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L’america come un quadro degli anni ‘30

La politologa Arianna Farinelli con il suo primo romanzo fotografa giŕ nel titolo il clima che si respira negli Stati Uniti, dove vive da 20 anni

Gio 02 Lug 2020 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 6

Il suo primo romanzo è stato inserito nella collana diretta per Bompiani da Roberto Saviano, Munizioni, “perché parla di temi sociali e lo fa attraverso la letteratura”. Lei è Arianna Farinelli, politologa che dal 2001 vive negli Stati Uniti e dal 2010 insegna al Baruch College della City University of New York. A gennaio ha pubblicato “Gotico americano”, un libro che ci fa comprendere già nel titolo il clima che si respira in America: ed è solo il primo di una trilogia, della quale sta scrivendo il secondo capitolo. 

«Gotico Americano è il titolo di un quadro di Grant Wood degli anni Trenta. Il dipinto raffigura una coppia di persone, un uomo e una donna, non più giovani, bianche, vestite con abiti coloniali, di fronte ad una casa che sembra una chiesa (lo stile architettonico si chiama proprio “gotico americano”). L’uomo stringe in mano un forcone quasi a voler difendere la sua casa. La donna ha uno sguardo tra lo spaventato e il minaccioso. Il protagonista del mio romanzo è un ragazzo afroamericano convertito all’Islam. Lui dice “l’America di oggi è ancora come nel quadro di Gran Wood, Gotico Americano: facce bianche di vecchi impauriti che pensano di difendere il loro mondo con un forcone, ma il loro mondo già non esiste più”. Ciò che i bianchi in questo Paese cercano di difendere è il loro privilegio. In realtà l’America è già cambiata. I bianchi presto non saranno più maggioranza nel Paese, ma la più grande delle minoranze. Questo li spaventa e li porta a reagire cercandosi un nemico comune. Il nemico crea identità e unità. Questi sono gli americani bianchi che hanno votato Trump alle elezioni del 2016, l’anno in cui è ambientato il mio romanzo». 
 
Com’è cambiata l’America da quando è andata a vivere lì?
«Ho vissuto l’11 settembre, l’invasione dell’Iraq, la crisi finanziaria del 2008, l’elezione di Trump e ora la pandemia e le proteste razziali. Negli ultimi quattro anni il Paese è diventato ancora più polarizzato. La divisione è generazionale (vecchi contro giovani), razziale (bianchi contro minoranze), geografica (le coste dove si trovano New York e Los Angeles contro gli stati interni e quelli del sud), politica e culturale. Le tensioni razziali e le disuguaglianze economiche però non erano sparite neppure negli anni di Obama. Forse per questo nel 2016 molti afroamericani disillusi e non convinti dalla candidatura di Hillary Clinton non andarono a votare. La libertà in America è ancora tutta da conquistare per alcuni gruppi etnici. Come diceva lo scrittore James Baldwin negli anni Sessanta “noi non saremo mai liberi finché loro non saranno liberi”. Se questo Paese vuole uscire dalla pandemia e dalla crisi economica, a causa della quale 40 milioni di persone hanno perso il lavoro, potrà farlo solo mettendo mano alle disuguaglianze economiche e alle enormi sacche di povertà che l’arrivo del virus ha reso ancora più profonde». 

Cambierà qualcosa dopo le proteste dei mesi scorsi?
«Non so se dopo le proteste le cose cambieranno davvero. Me lo auguro. La rabbia non è di oggi. È antica di 400 anni. Gli afroamericani sono passati attraverso 250 anni di schiavitù, 90 anni di segregazioni e poi incarcerazione di massa e brutalità della polizia. Durante la pandemia si sono ammalati tre volte di più dei bianchi, in alcune città sono il 50% dei morti. Hanno perso il lavoro, l’assicurazione sanitaria e hanno fame. I loro figli vengono nutriti dalle mense scolastiche rimaste aperte. A luglio finiranno i sussidi di disoccupazione e il blocco agli sfratti, la situazione economica è destinata a peggiorare. E questo, non bisogna dimenticarlo, è un anno elettorale. Trump ha detto: «Io sono il presidente della legge e dell’ordine». E ha dato ordine all’esercito di intervenire per reprimere la protesta. Attorno a questo si giocano le prossime elezioni».

La pandemia cosa sta facendo emergere a livello mondiale?
«La pandemia cambia la geopolitica. Le relazioni tra Cina e America sono anche più tese di prima. C’è disinformazione che arriva da ogni dove, soprattutto quella riguardante l’origine del virus. Spero che queste tensioni vadano a scemare: per sconfiggere il virus e superare la crisi c’è bisogno di cooperazione tra gli stati».

E alle donne cosa è successo in questa pandemia?
«Le donne sono state maggiormente penalizzate dalla pandemia. Hanno perso il lavoro o dovuto rinunciare al lavoro per stare con i figli a casa da scuola. Si sono prese cura della famiglia, figli e anziani. Sono spesso operatrici sanitarie e lavoratrici essenziali. Sia in Italia che in America si prendono cura della famiglia quasi completamente da sole. Allo stesso tempo sono state escluse dal processo decisionale che riguarda la riapertura economica. Senza le donne è impossibile ripartire».                                        

 


L’inizio della trilogia
Arianna Farinelli è nata a Roma nel 1975. Dal 2001 vive negli Stati Uniti. Nel 2009 ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze politiche e dal 2010 insegna al Baruch College della City University of New York. “Gotico americano” (Bompiani) è il suo primo romanzo, al quale ne seguiranno altri due. 

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