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Nicole Kidman: Potere alle donne

Nonostante i ruoli da donna glaciale, nella realtà Nicole Kidman è una a cui piace il lavoro di squadra. Punta sugli emergenti e fa il tifo per le colleghe. Le figlie, invece, la vogliono supercattiva

Gio 02 Lug 2020 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Nicole Kidman è una donna pratica, parla con i fatti invece che con i proclami. Diretta, precisa e aggraziata: va dritta al punto, ma con eleganza, senza il minimo accenno di retorica. Ecco perché parlarle diventa una fonte d’ispirazione. Soprattutto negli ultimi anni, quando si è votata a ruoli di spessore a favore dei più deboli. Non sopporta le ingiustizie e mette la sua arte a disposizione per far avere voce a chi non ce l’ha. Nell’ultimo progetto, il film sul #metoo, “Bombshell” (su Amazon Prime Video), si affianca a Margot Robbie e Charlize Theron per raccontare una storia vera e mostrare come la solidarietà al femminile porti davvero lontano. Precedentemente, invece, ha messo in scena il bestseller “Il Cardellino” del premio Pulitzer Donna Tartt, rivelando la sua più grande passione.

È un’avida lettrice?
«Sì, da sempre, amo i grandi classici russi ed è merito loro se sono diventata attrice. Non mi basta una vita intera per interpretare tutti i personaggi che ho amato nei romanzi, ma il bello è che puoi crearteli con la fantasia e plasmarli come preferisci». 

Interpretare una scrittrice, Virginia Woolf, le ha regalato l’Oscar. E ora la letteratura ritorna nell’adattamento del bestseller “Il cardellino”. Cosa la affascina di queste sfide?
«Nel caso de “Il Cardellino” più che preoccuparmi della fedeltà dell’adattamento ho avuto difficoltà nello stare ferma. Fisicamente. Interpreto una donna che a stento dice una parola, ma che ha un sottotesto di emozioni da esprimere senza usare il supporto della voce, il che richiede per me uno sforzo immenso. D’altro canto però adoro i set silenziosi e questo era davvero rilassante». 

Per Sofia Coppola ha dato il volto alla severa preside di un collegio al femminile ne “L’inganno”. Anche in questo caso ha ricoperto un ruolo “materno”, ma con rigore. Le appartiene questa rigidità?
«Non sta mai a me giudicare i miei personaggi, ma per me si tratta di una figura di riferimento che vuole proteggere queste ragazze dai pericoli della vita. Lei è un compasso morale, che alterna il calore materno al rigore da mentore. La verità è che le donne possono farcela tranquillamente da sole, a dispetto di quanto si sia pensato per secoli».

Viste le disuguaglianze di genere, si sente orgogliosa di essere diretta da una donna?
«Noi donne dobbiamo supportarci a vicenda e fare squadra. Abbiamo bisogno di storie di spessore, per cambiare il modo con cui il mondo ci guarda. E sono orgogliosa che con l’avanzare dell’età non diminuisca il mio coinvolgimento nello showbusiness, vuol dire che queste opportunità esistono e stiamo rompendo dei tabù verso il genere femminile. Io, ad esempio, mi sento come una ventunenne che si affaccia adesso al mondo dello spettacolo. Quindi voglio correre dei rischi, sentirmi coraggiosa, aperta alle sfide e pronta a dare il mio appoggio anche a registi alle prime armi».
 
Da madre, può immaginare il dolore subìto dal suo personaggio quando il figlio le annuncia di essere gay e il marito lo manda in un centro di rieducazione? E questa è una storia vera e lei ha conosciuto, Martha, la protagonista.
«Martha è stata molto aperta con me per raccontare un pezzo della sua vita: è una cosa grande da chiedere a qualcuno ed è stata molto generosa. È lei il collante che mantiene unita la famiglia e credo davvero che questo film possa salvare molte vite e se riuscisse a farlo anche con una sola persona… beh, allora abbiamo raggiunto il nostro scopo».

Cosa le ha insegnato la maternità?
«Guardo sempre il lato positivo delle cose. Certo, a volte sbaglio, ma fa parte di questo mestiere e cerco di mostrare alle mie figlie che non sono perfetta o infallibile. Se cadi e ti sbucci le ginocchia, devi rialzarti, anche se fa male e ti viene da piangere, non mollare. Quando capisci che la vita è un viaggio sulle montagne russe e che ci sono gli alti e i bassi allora sei in pace con tutto». 

Le sue figlie guardano i suoi film?
«Se posso lo evito, perché voglio tenere la vita domestica separata da quella creativa, anche se alcune volte scelgo un copione per loro e me le porto sul set, come “Paddington”: erano felicissime che facessi la cattiva. Di solito, invece, sono concentrate sulle loro di vite e capiscono poco del lavoro mio e di mio marito». 

