbattere più possibile i materiali non riciclabili per dare nuova vita a carta, plastiche, vetro, metalli, organico e così via. 

IL “SEGRETO” DELLA TARIFFA PUNTUALE
«Siamo al diciannovesimo anno di tariffa puntuale – spiega ad Acqua & Sapone il direttore di Priula, Paolo Contò – e possiamo dire, volendo essere prudenti, che non costa di più. Di fatto costa di meno. Questa tariffa incentiva a non sprecare, a ridurre al massimo l'indifferenziato: più metti fuori il bidoncino dell'indifferenziato e più paghi. Conviene metterlo fuori solo quando è pieno, perché si paga per ogni svuotamento. Costa meno a tutti, risparmiano sia il gestore del servizio, Contarina Spa, che il cittadino». Ogni famiglia di questo bacino spende 114 euro l'anno per il servizio igiene urbana, a fronte dei 271 nel resto del nord, 353 nel centro e 363 del sud. Più riduci l'indifferenziato e abbatti i costi di smaltimento e più aumenti gli incassi dai materiali buoni rivenduti ai riciclatori. «Si inverte la logica del meccanismo – sottolinea il dottor Contò -, sono i Comuni ad essere pagati e non più essi a dover pagare chi glieli smaltisce, come un pesante impaccio di cui sbarazzarsi». Si supera la logica che ha tenuto e continua a tenere sotto schiaffo intere regioni. È questa la vera emergenza rifiuti: i pubblici poteri si fanno comandare dai lobbisti privati del settore. 
E gli devono pure dire grazie… Succede così che circa il 40% delle bottiglie e altri imballaggi urbani in plastica vengono bruciati nel nostro Paese. È roba ghiotta per chi gestisce gli inceneritori, poiché viene dal petrolio e quindi brucia bene. 

NON È VERO CHE È DIFFICILE: IL “SEGRETO” DEL TRASPONDER
Sì, ma siamo in Italia: come si fa a controllare? C'è un minuscolo aggeggio che sembra essere sconosciuto alla maggior parte dei Ministri, Sindaci, Assessori politici e tifosi degli inceneritori: si chiama trasponder. 
«È una sorta di chip - spiega Contò -, tipo quelli antitaccheggio dei negozi, con il codice personale dell'utente: lo mettiamo su ogni bidone del rifiuto non riciclabile e manda il segnale in radiofrequenza al dispositivo in mano all'operatore quando svuota il secchio. Oppure viene letto dal sensore sul camion che svuota meccanicamente i contenitori. I dati sono così registrati subito e in automatico». 
Chissà quanto tempo ci vuole, la gente non capisce… «Il 96,3 % dei cittadini che serviamo si dichiarano soddisfatti dei servizi. Ci abbiamo messo 9 mesi per comprare i contentitori, portarli a casa di tutti, fare gli incontri informativi con la popolazione e partire – racconta il Direttore generale del Consorzio Priula -. Tenendosi larghi, si fa tutto in massimo un anno. Ma non è questo il difficile. Il lavoro arduo è convincere i decisori», cioè politici e amministratori pubblici. «Quando gli proponi il riciclo dicono “sì, lo votiamo... però la gente ha paura delle novità”. Non vogliono perdere consensi. Ci vuole convinzione e determinazione, il pubblico amministratore e il cittadino devono guardare oltre la transizione di qualche mese (dove lo metto il bidone, come faccio, è difficile, costerà di più… ), avere il coraggio di gestire il passaggio dal vecchio al nuovo stistema. Il decisore deve avere ben chiaro in mente il risultato, deve tenere duro e avere fiducia nel nuovo sistema, ma non alla cieca perché ti sei informato e sai che funziona. Devi studiare e fare un serio piano industriale». 

