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Due anni in uno

Non dimentichiamo ciò che è stato e ciò che siamo diventati

Gio 02 Lug 2020 | di Angela Iantosca | Editoriale

Non so voi, ma la sensazione è quella di un prima e un dopo. Qualcosa di più grande di noi, simile al vento, ha mischiato le carte sul tavolo, ha cancellato le certezze, lasciandoci senza parole a osservare i fuscelli che siamo, creando uno spartiacque tra quello che eravamo e quello che saremo. 

C’erano le corse, i progetti, gli impegni, le presentazioni, il calendario fitto di appuntamenti fino a settembre. Poi c’è stato il silenzio, l’immobilismo, l’assenza di programmi, la necessità di cogliere il tempo concesso come occasione per ripensare tutto e per tornare a ciò che eravamo cambiati, con nuove consapevolezze, nuovi progetti, ritmi diversi. 

C’è stato il distanziamento sociale, le file al supermercato, i canti sui balconi e le bandiere e poi l’andrà tutto bene. E anche il desiderio della terra, di sapori e tempi nuovi. E poi il lavoro da casa, lo studio a casa, le scuole chiuse, gli uffici chiusi, i negozi chiusi. Un silenzio surreale, a volte pesante, che è stato avvertito soprattutto in città, dove tutto ha assunto colori più grigi, ma dove anche la solidarietà ha mostrato il suo volto migliore… 

E ora che (speriamo) è tutto finito, tornare alle cose di sempre non è semplice e neanche giusto. Non lo è per chi non c’è più, per quegli eroi che hanno fatto la differenza, per chi ha perso il lavoro, per chi ha dovuto chiedere aiuto. 
Allora, se vogliamo dare un senso a ciò che è stato, proviamo a non dimenticare anche quei nuovi noi che, in questo periodo, abbiamo scoperto di poter essere. 

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