Come vi organizzate con i vari set in giro per il mondo?
«Ci sediamo a tavolino e confrontiamo le agende cercando di far quadrare gli impegni. Fare il genitore è un altro lavoro e noi vogliamo che le nostre figlie abbiano una vita il più semplice e tranquilla possibile».
 
Alla loro età era già patita di cinema?
«In Australia non sono cresciuta andando al cinema quando ero piccola, ma da adolescente facevo sega a scuola, prendevo il treno e andavo nella città più grande e m’immergevo in questa incredibile avventura. La magia della sala e di essere trasportata altrove mi ha fatto capire che avrei amato per sempre quella sensazione. E ancora oggi quella passione mi accompagna e mi aiuta a superare ogni limite, mi rende migliore».

Che consiglio darebbe ad un’attrice alle prime armi?
«Scopri chi sei, trova la tua voce, non imitare nessun altro e aggrappati a quella verità dentro di te perché sarà l’unico spazio a tenerti al sicuro, affidati a mentori di cui ti fidi, che ti proteggano e ti guidino.» 

Hollywood è davvero spietato come si dice?
«In questo lavoro si corrono dei rischi e quindi si sbaglia. Io di errori ne ho fatti tanti, ma comunque non vorrei sapere in anticipo come andrà un progetto. Se conoscessi il futuro sarebbe tutto troppo facile».

Ultimamente sceglie progetti piccoli piuttosto che blockbuster, quando ha raggiunto questa consapevolezza?
«Alcune storie devono essere raccontate, ne vale la pena, e se per farlo bisogna ridursi il cachet io ci sto. Per fortuna, anche senza marketing e pubblicità, abbiamo avuto la possibilità di mostrare questi film al pubblico nei festival, che restano un grande veicolo di cultura».

In “Bombshell” interpreta una ex Miss America che fa la conduttrice TV e rischia tutto per accusare di molestie il capo del canale. Le è sembrato più un documentario che un’opera di finzione?
«In effetti è davvero impressionante come questo film catturi un momento-chiave dell’attualità che ha innescato cambiamenti globali. E mi piace che la prospettiva sia tutta al femminile e metta insieme intrattenimento e messaggi sociali, mostrando i rischi a cui si deve andare incontro se si vuole interrompere una spirale di abuso di potere. Mi auguro che qualche donna là fuori vedendo il film arrivi a pensare: “Basta subire, mi riprendo la mia voce, che merita di essere ascoltata e creduta”».

Lei si occupa anche di associazioni umanitarie. Non sarà mica Wonder Woman? Come trova le energie di far tutto? Ci dica almeno un difetto, altrimenti dubiteremo che sia umana…
«La mia ultima battaglia personale è sul minimalismo, sto cercando di distaccarmi dalle cose perché sono una che non butta niente. Pensa che mia figlia dorme tutte le notti con un giocattolo che aveva mio marito da piccolo e ora ha deciso di darlo ai suoi bambini quando ne avrà, ma è talmente malridotto! Dubito che duri tanto a lungo…». 




A VOCE ALTA

 
L’attrice Premio Oscar Nicole Mary Kidman (1967), è un’autentica forza della natura che ha deciso di utilizzare la propria notorietà a favore di storie intime piuttosto che blockbuster. Il recente cambio di rotta, dovuta anche al suo impegno come produttore cinematografico, si nota scorrendo gli ultimi titoli, a partire da “Bombshell”, ambientato nell’era del #metoo e disponibile su Amazon Prime Video. In “Lion” parla di adozioni con Dev Patel, in “Boy Erased” di rieducazione di genere con Russell Crowe mentre ne “Il Cardellino”, presentato all’ultimo Toronto International Film Festival e ora disponibile in versione home video per Warner Bros, ha messo in scena un capolavoro letterario. Non a caso è stata proprio una penna brillante, il ritratto di Virginia Woolf in “The Hours”, a regalarle l’Academy Award. In TV con “Big Little Lies” ha messo in scena le violenze domestiche e l’ipocrisia che si cela dietro una borghesia perbenista. L’ex moglie di Tom Cruise non rimpiange certo gli esordi brillanti accanto al divo, in “Giorni di tuono”, “Cuori ribelli” e “Eyes Wide Shut”, ma si vede chiaramente la traiettoria che la sua carriera sta prendendo. Dal musical con “Moulin Rouge!” (il cui ruolo è stato anche immortalato in un francobollo australiano) al cinecomic con “Batman forever”, dal fantasy con “Amori & Incantesimi” al dramma “La macchia umana”, ha sempre spaziato tra vari generi. Versatile tra grande e piccolo schermo, è passata dal teatro agli spot (come quello di Chanel n.5 per Baz Luhrmann con Rodrigo Santoro). Dal 2006 è sposata con il cantante Keith Urban, dal quale ha due figlie, Sunday Rose e Faith Margaret (nata da madre surrogata). 

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