SANA IMPRESA, SANA POLITICA
Contò & co. saranno forse ambientalisti fissati e un po' naïf? «Noi veneti non siamo conosciuti perché ci facciamo ideologizzare – replica il manager che dal 2003 dirige il Priula -, ma per essere gente concreta che lavora. Abbiamo tutti genitori o nonni contadini. Prima del 2000, quando siamo partiti, avevamo avuto delle emergenze-rifiuti: discariche esaurite e rifiuti rimasti per strada, come Milano nel '94-'96 o Napoli poi o Roma. Venivamo da una gestione che aveva provocato traumi e quindi capimmo che dovevamo gestire noi rifiuti, anziché farci gestire dai rifiuti. Ma già nel 1997-98 con una prima esperienza di raccolta porta a porta dell'organico eravamo rimasti sorpresi che la gente rispondeva molto bene, separando a dovere i rifiuti organici e consentendoci un umido di ottima qualità. Il sistema di raccolta non è diverso dal comportamento della persona: con il cassonetto stradale si mischia tutto, anche se fai la differenziata. Mentre con il bidoncino assegnato l'utente non è più anonimo, ha la percezione di dover fare la sua parte, di essere controllato e diventa bravissimo all'improvviso. La gente cambia comportamento in base al tipo di raccolta che gli proponi. A Treviso, coi disastrosi cassonetti facevamo il 50% di differenziata, peraltro sporca che significa che i materiali te li pagano poco quando li vendi per farli riciclare. Ebbene - racconta il dottor Contò -, dopo solo un mese di porta a porta, a luglio 2014, la differenziata era salita all'84%!». Chissà come mai moltissimi Comuni ancora usano i cassonetti stradali...

OLTRE L’IGNAVIA 
«Se ho risolto il problema della complessità in un posto - ragiona il nostro esperto -, poi posso applicare la stessa soluzione in luoghi più grandi e con stesse problematiche, in modo modulare. Non dipende dal numero dei moduli, cioè dalla grandezza del luogo, ma dal volere trovare la soluzione e applicarla». 
Cosa manca per replicare l'esperienza Priula nel resto d'Italia? «Il coraggio e una visione del futuro – risponde schietto Contò -, trovo che Sindaci e altri decisori politici sono intimoriti dal popolo e dalle sue pulsioni, non sono davanti ai cittadini mostrandogli un futuro, non dicono “immaginate che non avrete più i cassonetti, che avrete tariffe più basse, meno sprechi, meno inquinamento”. Non indicano un sogno per poi portare a realizzarlo. E se avvii il porta a porta e non funziona, non è colpa del modello, ma di scelte che non hai voluto fare o non hai saputo organizzarti nella tua ignavia o incapacità. I progetti devono essere fatti bene, da chi ha esperienza, in base a ogni singolo contesto. Mai puntare al 50% del problema per paura - avverte Contò -, ma puntare al tutto ed essere coerenti. Per fare ciò, tra l'altro, noi ci siamo fatti fare il primo software on line in Italia per gestire in modo uniforme gli utenti e la tariffa nei vari Comuni e avere tutti le stesse procedure in un sistema omogeneo. Ogni utente, operatore e mezzo è geolocalizzato con il Gps con un semplice clic. E così posso trovare subito e facilmente il furbetto senza contratto che non paga il servizio rifiuti». Tutto ciò è la dimostrazione concreta, da quasi 20 anni, che non siamo destinati ad avere per forza gestioni basate sull'incenerimento e al guinzaglio dei boss della monnezza, come succede innanzitutto nella Capitale.

SE FACCIAMO TUTTI COSÌ, NON SERVONO ALTRI INCENERITORI
«Se la media annua degli attuali 209 kg di secco indifferenziato per ogni italiano scendesse anche solo a 100 chili, in tutta Italia i rifiuti non riciclabili diventerebbero circa 6 milioni di tonnellate. Oggi la potenzialità di incenerimento nazionale è intorno a 5,7 milioni di tonnellate...». Morale: non servirebbe aggiungere altri inceneritori ai 38 in funzione né portare all'estero la nostra immondizia. 
Niente più comizi e tormentoni su Brescia - dove l'esperienza dell'incenenerimento è disastrosa, come spiegato su Acqua&Sapone di maggio -, e Copenaghen, dove il nuovo inceneritore è un flop finanziario. Entro il 31 dicembre 2012 tutti i Comuni avrebbero dovuto raggiungere per legge almeno il 65% di differenziata, 7 punti in più dell'attuale media nazionale. 
Ogni italiano mediamente produce secco non riciclabile oltre 5 volte e mezzo in più rispetto agli utenti di Treviso e dintorni. Ora il Consorzio Priula e la società pubblica Contarina Spa puntano a raggiungere il 96,7% di differenziata e soli 10 kg pro capite di scarti urbani non riciclabili. In buona parte del Paese, invece, stanno ancora discutendo se i cassonetti vanno bene. O se fanno il porta a porta, quasi mai utilizzano il trasponder… 
Entro il 7 luglio il Parlamento italiano deve recepire le quattro direttive europee del “Pacchetto Economia Circolare”. Entro il 2025 si dovrà riciclare – non solo differenziare – almeno il 55% dei rifiuti urbani e il 65% degli imballaggi. Come pensano di fare?             

 


TARIFFA MEDIA PER FAMIGLIA    


Treviso – Cons. Priula 194 € 
Nord 271 €
Centro 353 € 
Sud 363 €

Fonte Contarina Spa – Green Book 2018

 


STOP INCENERITORI 

A luglio dovrebbe arrivare la decisione dei giudici amministrativi sulla nuova ondata di inceneritori in Italia prevista con il decreto cosiddetto “Sblocca Italia” del febbraio 2016 e dal decreto attuativo firmato il 10 agosto seguente dall'allora premier Matteo Renzi con il Ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti e il sottosegretario Claudio De Vincenti. Oltre a grosse storture giuridiche e procedurali, la manovra prevede: altri 8 inceneritori (all'inizio ne volevano 19), aumentare di quasi la metà le tonnellate da bruciare ogni anno nel nostro Paese, bruciando il 10% di materiali provenienti dalla raccolta differenziata. Tutto senza verificare quanto farebbero male alla salute e all'ambiente e senza coinvolgere enti locali e cittadini, come richiesta dalla legge. Il caso è stato denunciato al Tribunale amministrativo del Lazio da varie associazioni del Movimento Legge Rifiuti Zero per l'Economia Circolare. I giudici del Tar hanno inviato la causa alla Corte di Giustizia Europea, che ha bocciato l'operazione perché non prevede l'obbligatoria Valutazione ambientale strategica. La Corte UE ha rispedito il caso al Tar per la decisione definitiva. La sentenza, prevista per il 22 aprile scorso, è stata rinviata al 20 luglio. «La Corte di Giustizia Europea ha anche rilevato il contrasto con la Direttiva 98/2008 poi sostituita dalla 851 del 2018 sull'economia circolare che finalmente riconosce in parte la prevalenza del recupero di materia (quindi il riciclaggio) sul recupero di energia – aggiunge Massimo Piras, coordinatore del Movimento Legge Rifiuti Zero -. Intanto la nostra legge per rifiuti zero, che prevede anche una moratoria per fermare la costruzione degli inceritori, dal 2013 è ferma in Parlamento. La normativa UE dice che il recupero di energia non è economia circolare, ma una forma anticipata di smaltimento. Entro luglio tutto ciò deve essere recepito in Italia e diventare legge nazionale». 

 


L’OMS METTE IN GUARDIA SUGLI INCENERITORI

L’Organizzazione mondiale della sanità sollecita i governi di tutto il mondo a ridurre l’inquinamento dell’aria. Tra le prime tre priorità per limitare questa strage, l’Oms mette la corretta gestione dei rifiuti (innanzitutto controllo e forte limitazione dei gas da discariche, inceneritori e roghi), dopo la gestione sostenibile dei trasporti e la riduzione delle emissioni di industrie e centrali energetiche. “Ci sono alternative possibili e a basso costo all'incenerimento dei rifiuti solidi - dice l’Oms - quando è inevitabile, allora le tecnologie di combustione devono essere attuate con severi controlli delle emissioni”. L’Oms stima che diminuendo il livello del particolato Pm10, si potrebbe ridurre la mortalità nelle città inquinate del 15% all’anno. Negli inceneritori le altissime temperature riducono sì le diossine, ma producono polveri molto più fini, con terribili nano-particelle. Veleni ancora più piccoli e più insidiosi, capaci di entrare fin nel nostro Dna e peggiori delle Pm10 che causano il blocco del traffico nelle grandi città. L'Italia è il Paese europeo con più morti premature causate dalle Pm 2,5 (più sottili delle Pm10): 46.500 decessi solo nel 2016 e una perdita economica di oltre 20 milioni di euro.

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