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RITORNO AL PASSATO

Meno traffico, meno gente e vacanze che hanno il sapore del 1950

Gio 02 Lug 2020 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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In un attimo ci siamo ritrovati negli anni ‘50. Non solo perché c’è meno traffico, strade meno intasate, perfino un’apparente cortesia per strada. Solo che all’epoca la gente si scansava per lasciarti il passo per educazione, ora perché teme che tu sia infetto. Ma non stiamo a sottilizzare e godiamocelo finché dura. Perfino sulla metropolitana di Roma è accaduto il miracolo: ora chi deve salire non ti ricaccia indietro a spintoni mentre cerchi di scendere.

Peccato per alcuni sgradevoli effetti collaterali, tipo l’estinzione della scuola. Davvero è andato tutto bene? Riaprono i parchi giochi, le sale biliardo, gli stadi, ma le classi restano sigillate. All’inizio noi genitori lavoranti ce la siamo goduta, specie quelli che avevano figli adolescenti, quell’età in cui pur di non stare a casa sei disposto a vagare nella pioggia senza ombrello. Con il tempo la cosa è diventata un po’ faticosa, soprattutto per chi ha figli che la scuola ha abbandonato, negando o riducendo al minimo le lezioni on line. Basta guardare al numero enorme di articoli usciti in Rete nell’ultimo periodo, che ruotano intorno all’argomento “Consigli per la convivenza forzata tra genitori e figli”.

Eppure c’è una ricerca dell’Asp di Ragusa secondo cui il lockdown ha decisamente migliorato il rapporto tra genitori e figli. Al sondaggio, l’81% dei genitori intervistati ha spiegato di essere contento di aver recuperato centralità nel ruolo di educatore dei figli. Il punto è che non ci accontentiamo di assistere alla crescita dei nostri figli, cercando di fornirgli gli strumenti necessari a compiere l’impresa. Vogliamo un posto da abbonati in prima fila. Anzi, vogliamo proprio salire sul palco. Il fatto che il palco dei figli si fosse ristretto alla sola casa, durante il lockdown, all’inizio ci ha resi più protagonisti. Ma la nostra tendenza a partecipare in tutto alla vita dei figli si è ritorta contro di noi. Da chi andavano quando non avevano niente da fare? E così pian piano, per molti, la simbiosi è diventata un po’ soffocante. E pensare che da piccoli, giocavamo nelle nostre stanze come se fossero un reame tutto nostro. I genitori intervenivano solo se sentivano rumori anomali o urla causate da feroci litigi tra fratelli.
Il risultato di questo ritorno al passato è curioso: sento parecchi amici che, impossibilitati a fare i consueti viaggi all’estero o le vacanze in qualche amena località di mare italiana, hanno prenotata la classica villeggiatura. Intere settimane, anche un mese, in una casa in qualche posto tranquillo. Non si sentiva da un po’. E poiché la scuola ormai è una variabile imprevedibile, c’è anche chi si è organizzato con il “deposito” dei figli dai nonni. Chi riprende a lavorare spesso non ha altra scelta e conosco qualcuno che li lascerà a casa dei nonni a centinaia di chilometri di distanza per un mese intero. Una separazione che pareva inimmaginabile fino a poco tempo fa, giustificata anche dal fatto che bisogna lavorare ed è dura se non c’è una rete di sostegno. Sì, è vero, l’esperienza di quarantena con i figli ci ha anche fatto avvicinare. Ma un po’ di distanza riaccende l’amore, no?

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