acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri Speciale Cannes

Io, prima Palombaro della Marina

Chiara Giamundo, 23 anni di Tarquinia, a febbraio 2020 Ŕ diventata il primo Palombaro donna nella storia della Marina Militare italiana

Gio 02 Lug 2020 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
Foto di 3

Ci sono donne capaci di entrare nella storia. Perché speciali, perché le prime; prime tra tante, le prime di sempre. È il caso della giovanissima Chiara Giamundo, capace di dimostrare al mondo intero che anche una donna può indossare l’ambito basco del GOS, il gruppo operativo subacquei della Marina Militare. Chiara a 23 anni è il primo Palombaro donna della Marina Militare italiana.

Palombara o donna Palombaro?  
«Sono un Palombaro della Marina, anche perché col termine “palombara” è identificata un’imbarcazione, anche bruttina, utilizzata per il supporto alle immersioni. A parte gli scherzi, oltre ad essere corretto dal punto di vista linguistico, è bellissimo sentirsi uguali agli altri!».

Ha appena 23 anni. Perché ha scelto di entrare a far parte di un corpo militare? 
«Per il significato intrinseco che ha la divisa: indossarla ti fa sentire parte di un gruppo di persone, che, come te, si mette a disposizione del Paese per quel sentimento che unisce tutti, che è comunemente chiamato Patria. Un sogno maturato in tenera età grazie al nuoto, praticato a livello agonistico, che mi ha insegnato la disciplina ed il rispetto delle regole, avvicinandomi alla scelta di entrare in  Marina».

Aveva 5 anni quando ha mosso le prime bracciate in piscina. Quando ha capito che quell’elemento, l’acqua, avrebbe avuto un ruolo così importante nella sua vita?
«Fin da subito: ricordo la mia prima lezione di nuoto dove per me tutto era nuovo, ma familiare, come se già mi appartenesse. Crescendo, l’ho amata sempre di più, facendola diventare, infine, il perno della mia vita».

È campionessa regionale di nuoto, con eccellenti risultati anche a livello nazionale. Perché non ha continuato a gareggiare? 
«La mia vita era improntata tutta sullo sport, ma, diventata grande, ho dovuto scegliere tra il continuare a gareggiare oppure tentare di fare della mia passione un mestiere. A malincuore ho lasciato casa e la mia società sportiva per andare incontro al sogno di entrare in Marina e diventare una professionista del mare. Oggi, col senno del poi, posso dire di aver fatto la scelta giusta».

Che effetto le fa sapere di essere l’unica donna Palombaro? 
«Sono orgogliosa, fiera di essere la prima donna Palombaro della Marina Militare. Non ho mai pensato di essere un unicum della componente dei subacquei, perché ho avuto la fortuna di incontrare un gruppo di persone che non mi ha mai fatto sentire diversa o mi ha fatto pesare il fatto di essere una donna. Parlo degli istruttori della Scuola Subacquei di Comsubin, dei miei compagni di corso, i miei fratelli, con i quali ho trascorso un anno ricco di fatiche e di emozioni, che mi è servito a capire quali fossero i miei limiti, imparando a superarli».

Qual è la sua giornata tipo? 
«La mia giornata inizia la mattina presto con un’ora di attività fisica. Dopo ho circa una mezz’ora per lavarmi, indossare la divisa e mangiare qualcosa al volo, per poi andare al Gruppo Operativo Subacquei (G.O.S.) di Comsubin. Lì partecipo all’assemblea dei Palombari, dove a ciascuno di noi è affidato un incarico nell’ambito delle diverse attività svolte dal Reparto. Posso far parte del team di operatori che s’immerge per esercitarsi, svolgere un lavoro subacqueo o supportare in mare le immersioni degli altri. Manteniamo il nostro addestramento per poter intervenire nelle diverse missioni alle quali il G.O.S. è chiamato ad operare».  

Quali sono i compiti, oggi, dei Palombari? 
«Il Palombaro è un professionista della Marina Militare, preparato ed addestrato per effettuare la bonifica degli ordigni esplosivi rinvenuti in contesti marittimi e subacquei (nel 2019 i Palombari di Comsubin hanno neutralizzato oltre 72.000 ordigni esplosivi residuati bellici - ndr), soccorrere gli equipaggi dei sommergibili in difficoltà, fino alla profondità di 300 metri, capacità operativa che può essere messa in atto, provvedendo all’estrazione dal battello dei naufraghi attraverso particolari apparecchiature subacquee, oppure paracadutandosi nell’area del sinistro marittimo; per realizzare un campo base autogonfiabile, che consenta di prestare soccorso a coloro che, in emergenza, effettuino la fuoriuscita individuale dal sommergibile; per condurre qualsiasi operazione subacquea, anche in alto fondale, come è successo nel caso degli interventi dopo il naufragio del Costa Concordia o dopo il crollo della torre piloti del porto di Genova».

I pregiudizi di genere come si superano? 
«Si trovano in tutti i contesti, a prescindere dal sesso. L’ambiente in cui sono arrivata mi ha permesso di imparare a mettere in discussione me stessa, piuttosto che gli altri. Non è stata cosa semplice, soprattutto per la mia emotività, che a volte usciva fuori un po’ troppo, ma iniziando a vivere il senso d’appartenenza alla categoria, quello che noi militari chiamiamo lo “spirito di corpo”, ho capito qual era la strada da seguire». 

Come ha fatto a superare la prova come l’uso dello scafandro e i test di orientamento al buio?
«Ogni prova del corso apparentemente è realizzata per metterti in difficoltà. Lì per lì ti trovi di fronte ad un muro insormontabile, poi ascoltando le indicazioni degli istruttori e avendo il giusto l’approccio mentale scopri che tutto è superabile. La didattica alla base del corso ordinario Palombari è stata studiata per selezionare le persone che, oltre all’acquaticità, abbiano proprio questo atteggiamento. Così tutto diventa fattibile, anche immergersi col pesante scafandro o svolgere attività lavorativa subacquee anche al buio». 

Cosa ha pensato quando, durante una esercitazione, di punto in bianco l’istruttore le ha tolto maschera ed erogatore?
«Ho pensato subito che si trattasse di una prova, ho mantenuto la calma e ho attuato le procedure che mi hanno insegnato. Come dicevo prima, è la testa che conta, se si è tranquilli ed addestrati tutto è superabile». 

Attacchi di panico: sott’acqua, dentro uno scafandro, non ci sono grosse vie di fuga. 
«Non so bene cosa sia un attacco di panico e, grazie a Dio, penso di non averne mai avuti.  Tuttavia, fa sempre uno strano effetto trovarsi sott’acqua chiusi all’interno di uno scafandro, anche se la cosa, oltre all’emozione iniziale, non mi ha mai impedito di portare a termine i miei compiti. Se posso dire una cosa al femminile, immergersi così è il modo più romantico che conosca per andare sottacqua».

Il sindaco di Tarquinia Matteo Cozzani le ha consegnato il “Premio Porto Venere Donna”. Cosa ha significato per lei?
«È stato eccezionale ricevere il premio “Le nuove conquiste delle donne”, che rappresenta un bel punto di arrivo sia per me, sia per tutte le donne che ho l’onore di rappresentare. Ringrazio il Sindaco e la Consulta Provinciale Femminile della Spezia che mi hanno voluta onorare di questo importante riconoscimento».

Nei mesi di “reclusione” che abbiamo vissuto, lei di cosa si è occupata? 
«I Palombari, benché abbiano continuato ad assicurare il loro intervento nell’ambito delle attività di bonifica degli ordigni esplosivi in favore della pubblica incolumità, hanno ridotto le attività per adeguarsi alle disposizioni tese a limitare gli assembramenti di persone. È stata attuata una turnazione, che limita il numero di persone che contemporaneamente si possano trovare al Reparto. Mi trovo a casa e, oltre a mantenermi allenata, mi godo la famiglia nella speranza che questa situazione finisca il prima possibile».

Cosa vuole fare da grande?
«Personalmente spero di avere al momento giusto una famiglia.  Per quanto riguarda la mia professione, mi impegnerò al massimo per conseguire un grado più elevato e acquisire nuovi brevetti che mi consentano di lavorare a profondità più elevate e, magari, diventare un pilota dell’A.D.S. (Atmospheric Diving System), un moderno scafandro rigido antropomorfo che permette di operare fino alla profondità di 300 metri». 


 


20 anni in acqua
Chiara Giamundo, 23 anni, è originaria di Tarquinia. Già campionessa regionale di nuoto, con eccellenti risultati anche a livello nazionale, due anni fa è entrata nella Marina militare, accedendo alla Scuola Subacquei del Comsubin. A febbraio è diventata il primo Palombaro donna della Marina italiana. 

Condividi su: